Quando avremo un’immagine reale della pandemia, non quella fatta dai bollettini, scopriremo il suo dramma sociale, che essa era diffusa principalmente negli ambienti più degradati, che colpisce le periferie, i palazzi dove la gente vive ammassata, così come le case di cura e gli anziani, le norme igieniche trascurate e che le sue principali vittime sul lavoro sono coloro che hanno cercato di curare tutto questo senza le protezioni necessarie, nel pressapochismo dei governi.

Emergerà un quadro desolante del disquilibrio economico dell’occidente di scelte di sviluppo per sacrificarne altre. L’Inghilterra ancora ai primi del ‘900 preferiva potenziare la marina che le infrastrutture. Intere città di migliaia di abitanti erano prive di fognature, figuratevi le condizioni sanitarie. E l’Inghilterra era ancora il paese più avanzato della vecchia Europa, gli altri stavano molto peggio. Abbiamo colmato questi ritardi? Nel 1945 si è ricominciato persino daccapo. Abbiamo fatto passi da gigante e poi ci siamo rimessi a tagliare la sanità un po’ dovunque. Altre priorità. A maggior ragione il precedente governo si sarebbe dovuto preoccupare di elaborare un piano adeguato alle richieste della Commissione privilegiando infrastrutture e sanità, avvertire l’esigenza di ammodernare e riformare un paese invecchiato come il nostro, invece di baloccarsi a luglio con gli Stati generali.

La bozza del Recovery Plan elaborata dal ministero dell’Economia era apparsa desolante allo stesso commissario Gentiloni che dal novembre scorso ha sollecitato il governo italiano a definire appropriatamente i suoi impegni. Per tutta risposta, nella conferenza stampa di fine anno il presidente del consiglio oggi dimissionato, aveva detto che le risorse di cui disponeva il Paese, già allo stremo per le nuove chiusure, erano sufficienti!

Conte è finito il giorno della sua conferenza stampa di fine anno. La crisi politica innescata poi da “Italia Viva” non era comunque solo dettata dalla questione economica finanziaria, ma anche dalla questione costituzionale. Il ministro Bellanova ha dichiarato in quei giorni che il governo Conte aveva violato la costituzione e continuava a violarla.

Il nuovo governo Draghi ha oggi un organico strutturato per confrontarsi con queste due emergenze e merita un minimo di tempo per potersi dimostrare adeguato alle incombenze.
Se mai Draghi non riuscisse a rimettere il paese al passo sulle questioni economiche e quelle costituzionali, occorrerà ricorrere a delle energie della società italiana che al momento non sono esplicitate e che probabilmente si formeranno solo in una crisi ancora più radicale. Speriamo non vi sia questa necessità. La pandemia, che pure rende ancora più delicata e difficile una situazione così compromessa, richiede prima di ricostruire la società occidentale una prospettiva diversa, ovvero la distribuzione dei vaccini.

Era indispensabile licenziare un super commissario che annunciava cause milionarie alle case farmaceutiche mentre teneva i vaccini in frigo, in attesa di issare padiglioni con le primule. Tralasciamo che in questo frattempo settecentomila persone senza i requisiti sono state vaccinate al posto degli anziani fragili che ne avevano bisogno. Sul fronte vaccini il nuovo governo parte quasi da zero e verrà valutato dai fatti, non dalle intenzioni.

Draghi si è fatto subito sentire con la Commissione europea che aveva sbagliato a redigere i contratti con le case farmaceutiche, non rendendosi conto delle autentiche esigenze della nostra popolazione. Anche un intervento simile sarebbe dovuto essere anticipato dal governo precedente, nel momento in cui il ministro Speranza aveva indicato chiaramente la cifra necessaria di vaccinazioni da raggiungere entro aprile, in dodici milioni di italiani.
Se ne faranno nemmeno la metà ed i morti di questi mesi pesano. La causa di questo scempio si chiama governo Conte. Vai a stupirti che Zingaretti si sia dimesso.

Il nuovo governo non potrà fare a meno di imporre misure restrittive per limitare i contagi e vi è costretto con gli stessi strumenti obbrobriosi di quello precedente. La differenza è che Draghi non si compiace davanti alle telecamere. Il presidente del consiglio tornerà presto a rispondere al Parlamento come è suo dovere. L’Italia non è una Repubblica presidenziale e non ha nemmeno un premier eletto, figurarsi si poteva sopportare una specie di caudillo da strapazzo.

Abbiamo buttato un anno appresso a degli incapaci eversori e questo nel momento più critico della situazione italiana e mondiale. Oggi abbiamo finalmente un governo che non si illude di piegare un virus tenendo la gente chiusa in casa, ma di neutralizzarlo con le vaccinazioni e di riuscirvi in tempi rapidi. La scienza non si fa dettare l’agenda da un virus, trova il modo di renderlo innocuo e ci è riuscita in tempi formidabili.

La politica ha intanto il compito di reperire il maggior numero possibile di vaccini e di organizzarne la somministrazione come sta avvenendo in Inghilterra, come è già avvenuto in Israele. Per tutto questo non si sarebbe dovuto nemmeno aver bisogno di un Draghi.
Una persona di buon senso con la schiena diritta, sarebbe dovuta essere sufficiente.