Sarebbe troppo semplice rispondere a chi, mentre noi per il bene del paese invitavamo a dare l’incarico a Mario Draghi di formare un governo di solidarietà nazionale, ci invitava ad investire sul PD, che avevamo ragione noi. Il PD, per dirlo con le parole di Cacciari, è morto e prima lo si seppellisce meglio è. Il PD è morto già alla nascita perché un progetto velleitario di fusione di culture diverse si basava su due presupposti storici falsi entrambi. Il primo era che mettendo insieme la Margherita e i DS, cioè gli eredi di due fallimenti, con altre culture potesse nascere un soggetto che esprimeva una cultura egemone del pensiero riformista e una cultura di governo dell’interesse generale del paese. La DC era fallita perché la sua natura di partito corporativo, interclassista , assistenziale la rendeva incapace di uscire dalle politiche clientelari e parassitarie. Un partito diviso in correnti, di gestione del potere che crollò sotto i colpi di Mani pulite. Il PCI finito con la disfatta del comunismo sovietico, incapace di risolvere sia i problemi dello sviluppo economico sia i problemi della libertà e della democrazia. Il PCI si trasformò in PDS con un’operazione di riciclaggio politico senza autocritica e senza una visione del nuovo che maturava nel paese e nel mondo. E così confusero il nuovo col giovane, ma dando il comando agli stessi dirigenti come Veltroni e D’Alema che si emozionavano ai funerali di Togliatti, abituati al centralismo democratico e all’egemonia culturale piuttosto che al pluralismo e alla dialettica politica. Di fallimento in fallimento, si arrivò al PD dove non si impostò una visione più moderna della politica, ma le caratteristiche propagandate furono la vocazione bipolare da contrapporre alla destra populista di Berlusconi.

Sarebbe troppo semplice dire che io, fin dalla nascita del PD scrissi in un libro che mettere insieme 5 culture riformiste o riformatrici, non avrebbe portato ad un rafforzamento di una cultura di governo dell’ interesse generale, come prevede la Repubblica che è un patto sociale che unisce il paese, ma avrebbe portato, nel medio periodo, a seccare le radici del riformismo italiano, perché non più alimentato da una dialettica democratica e pluralista, ma da una concezione egemonica di potere nella quale avrebbe dominato il correntismo e i capi corrente. Del resto, il PD ha ereditato le seconde e terze file di partiti abituati a ricercare un potere clientelare in un sistema proporzionale che esaltava il confronto di visioni sul sistema paese. In un sistema maggioritario dove lo scopo è conquistare il potere con un voto in più degli altri, è evidente che le promesse clientelari, il corporativismo, l’assistenzialismo, la spaccatura del paese, il demone di turno da colpire, diventano la missione prevalente, rispetto ai valori ideali, ed istituzionali della Repubblica e cioè quelli di un patto sociale di governo dell’interesse generale.

Il riciclaggio senza autocritica trasforma un gruppo dirigente di capetti di corrente in un partito che ha un unico scopo la gestione del potere perché quello è ciò che consente loro di spartire qualcosa coi fedelissimi. Non esistono più visioni ideali, solo slogan in uno scontro perenne destra sinistra che si disputano le spoglie del paese. Questo è il PD di oggi e non mi interessa nemmeno smentire coloro che per anni hanno sostenuto che il PD è il soggetto di equilibrio del sistema democratico perché l’equilibrio di un sistema democratico può essere determinato solo dalla capacità di governare al meglio il paese con una alta mediazione politica, intesa come Spadolini la intendeva e cioè un centro di governo autonomo da destra e sinistra in grado di fare la sintesi politica e di governo del possibile, con quel pragmatismo innervato di valori etici e morali che trasformano innovando e gestendo l’interesse generale e non l’interesse particolare di una parte.

Se l’equilibrio democratico, invece, diventa un centro di interlocuzione del potere dove la praticità, il compromesso clientelare, l’assistenzialismo  prevalgono, il centro che fa il pendolo fra destra e sinistra per stare comunque sempre al governo, diventa non l’equilibrio della stabilità riformatrice del paese ma il fulcro di una politica conservatrice e deleteria per il paese. E’ il ruolo che hanno giocato nel tempo la DC interclassista che serviva gli interessi particolari cambiando spesso presidente del consiglio per soddisfare gli equilibri interni e le esigenze delle corporazioni; è stato il ruolo esercitato dal PSI con l’area di influenza laica e socialista che non piaceva a Ugo La Malfa e che Scalfari chiamò la strategia del signore di Radicofani che si faceva pagare il pedaggio per avere la strada sgombra. E’ stato il ruolo del PD di cui si vergogna Zingaretti che deve trovare un nemico, che spacca il paese in due schieramenti precostituiti, che fa promesse che poi disattende, che è costretto a governare coi demoni del passato, che non si rende conto della gravità della condizione del paese e ha un gruppo dirigente in parte accontentato con incarichi europei, in incarichi ministeriali e di sottosegretari che litiga per averne altri. Non ha una visione della società, di come trasformarla, di come soddisfare i bisogni individuali in un meccanismo di sviluppo e una politica di governo dell’interesse generale ma riduce tutto a scontro interno, alla paralisi, ai veti, e la dialettica diventa scontro dove chi perde è costretto ad andarsene.

In quel modello di equilibrio non abbiamo nulla da investire, anzi, speriamo che sia superato subito. Noi siamo consapevoli che occorre aiutare il governo Draghi a vincere le emergenze sanitaria, economica e sociale e crediamo che sia dovere di tutti aiutare con proposte il governo. Nessuno si illuda che finita l’emergenza tutto possa ricominciare come prima con un bipolarismo di potere in cui populismi e sovranismi di destra e di sinistra diventano determinanti a discapito dell’interesse generale del paese. C’è chi lo ha capito e si trasforma e chi invece ha tentato la difesa di un modello fallimentare, il Conte 2 più del Conte 1, fino all’ultimo, scadendo nel mercato delle vacche e nel gruppo interparlamentare per significare la continuità del governo Conte 2. Cioè la certificazione di un fallimento che si consegna al futuro del paese.

Del resto, quando si dice che il sistema bipolare semplifica e garantisce la stabilità si persiste nelle fandonie e nel sistema che ha portato ad un trasformismo di un terzo dei parlamentari, e ad un concetto di stabilità che è basato sulla durata piuttosto che sul buon governo. La stabilità o è il frutto di una governabilità meritoria capace di affrontare e risolvere i problemi, oppure se rinvia, fa compromessi perenni o promesse inevase è un patto di puro potere di cui l’interesse del paese si deve liberare. Se poi, guardiamo ai paesi stabili, la Germania, Repubblica parlamentare con sistema proporzionale, è quella che è più stabile avendo il meccanismo della sfiducia costruttiva che impedisce di fatto le tensioni continue.

Noi vogliamo aiutare Draghi, a dare continuità al buon governo, alla concezione di un’Europa solidale, ad un’appartenenza ai valori atlantici ed occidentali creando un soggetto autonomo da destra e sinistra che metta insieme tutte le culture laiche, repubblicane, radicali, azioniste, liberaldemocratiche e che rafforzi la Repubblica e i suoi valori e il significato fondante dell’unità territoriale e sociale.

Concentriamo i nostri sforzi su questo, noi abbiamo 126 anni di storia da mettere in campo, una cultura che ci consente, credendo nel sapere dell’Umanità e della conoscenza, di creare la molla sempre attuale del rinnovamento delle società. Crediamo nel merito e nelle politiche di investimento infrastrutturali per creare un paese moderno e un sistema paese moderno per i cittadini e per le imprese che le renda competitive. Investiamo su questo non su politiche di schieramento che possiamo percorrere solo sulla base di programmi di governo. Dedichiamoci a questo con  chi ci sta senza l’ansia di recuperare tutti o di doverla pensare tutti allo stesso modo, coinvolgiamo i giovani e i territori per divulgare disegno politico e programmi e i risultati ci saranno.