La pandemia ha modificato alcuni trend che parevano inarrestabili, tra i quali l’accentramento della popolazione nei centri urbani, per motivi di studio e di lavoro. Da una recente ricerca di Citrix e OnePoll Fuga dalle città? Lo smart working cambia anche le abitudini abitative – Citrix Italy emerge che, se ante Covid-19 il trasferimento in città fosse uno degli ingredienti necessari della crescita professionale, l’evoluzione pandemica ha determinato una diminuzione della rilevanza del luogo in cui si vive rispetto alle opportunità di carriera al punto che molti lavoratori anche nel settore dei servizi abilitati a distanza starebbero pensando di abbandonare le big cities (qualora non l’avessero già fatto!). E’ proprio così? Nel mondo circa quattro miliardi di persone (più della metà della popolazione globale) vivono nelle città. World Bank stima che, nonostante Covid-19, entro il 2050 saranno almeno il doppio, cioè circa il 70% degli abitanti della Terra. Come si sposano queste due analisi divergenti? Lo spiega Raf Tuts, director global solution division of UN Habitat Welcome to WUF10 | World Urban Forum (unhabitat.org) il programma dell’ONU per gli insediamenti umani: “La pandemia ha messo in luce l’esigenza di una transizione sostenibile nel sistema dei trasporti, degli spazi pubblici e della sicurezza sanitaria. Soggetti pubblici e privati hanno compreso che gli investimenti in questa direzione sono la chiave per la resilienza oggi, ma anche in futuro, per avere città più vivibili, fruibili e eque”. Si tratta cioè di cogliere l’opportunità offerta dalla crisi pandemica per ridisegnare gli spazi urbani, in tema di qualità della vita e della sostenibilità ambientale. Negli ultimi anni le iniziative messe in campo sono state numerose. Tra tutte va segnalata la Carbon Neutral Cities Alliance CNCA (carbonneutralcities.org): 22 città del mondo (tra cui Amsterdam, New York, Adelaide, Londra, Rio de Janeiro) unite dall’obbiettivo comune della neutralità climatica. Ma anche C40, la rete delle 40 città mondiali impegnate fin dall’inizio a declinare nella realtà urbana locale l’Accordo di Parigi sul clima. Ad oggi le città aderenti sono 97, per circa 700 milioni di abitanti, un quarto del PIL globale. Ne fanno parte anche tre italiane: Roma, Milano e Venezia. La capitale italiana nel mese di giugno ospiterà il vertice conclusivo dell’Urban 20 (U20 Mayors’ Forum) sui temi della sostenibilità e della lotta climatica inclusiva. Tali targets si incrociano con quelli delle cosiddette smart cities, il cui obbiettivo è l’ottimizzazione del capitale umano e tecnologico nei centri urbani, al fine di migliorarne qualità di lavoro e di vita. Trasformazioni epocali che necessitano di sostegno finanziario. Secondo Raf Tutus a livello globale serviranno investimenti in infrastrutture per edilizia, trasporti, gestione dei rifiuti, spazi pubblici e pianificazione urbanistica: una rivoluzione che comporterà l’impegno di oltre 38.000 miliardi dollari in un decennio. Una cifra immensa (quasi il 45% del PIL globale) che può essere messa in campo solo grazie alla sinergia virtuosa tra capitale pubblico e privato. In questo contesto, l’Italia ha appena aperto un centro di eccellenza, sotto l’egida dell’ONU, per la ricerca e la divulgazione dei modelli per finanziare lo sviluppo di infrastrutture sostenibili e le smart cities. E’ stato possibile grazie all’accordo tra la LUIC (Università Cattaneo) e UNECE la commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite Homepage | UNECE. Il centro concentrerà la sua attività sulla valutazione di città sostenibile e smart, attraverso le raccomandazioni su come intraprendere il percorso, fino al supporto nel concreto di finanziamenti per gli investimenti nei progetti urbani innovativi. Anna Gervasoni, docente ordinario di corporate finance presso la LUIC e direttore generale di AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) ne spiega gli obbiettivi: “Intendiamo dare vita a un centro di elaborazione di un pensiero libero e indipendente: speriamo di dare un contributo in un anno in cui l’Italia è alla guida del G20 e che sarà incentrato sui temi della sostenibilità [..] Metteremo a disposizione una piattaforma di competenze soprattutto finanziarie in tema di private public partnership. Riteniamo che dovranno essere centrali come tecnica per unire le forze anche in vista del Recovery Plan”. Il centro diventerà infatti una piattaforma di comunicazione delle strategie e dei modelli dei 56 Stati membri dell’UNECE. Tra le attività pianificate per il 2021 la costituzione di un portale tematico sulla finanza sostenibile, per le infrastrutture e le smart cities e un master online su questi temi. Uno degli ambiti di maggiore rilievo è la mobilità urbana. I progetti sono numerosi e avveniristici. Un paio di esempi possono aiutare a capirne la portata. Il primo: mentre il trasporto aereo sta vivendo una crisi senza precedenti, il venture capital ha messo da tempo gli occhi (e i soldi!) sul volo del futuro. Nel 2020 i fondi hanno investito 1.15 miliardi dollari in start-up dedicate alla mobilità aerea urbana sostenibile, cioè nello sviluppo degli eVTOL (electric Vertical Takeoff and Landing). Si tratta di piccoli aerei (fino a 4 posti) elettrici a decollo e atterraggio verticale con un raggio di azione di 50 chilometri e una velocità max di 80Km/h. A catalizzare l’attenzione, secondo un report di Lufthansa Innovation Hub Analysis Are Air Taxis Ready For Prime Time? Let’s Ask Lufthansa | FutureFlight sono state in particolar modo due realtà: la tedesca Lilium e l’americana Joby Aviation. Deloitte stima che il mercato della mobilità aerea urbana negli USA inizierà a prendere forma dal 2025, con un giro d’affari di 115 miliardi dollari entro il 2035 e la creazione di 280.000 posti di lavoro. Passiamo al secondo esempio. Los Angeles, 4 milioni di abitanti in un’area di oltre 1.300 km2 mette sul piatto 400 miliardi dollari per ridefinire la mobilità. E’ l’ambizioso piano appena approvato dalla megalopoli americana che impiegherà trent’anni per riscrivere il volto della città. Il risultato? Lo sintetizza il sindaco Eric Garcetti: “Los Angeles sta per vivere una rinascita nei trasporti, un’occasione per ridefinire il rapporto della nostra città con il trasporto pubblico e riscrivere come la mobilità può diventare strumento per migliorare la qualità della vita dei cittadini”. In trent’anni il piano prevede la costruzione di 160 chilometri di ferrovie. Al termine di lavori la rete metropolitana di Los Angeles LRTP-2020-Final.pdf (metro.net) sarà di 386 chilometri, con 200 stazioni. Per capire cosa significa, basti pensare che il 21% dei residenti della contea e il 36% dei luoghi di lavoro disteranno un massimo di 10 minuti a piedi da una fermata della metro; il tempo perso nel traffico si ridurrà di un terzo e le emissioni gas nocivi del 20%. Il futuro delle città post pandemia passa attraverso una rivisitazione della logistica della mobilità di merci e persone: una sfida di sostenibilità per il miglioramento della qualità della vita e del lavoro, ma anche un’opportunità di business senza precedenti, per chi sarà capace di coglierla.