In questo momento, i problemi non mancano. Anzi, si sovrappongono, alla crisi pandemica la crisi economica, alla crisi economica la crisi sociale, su tutte la crisi politica. C’è un popolo, colpito dalla pandemia e dall’incertezza economica, che chiede risposte. Tuttavia è bene anche considerare, tra questi mali, un male invisibile, altrettanto pericoloso.

Sto parlando dell’indifferenza alla politica, ciò che i giornali amano chiamare “astensionismo”. Termine che in realtà è molto riduttivo: l’astensionismo, in questa logica, sembra infatti solo dal voto, quasi fosse un meccanismo fine a se stesso. Mentre è, in senso più ampio, dalla repubblica intera. E noi repubblicani, abituati a guardare oltre la burocrazia e i partiti, lo sappiamo bene. Siamo abituati, infatti, a vedere nell’impegno civile, nell’azione individuale mutuata dal dovere, il motore della società. Lo stesso Pacciardi, parlando di lavoro e Mazzini, diceva: “chi vuole la sua redenzione se la operi […] la leva del progresso è affidata ai cittadini e non si deve aspettare dalla Stato”.

Di conseguenza, non ci può che inquietare tanto l’indifferenza alla politica soprattutto delle giovani generazioni, completamente abbandonate da questo sistema politico, quanto l’assistenzialismo diffuso soprattutto nel Meridione. Due facce, queste, dello stesso problema: l’astenersi dal creare i propri diritti, ma al tempo stesso esigerli.

Perché “Il diritto” – sosteneva sempre Pacciardi – “si aspetta da qualcuno, da qualcosa, da Dio, dalla società, dallo Stato; il dovere, no: il dovere […] è nella vostra coscienza, nella vostra responsabilità, nella vostra personalità.” E sentenziava: “Il diritto è la cosa. Il dovere è l’uomo”. Ed è il dovere che manca, ed è dalla cultura del dovere, sempre assente nel nostro paese, da cui bisogna ripartire.

Che 2/3 degli italiani ormai non si interessi più alla politica, o che un partito nel 2018 abbia preso 10 milioni di voti promettendo di abolire la povertà con misure economiche prese giocando a Monopoli, non è solo argomento da stampa, news che fa vendere i giornali. E’, per noi repubblicani, il contrario del nostro modo di concepire la vita, politica e non.

Se vogliamo un’Italia moderna, spoglia dei suoi retaggi feudali, dobbiamo concentrarci anche su queste cose. L’indifferenza degli italiani verso la politica e le istituzioni è ai minimi storici, e noi non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo diffondere le parole di Mazzini, più attuali che mai: “la patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo”.