Sei europarlamentari di sei diversi paesi hanno lanciato la

Dichiarazione Transatlantica

sulla fine della discriminazione di Israele da parte delle Nazioni Unite

Noi, legislatori di entrambe le sponde dell’Atlantico e superando le linee di partito, chiediamo agli Stati membri dell’UE e alle altre democrazie di aiutare a porre fine alla discriminazione sistematica dell’ONU contro Israele.

MEP Lukas Mandl, Chair, Transatlantic Friends of Israel, EPP, Austria (Co-Initiator); MEP Anna-Michelle Asimakopoulou, Vice Chair, Transatlantic Friends of Israel, EPP, Grecia (Co-Initiator); MEP Petras Auštrevičius, Vice Chair, Transatlantic Friends of Israel, Renew Europe, Lituania (Co-Initiator); MEP Carmen Avram, Vice Chair, Transatlantic Friends of Israel, S&D, Romania (Co-Initiator); MEP Dietmar Köster, Vice Chair, Transatlantic Friends of Israel, S&D, Germania (Co-Initiator); MEP Alexandr Vondra, Vice Chair, Transatlantic Friends of Israel, ECR, Repubblica Ceca (Co-Initiator), i promotori della Dichiarazione Transatlantica chiedono – attraverso la sottoscrizione della Dichiarazione da parte dei parlamentari nazionali – agli Stati membri dell’UE e a tutte le altre democrazie di:

– Votare contro l’eccessivo numero di risoluzioni anti-Israele nell’Assemblea Generale e in altri organi dell’ONU. Una tale ostilità, organizzata da parte di stati membri democratici, nega a queste risoluzioni una legittimità critica.

– Agire per riformare il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e abolirne il punto 7 dell’Agenda, altamente discriminatorio e ideato per censurare ed emarginare Israele.

– Agire per aiutare a mettere fine ai Comitati e ai Programmi discriminatori delle Nazioni Unite, creati al solo scopo di  promuovere un’agenda anti-israeliana e che minano la pace e la prospettiva della soluzione negoziata dei due stati.

Esiste nell’ONU un chiaro ed evidente pregiudizio anti-Israele. Per citare solo alcuni esempi: nel 2020, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato 17 risoluzioni unilaterali contro Israele e solo sei risoluzioni relative a sei degli altri 192 Stati membri per violazioni dei diritti umani. Il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU persegue un solo stato – Israele – prevedendo in agenda un punto all’ordine del giorno separato e dedicato (n. 7), mentre le violazioni dei diritti umani in tutti gli altri paesi sono considerate sotto un unico punto all’ordine del giorno (n. 4). Attualmente, il 21% delle risoluzioni adottate dal Consiglio dei Diritti Umani si concentra solo su Israele. Lo scorso settembre, il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU ha condannato Israele tra tutte le nazioni per presunte violazioni dei diritti delle donne.

Nel contesto del crescente antisemitismo globale, la condanna implacabile, sproporzionata e ricorrente dell’ONU nei confronti dell’unico stato ebraico esistente al mondo è particolarmente pericolosa ed è arrivato il momento di porvi fine. Israele merita attenzione e osservazione, come ogni altra nazione. Ma merita anche un trattamento equo – niente di più, niente di meno.

I promotori della Dichiarazione Transatlantica, che si considerano sostenitori di un ordine internazionale basato sulle regole, esprimono il timore che il doppio standard contro Israele danneggi anche le stesse Nazioni Unite. Violando i suoi stessi scopi e principi, che impegnano l’organizzazione a “sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni” e al principio della “sovrana uguaglianza di tutti i suoi membri”, l’ONU sta minando la sua credibilità e perdendo il sostegno pubblico. Inoltre, dedicando una gran parte del suo tempo alla condanna di Israele, l’ONU sta distogliendo le proprie scarse risorse e la propria attenzione da urgenti crisi internazionali.

Come ha detto il Ministro degli Esteri Tedesco Heiko Maas nel 2019: “Israele viene ancora oggi accusato, trattato ingiustamente ed emarginato in modo inappropriato dagli organismi delle Nazioni Unite. Questo stato di cose è penoso e inaccettabile, soprattutto perché l’ONU è il cardine dell’ordine multilaterale, basato su un sistema di regole e fondamentale per la sicurezza e la pace internazionale.”

Come disse una volta l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, sia Israele, sia le Nazioni Unite “sono sorte dalle ceneri dell’Olocausto”. La comunità transatlantica delle democrazie ha quindi il dovere di assicurarsi che il sistema delle Nazioni Unite non sia più utilizzato in maniera impropria al fine di diffamare costantemente lo stato ebraico, danneggiando così lo stesso organismo mondiale e i suoi valori universali.

La Voce Repubblicana sostiene la Dichiarazione Transatlantica e ne auspica l’adozione da parte del parlamento italiano.

Articolo precedenteSui vaccini il governo si gioca la faccia
Articolo successivoDella vita e dell’onorevole morte del Comitato
Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.