I professori Zangrillo e Burioni si sono trovati d’accordo nel ritenere l’aumento delle ospedalizzazione di queste settimane dettato non dal covid, ma dal modo sbagliato di curarlo. Sarebbe l’uso del cortisone ai primi stadi della malattia e non il covid, a costringere la gente a ricoverarsi.

Questa presa di posizione univoca di due eccellenze della medicina contro un difetto della categoria, testimonia uno stato generale di insipienza sul virus a cominciare proprio dalle cure, per finire con il modo di contagiarsi. Per non parlare delle caratteristiche stesse del virus che sono per lo più sconosciute. A scienziati che sostengono che il virus  varia perché circola, se ne affiancano altri che sostengono che varia anche se non circola. In entrambi i casi il virus non morrebbe, come alcuni propendono a credere, mentre altri ritengono persino che  modificandosi si potenzi.

I contagi sono in aumento  è vero, ma se uno si sofferma sulla circolazione nelle grandi città, dando attenzione ai mezzi pubblici e alla difficoltà di mantenere la giuste misure di profilassi, per non parlare dell’ultima novità ovvero di stock di mascherine in commercio che pure  non offrirebbero sufficienti garanzie, le cifre dei contagi dovrebbero essere il quadruplo di quello che sono rilevate.

Sarebbe quindi facile muovere obiezioni di ogni genere al nuovo lockdown in cui sta entrando l’Italia, anche se esso appare poggiarsi su una base più razionale di quello precedente, ma davvero sarebbe un errore farne.

Il nuovo governo non poteva permettersi di avere un nervo scoperto nei confronti di coloro che chiedono maggior rigore, quando il governo precedente non è stato accusato per aver ridotto l’Italia alle condizioni di un lager a cielo aperto, ma per le riaperture incaute. Pare incredibile ma è così.

Siamo il paese che ha avuto le maggiori  restrizioni al mondo e pure uno con il più alto numero di vittime in proporzione, e la comunità scientifica, salvo delle eccezioni, chiede ulteriori chiusure. Draghi fa benissimo a darle.  Ci mancherebbe che il nuovo governo non voglia salvare tutte le vite che sotto il governo precedente sono state sprecate per un eccesso di lassismo.

Bisogna oramai concentrarsi solo sul ritmo della vaccinazione. Se il nuovo governo  mantiene gli impegni presi, fino alle cinquecentomila vaccinazioni al giorno, davvero  riuscirà a  stroncare la pandemia entro l’autunno, quando il precedente governo per come si stava muovendo rischiava di metterci dieci anni.

Anche nel  caso in cui le vaccinazioni  andassero benissimo, il governo si dovrebbe preoccupare comunque di aumentare il piano di terapie intensive che il dimissionato, giustamente, super commissario aveva abbozzato e non realizzato. Quel piano  aveva numeri ridicoli se si considera la tragicità della situazione. Anche una riforma del numero chiuso all’università di medicina sarebbe utile, così come valutare l’ipotesi di impiegare giovani medici sul campo per conseguire la stessa specializzazione. Ce ne sarebbe bisogno, tanto sbagliano anche i più esperti.

Non per sfiducia nei confronti della vaccinazione, ma per un giudizio  sul  virus che è ancora mancato. Si  è affrontata la pandemia come se si trattasse di un’orda visigota calata su Roma. Quando con  una popolazione della specie in crescita  e aspettative di vita nel mondo animale inferiori solo a quelle delle tartarughe, sarà  tutto il mondo barbarico a rivolgersi contro  l’impero.  Non crediate che basti vincere una sola tribù.