Mentre il Ministro della Giustizia Cartabia, come era facile pronosticare, vista la larga ed eterogenea maggioranza a sostegno del Presidente del Consiglio Mario Draghi, chiarisce che una riforma di sistema “non è praticabile”, il CSM si spacca sul caso Prestipino, di cui ho parlato in un mio precedente articolo e a cui vi rimando. Nella seduta del 17 marzo è passata, infatti, una mozione solo a maggioranza, contro il TAR che aveva valutato non idonei i titoli maturati dal magistrato, appoggiato dal precedente procuratore Pignatone in contrasto con Palamara, alla nomina a capo della procura di Roma.

Nonostante la cautela del Ministro nell’affrontare, viste le indubbie difficoltà politiche, una rivoluzione copernicana del sistema dell’Ordine giudiziario, il CSM ha inoltre, nella stessa seduta, mostrato una immediata cautela difensiva, ponendo  una sorta di veto alla limitazione della discrezionalità delle nomine, spazzando, di fatto e preventivamente, ogni apertura al principio dell’applicazione del principio del merito nelle scelte. In questa direzione, del resto ed inequivocabilmente, deve leggersi la delibera di opporsi alla decisione del TAR sul magistrato Prestipino, valutato, appunto, non idoneo all’incarico.

La prossima settimana il Ministro ha comunque preannunciato che verranno  presentati “emendamenti ai testi di riforma già incardinati”, perché la titolare del dicastero di via Arenula almeno in parte, salva l’operato dell’esecutivo Conte II sul tema della giustizia: “Bisogna verificare il lascito del precedente Governo, verificando quel che va salvato o modificato e implementato. Il lavoro svolto non va vanificato ma rimodulato e arricchito anche alla luce di questa maggioranza di governo così ampia”, ha chiarito in audizione la Cartabia.

Una posizione diplomatica e di ragion di Stato, mi verrebbe da dire, che non si può non condividere in tale contesto storico e politico.

Netto comunque il cambio di passo con Alfonso Bonafede sui principi irrinunciabili del diritto, quali garanzie e presunzione di innocenza. La ministra ribadisce infatti che vanno messi in campo “tutti gli sforzi tesi ad assicurare una più compiuta attuazione della Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”. Sul tema della presunzione di innocenza, un principio ormai cestinato in Italia da giornali e politici, Cartabia ha puntato l’indice anche sulla “necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano dagli strumenti mediatici. Una considerazione che molti hanno letto indirizzata ad alcuni “procuratori d’assalto”, da Woodcock a Gratteri.

Lo showdown a Maggio.