“La missione del Regno Unito è di essere una forza al servizio del bene. Forza perché – non si può essere ingenui – senza potere militare, politico, diplomatico, economico e senza influenza culturale non possiamo fare molto. Ma una forza al servizio del bene perché usata per aumentare la sicurezza e migliorare le condizioni di vita dei popoli, in UK come nel mondo”. [Dominic Raab]

La Cina c’è e non se andrà.  Il ruolo crescente del Partito comunista cinese negli affari internazionali e la forza dell’economia cinese alimentata dalla globalizzazione sono le principali ragioni per la ricalibrazione della politica estera britannica verso l’Indo-Pacifico. Parlando all’Aspen Security Conference, il Foreign Secretary Dominic Raab ha spiegato le caratteristiche del nuovo approccio Global Britain alle relazioni sino-britanniche: esse non saranno modellate come quelle verso l’URSS durante la guerra fredda, ma piuttosto su un ingaggio costruttivo con la Cina.

Raab ha fatto eco alle parole del Primo Ministro Boris Johnson che, nell’illustrare la Integrated Review in Parlamento, aveva esplicitato il re-impegno britannico nell’Indo-Pacifico per contenere Pechino.

Il Foreign Secretary ha però specificato che l’ingaggio costruttivo con la Cina non può che essere limitato e piuttosto che indebolire il confronto è necessario al contenimento. Di fatto, dove esistono delle asimmetrie posizionali che attribuiscono alla Cina un vantaggio competitivo, esse vanno riequilibrate diluendo il ruolo cinese dentro la cornice del multilateralismo. Raab, infatti, ha indicato nel commercio e nella lotta contro il cambiamento climatico le possibili aree di collaborazione con la Cina, ma ha ribadito che Londra è “risoluta nel difendere con forza e vigore gli interessi britannici, che si tratti di proprietà intellettuale o di infrastrutture nazionali critiche, e non compromette sui valori”.

La dura posizione assunta dal governo contro la stretta del Pcc su Hong Kong e la persecuzione della minoranza turcica degli Uighuri illustra la direzione di marcia.

Il Foreign Secretary ha anche parlato di supply chain, sicurezza economica e resilienza. Raab ha dichiarato che la pandemia ha evidenziato la debolezza del modello basato sulle esternalizzazioni competitive e i rischi di una dipendenza eccessiva dalla Cina nelle forniture di merci e beni. Il processo di re-shoring, se ne deduce, è in corso e in accelerazione, mentre il recupero di sovranità conseguente alla Brexit si è mostrato fondamentale per gestire lo shock globale – ed è la strada per garantire la sicurezza interna. L’indipendenza nella campagna vaccinale, la stampa di moneta, gli aiuti di stato e la libertà sui vincoli di bilancio hanno permesso all’UK di assorbire velocemente la pandemia e mettono Londra nella condizione di uscire dalla crisi economica prima delle economie europee.

Ma la Integrated Review prevede anche l’espansione del programma nucleare. Secondo quanto comunicato in parlamento dal Primo Ministro, Londra potrebbe portare lo stock di testate atomiche a 260. Raab ha asserito che il deterrente nucleare è necessario per salvaguardare la libertà. La democrazia – ha detto – è “in ritirata” in tutto il mondo: la tirannia è più ricca, “il PIL aggregato dei regimi autocratici potrebbe superare quello delle democrazie combinate entro il 2030”.

Il servizio al bene ha bisogno di poter parlare anche il linguaggio del hard power.