Coloro i quali pensavano che il partito repubblicano dovesse allinearsi ad un qualche schieramento di forze quale che fosse, hanno dato una lettura sbagliata della politica italiana.

Il bipolarismo era finito dopo la legislatura del 2014, con il governo Renzi-Berlusconi, Pd-Forza Italia. Impossibile far finta che quell’esperienza non fosse mai esistita, pensare di derubricarla in un nuovo scontro elettorale. Nemmeno a dirlo, il primo governo della nuova legislatura è stato contratto fra Lega e 5stelle, due nemici altrettanto mortali. Il secondo ha visto insieme 5stelle e Pd, cioè un partito nato contro l’altro, mentre il governo attuale, il governo Draghi, promosso dal Capo dello Stato, vede Lega, 5stelle, Pd e Forza Italia, tutti insieme.

Quale prospettiva si annuncia per il sistema bipolare? Nessuna. L’unica prospettiva possibile è quella di costruire un’era politica dove ci si preoccupi della situazione drammatica di un paese fatto a pezzi e di dare una risposta competente ai tanti problemi aperti.

Qual è il motivo per cui tutti i cittadini non dovrebbero partecipare ad un simile progetto? I dissensi ideologici? Le diverse fedi religiose? Le simpatie personali? Esperienze diverse? Tutto può essere. Nella storia, un principio morto cerca sempre di aggrapparsi ad uno vivo. Il partito repubblicano dal tempo del suo congresso a Tesi, cerca di mettere in campo una piattaforma utile a rilanciare la nazione e oggi siamo giunti al punto di non ritorno. Qual era la principale difficoltà? Il campo d’azione, le diverse sensibilità, anche all’interno del nostro stesso partito, ovviamente. E gli interlocutori esterni.

Dobbiamo dare un riconoscimento alla segreteria nazionale, all’amico Corrado de Rinaldis Saponaro. Il segretario nel 2018 ha rifiutato l’ipotesi che era stata presentata al partito di entrare subalterno in uno schieramento precostituito ed ha cercato una strada, molto più difficile, di presentazione delle liste repubblicane. Altresì meritano riconoscenza tutti coloro che hanno consentito questa impresa, il primo passo indispensabile per ricostruire un partito scomparso dalle liste nazionali da più di vent’anni e che voleva tornare protagonista.

Noi infatti non siamo un partito che si occupa di poltrone, non lo siamo mai stato in nessun momento della nostra storia. Noi le poltrone le abbiamo rifiutate e questo effettivamente ha comportato più di un problema al nostro interno.

Va aggiunto che il segretario nazionale appena autorizzato a presentare le liste del partito si incontrò con i vertici radicali di +Europa, in modo da offrire loro la presenza nella competizione elettorale. In quel momento, Emma Bonino ed i suoi sembravano dover essere esclusi dalle liste del centrosinistra. Corrado ha dunque subito perseguito un’alleanza con coloro che con noi avevano concorso a formare dal 1975 l’area liberaldemocratica in Europa ed in Italia, e sempre avevano mantenuto, con diverse caratteristiche, questo impegno.

L’idea di rinsaldare questo nucleo, risorgimentale se vogliamo chiamarlo così, è sempre rimasta strategica nella visione della segreteria, non perché non si volesse estendere quest’area, avremmo voluto che l’Alde accettasse Grillo, ma perché non tutti coloro che hanno aderito all’Alde, vi sono poi rimasti come noi ed i radicali, decisi a distinguersi nettamente, non solo dai sovranisti e dai populisti, come è ovvio, ma anche da cattolici e socialisti.

Nel corso di questa legislatura è emerso Calenda con la sua Azione, che ancora formalmente è parte del Pse ed è arrivato il professor Cottarelli. Cottarelli è un equivalente di Mario Draghi, ovvero la competenza e la capacità che sono mancate al complesso della classe politica e di governo nei primi due anni della legislatura, quello di cui c’è bisogno insomma. Inutile aggiungere che abbiamo subito ritrovato gli amici liberali ed altri amici di sempre.

E’ dunque insopportabile sentire dire che con Draghi al governo la politica abbia fallito. Al contrario, Draghi è un successo della politica che richiede competenza ed affidabilità, non vogliamo usare la parola virtù, ma per lo meno rettitudine. Il contrario di quanto si è visto fino a questo momento. Sia chiaro che Draghi da solo non riuscirà a sopperire a tutto questo, il suo governo è appeso ad un filo.

A maggior ragione, è questo il momento di aiutare il paese a compiere il suo rilancio, di richiamare tutte le energie e le forze sane a sostenerlo, per dare una risposta vera alle esigenze dei cittadini mortificate in questi due anni ed aiutare il nuovo governo a mantenere una giusta rotta, senza preoccuparsi di chi ne faccia parte, per lo meno fino a quando sosterranno, lealmente, il Presidente del Consiglio in carica.

Questo è, per chi ce lo chiede, il programma del partito repubblicano, che si è battuto con le armi che aveva per cacciare il dannoso, a dir poco, governo precedente e l’impegno che intende svolgere insieme al suo compito storico e morale.