A coloro che possono aver ragione di contestare le nuove misure restrittive del nuovo governo si sono aggiunte le vedove di Conte che rivendicano gli stessi provvedimenti del loro bravo presidente del Consiglio. Eppure attribuire una qualche continuità fra i due governi, quando non è una perfidia, è un abbaglio clamoroso.

Non è questo governo che ha posto lo stato di emergenza con un decreto della protezione civile prorogandolo ogni sei mesi e non è questo governo ad aver deciso un lockdown nazionale dopo aver sottovalutato e negato i rischi della pandemia rifiutando di isolare i comuni di Alzano e Nembro per chiudere poi solo il Lodigiano a fronte di casi che apparivano già in tutta la Lombardia. E l’intera Lombardia in ritardo, e poi contro il parere del suo stesso comitato tecnico scientifico che chiedeva chiusure mirate, l’intera nazione.

In altre parole, non è il nuovo governo  responsabile del fallimento della gestione della prima ondata di pandemia e soprattutto di aver pensato che chiudendo la gente in casa per quattro mesi si sarebbe risolto il problema, quando invece siamo daccapo, e lo siamo in condizioni peggiori. Senza contare che il governo precedente da ottobre ha iniziato uno stillicidio di misure ripromettendosi di uscirne prima a Natale, poi a Capodanno, infine a gennaio, di nuovo a febbraio, quando si doveva riaprire lo sci.

Ha fatto forse qualcosa di strutturale in tutto questo intertempo il vecchio governo per  la sanità italiana, tipo aumentare i posti letto in terapia intensiva, assumere nuovi medici, reclutandone da altri paesi, come pure hanno fatto altri governi europei? No, non ha fatto nulla di tutto questo, il sistema sanitario italiano era difettoso e fragile un anno fa ed è rimasto tale e quale ad allora. Per cui quali scelte aveva Draghi di fronte ad un incremento non solo dei contagi, ma delle ospedalizzazioni?

L’unica cosa che poteva fare il governo era cacciare a pedate chi progettava padiglioni con primule e cause alle case farmaceutiche e ripianificare le vaccinazioni. Da quando è arrivato Draghi, è finito il piagnisteo sull’insufficienza delle dosi dei vaccini e presto vedremo gli effetti del nuovo piano. Un ultimo mese per poter ripartire, una data certa.

Il governo Draghi è il governo che sta per chiudere la tragedia in cui ci ha avvitati il governo Conte. Questa è la differenza fra le misure dissennate prese ieri e quelle di oggi. Con la particolarità che i cittadini possono contare sul sostegno dei due terzi dei loro rappresentanti e non solo di quelli di una parte per giunta raccogliticcia, il che quando si tratta delle loro libertà dovrebbe essere considerata questione essenziale, ovvero quella di avere un governo di unità nazionale per compiere scelte così invasive nella vita di ciascuno. Lo ha ben compreso il presidente Mattarella che non ha mostrato alcun dubbio su quale strada intraprendere e a chi affidare l’incarico. Per tali scelte gli siamo particolarmente grati.