Qualche giornalista ha paragonato il discorso di Enrico Letta, che lo ha incoronato nuovo sovrano del PD, ad una sorta di rivoluzione copernicana. A me è sembrato più la parodia del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “tutto cambia perché nulla cambi”.

Il gattopardismo nel vocabolario Treccani viene definito: “L’atteggiamento trasformistico proprio di chi, avendo fatto parte del ceto dominante o agiato, in un precedente regime, si adatta a una nuova situazione politica e sociale o economica, simulando d’esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e i privilegi della propria classe”.

Chi più di Enrico Letta può rappresentare il riciclaggio tra il vecchio e il nuovo regime? Era uno scudiero nella DC di cui fu dirigente massimo della federazione giovanile. Col crollo della DC, che era l’erede del blocco sociale corporativo clerico-fascista, governato da correnti che rispondevano all’interclassismo democristiano, in grado all’uopo di cambiare presidente del consiglio a seconda del momento in cui occorreva dare sfogo alle rivendicazioni della categoria che più protestava. Cioè il potere, dal partito che era il perno del sistema, era garantito dal fatto che la DC era in grado di restare sempre al governo con l’uomo giusto nel momento giusto. Questo ha creato quel labirinto di legami clientelari, leciti ed illeciti, che sfociarono in pratiche di corruzione, che Mani pulite evidenziò, finendo per far crollare tutto il sistema politico che attorno alla DC era cresciuto.

Il passaggio al sistema maggioritario vide molti democristiani riciclarsi nell’Ulivo, assieme ad ex comunisti, senza una profonda autocritica sul fallimento del comunismo, ai reduci socialisti e a qualche laico che si illudeva di inseminare l’orto e far nascere una moderna forza politica riformista e democratica. Letta è protagonista di questa fase e della fase successiva, la creazione del PD, dove con un velleitarismo senza precedenti storici lui, Walter Veltroni, Romano Prodi, Francesco Rutelli, e qualche laico e socialista pensarono di fondere 5 culture politiche per favorire la vocazione maggioritaria del PD.

Nel Pantheon di un partito democratico dovevano starci coloro che storicamente avevano vissuto la politica su quel fronte. Cioè Giuseppe Mazzini, che scrive il Manifesto dell’Alleanza internazionale dei democratici, contro il manifesto comunista e socialista di Marx ed Engels; Ugo La Malfa, prima allievo di Giovanni Amendola nell’Unione nazionale, poi, leader del Partito d’Azione e del PRI; Giovanni Spadolini, liberale e poi segretario del PRI. Invece no. Nel Pantheon del PD c’erano Berlinguer, JFK, Martin Luther King, Gramsci, ma anche Craxi, addirittura Alcide De Gasperi cioè i capi del PCI e della DC.

L’eredità era chiara, un miscuglio di quello che era lo scontro bipolare della repubblica democratica in un unico contenitore da opporre alla destra Berlusconiana. La vocazione maggioritaria del PD diventa così la lotta contro qualcuno, l’odio che deve dividere nello schema destra-contro-sinistra per il fine ultimo che è la vittoria elettorale. Per cui, la caratteristica di governo dell’interesse generale dei Costituenti, diventava lotta per la conquista dell’egemonia. Non solo la pianta del riformismo non ha dato un pensiero lungo, una visione e un’articolazione di uno stato moderno, inserito in un mondo che cambiava, ma è diventata lotta fra fazioni, fra correnti la cui sintesi non è, come nelle fazioni del PS francese di Delors, la sintesi di una dialettica democratica di tesi diverse ed approfondite, ma il dosaggio del sottopotere che trasforma il PD da partito stabilizzatore del sistema col consenso popolare, in un partito trasformista capace di governare persino coi populisti dei 5S per la necessità, ufficialmente, di sconfiggere la destra sovranista, ma che in realtà dopo aver detto mai coi populisti 5S, e aver dipinto Conte come un burattino, rispondeva alla natura e alla logica di partito di potere dominato dalle correnti. Quella logica che aveva fatto fuori lo stesso Letta, con un voto unanime, tranne Pippo Civati, che lo aveva fatto cadere, serenamente, dal governo, sostituendolo con Renzi. Quella logica che poi ha fatto fuori 9 segretari in dodici anni, che li elegge sempre all’unanimità o con maggioranze bulgare, nascondendosi dietro alle primarie, ufficialmente esercizio di democrazia, in realtà dosaggio di potere, da cui il nuovo equilibrio di potere si deve liberare il prima possibile.

Letta quindi, non è il messia venuto dal paradiso, che si può permettere di dire voi non avete bisogno di un segretario, ma di un nuovo partito. Naturalmente anche il miglior Riccardo Muti non può reggere un concerto con musicisti improvvisati, che non conoscono gli spartiti. Ma Letta sa che il giudizio di Zingaretti “mi vergogno del mio partito prigioniero delle correnti e del potere” gli consegna un partito sull’orlo della disperazione. Zingaretti è passato dal “mai coi 5S” al governo Conte, poi alla promessa di Conte federatore della sinistra, infine al dover prendere atto che l’incapacità di governare le emergenze economiche, sociali e sanitaria, ha portato Mattarella ad indicare Mario Draghi per un esecutivo appoggiato da tutti, tranne la Meloni. Così Zingaretti si trova a governare con Salvini europeista e trasformato in perno del governo Draghi, dopo che il PD appoggia Draghi, ma in un intergruppo che deve preservare come alternativa Conte federatore del centrosinistra e il governo fallimentare bocciato da Mattarella.

Questa è la spinta e il motivo vero perché torna Letta, che non è il messia, che non è un neofita, ma che dà un immagine del suo nuovo partito più tattica che visione di un mondo. Letta accetta che tutti coloro che l’hanno pugnalato nel 2014 lo incoronino nel 2021. Una necessità dei capi-bastone, che oggi sono entusiasti di lui e che da domani cominceranno a normalizzare il partito del potere e a detronizzare il sovrano. Quando Letta dice che vuole i giovani e le donne, senza dire in quale modello di società democratica collocarli stabilmente e farli crescere economicamente, e con la responsabilità verso i valori civici di una società democratica, dice nulla sul piano dei contenuti, dice tutto sul repulisti che vuole fare del gruppo dirigente, per diventare l’uomo solo al comando. Quando butta là come strategico per la sinistra riformista il voto ai sedicenni, questo è legato a sistemi riformisti e democratici che hanno questa condizione o no? In Europa, la Germania ha fatto alcuni esperienze di voto ai sedicenni, alle amministrative in alcuni Lander, ma non eleggibili fino ai 18 anni della maturità, per il resto in Norvegia stanno sperimentando in una zona. Nel mondo invece, i sedicenni votano in Nicaragua, Cuba, Corea del Nord, Sudan, Etiopia, Ecuador, Argentina, Brasile, cioè in paesi comunisti o peronisti, non certo nelle democrazie occidentali. Stessa cosa per lo ius soli che nei paesi europei dove viene riconosciuto è comunque condizionato ad altre circostanza come gli anni di soggiorno continuato dei genitori. L’unico paese dove lo ius soli è puro ed integrale, cioè riferibile solo all’essere nati sul suolo del paese, sono gli USA che lo hanno dentro la Costituzione da oltre 150 anni. In tutti i casi non è materia da governo di solidarietà nazionale, ma neanche da coalizione di sinistra, essendo i 5S contrari.

Ma Letta vuole intestarsi il governo Draghi, dicendo che loro sono il perno del governo Draghi, correggendo Zingaretti e l’intergruppo, dal momento che Conte nuovo leader dei 5S divora i voti del popolo PD a loro discapito. Il messaggio è soprattutto ai capi corrente affinchè si tranquillizzino nel governo Draghi e non si sentano dimezzati dal fare il governo ombra nel governo Draghi dove l’equilibrio viene garantito da FI e Lega. Letta ha bisogno di tempo per rivoltare il PD e farne la nuova DC. Chi ha messo con le sue citazioni nel Pantheon, Letta? Papa Bergoglio, quello dell’abbracciamoci tutti, della fratellanza, della carità misericordiosa. Prodi, proponendo l’Ulivo 3.0 fatto di un PD che riassorbe la Bonino, i Verdi, Calenda, Renzi, Bersani, Speranza e poi, va a trattare con i 5S e Conte, dove se il PD ha un voto in più dei 5S il premier sarà lui, Enrico Letta 2. Il Conte federatore superato, il nascente centro liberaldemocratico, Azione, PRI, + Europa, distrutto da una logica di puro schieramento, destra-contro-sinistra, che rilancerebbe il maggioritario, vera causa del fallimento del sistema democratico e di tutti i corporativismi, assistenzialismi del paese che il governo Draghi sta provando a sconfiggere.

Il maggioritario italiano che ha in mente Letta è una legge elettorale che nell’indicare la coalizione scimmiotta quella con cui l’Ulivo vinse, ma con una sfiducia costruttiva che è anomala nei sistemi maggioritari, ma tipica dei paesi con il proporzionale come ad esempio la Germania. Sarà interessante vedere come farla ingoiare ai 5S, a FI, e a LEU. E che senso ha citare, Hannah Arendt ”devi amare il mondo fino al punto di poterlo trasformare” se  proponi i sistemi di conservazione del potere che dici di voler cambiare? Ritorneremo al terrore sanitario? Ai DPCM e ai pieni poteri con un eventuale governo giallorosso? Del resto chi conosce Hannah Arendt sa che indica nel clima di terrore in cui i governanti tengono il popolo, lo stato autoritario, che lei indicava nel nazismo e nello stalinismo. Citare il Pirandello delle maschere che significa se non la diffidenza verso i capi-bastone che si nascondono dietro alle maschere, ma non mostrano i volti. Tuttavia, Pirandello dice anche che l’uomo non riesce a fuggire alle convenzioni della società se non con la follia. Solo il folle riesce a liberarsi della maschera e in questo caso diventa vero.

A me più che follia, il disegno di Letta mi sembra sia il riproporre la lucida esperienza della sua scuola democristiana, che nemmeno Parigi gli ha corretto. Dietro alla narrazione di Letta formatore, che incontra il consigliere economico di Biden, della candidata donna soppiantata dal maschilismo, dietro alle esperienze in favore dell’ambientalismo, della democrazia nuova che si chiama internet e gli agorà on line o delle discussioni in sezione nel tempo del covid e delle zone rosse, mi ricorda più la democrazia digitale dei 5S e il populismo, che non si cimenta nella dialettica democratica dei congressi, ma che incorona un uomo solo al comando, un partito egemone sulle minoranze laiche o di sinistra, che vuole portare nel PD e che lusingherà con qualche seggio sicuro.

Chi si esalta per questo disegno tattico, che non serve al paese, che riporta tutto agli schieramenti è meglio che si svegli, perché la minestra riscaldata fa imputridire il paese. Letta in uno slancio di sincerità, forse l’unico, dice che l’Europa va corretta per renderla stabilmente solidale. Forse qualcuno può spiegargli che allora molte critiche contro quell’Europa che si vuole cambiare erano giuste e che molto del sovranismo e del populismo era dovuto a questo?