Fouad Makhzoumi, musulmano sunnita moderato, è un imprenditore filantropo libanese. Nel 1975 ha fondato la Futurepipe uno dei più grandi produttori al mondo di tubature in vetroresina per usi industriali (petrolio, gas e acqua). Nel 1984 ha creato la Makhzoumi Foundation, la più importante organizzazione filantropica privata del Libano che offre programmi di assistenza sanitaria, micro-credito e vocational training a favore delle fasce più povere della popolazione senza alcuna distinzione di cittadinanza, credo politico o religioso. Gli interventi della Fondazione hanno finora interessato circa 400.000 persone, un decimo dell’intera popolazione del Paese.

Nel 2018 è stato eletto come indipendente nel Parlamento libanese e da sempre si batte contro il malgoverno e la corruzione endemiche nel Paese e ha promosso diversi piani di riforma per far uscire il Libano dalla profonda crisi che lo sta devastando.

La crisi economica sta colpendo il Libano dal 2019, e il tasso di cambio del dollaro ha recentemente superato le 11.000 sterline libanesi. Può passare in rassegna la crisi libanese e il suo impatto sul popolo libanese?

Il Libano sta collassando la situazione è estremamente pericolosa, non solo a livello finanziario ed economico, ma anche a livello sociale, sanitario e dei servizi. La crisi che il popolo libanese sta vivendo non ha precedenti. Il dollaro ha raggiunto la soglia delle 13.000 sterline libanesi, rispetto alle 1500 di qualche tempo fa. Costo della vita e inflazione sono in crescita determinando un’intollerabile volatilità nei prezzi. I salari hanno perso l’80% del loro potere d’acquisto e quelli minimi sono scesi a 65$.  Per non parlare degli enormi problemi nell’approvvigionamento di medicinali, o di beni essenziali, come la farina, della carenza di carburanti, dell’esaurimento di molte materie prime, del monopolio non regolamentato da parte di commercianti per quanto riguarda i beni sovvenzionati, per finire con le frequentissime interruzioni nell’erogazione di energia elettrica. I tentativi di audit sulle finanze del Paese e per concordare il sostegno del FMI sono stati silurati dalla classe politica e si teme che anche che un prestito della Banca mondiale da 246 milioni di dollari possa essere compromesso a causa della mancanza di trasparenza dei nostri organi finanziari. L’attuale drammatica situazione è il frutto di politiche economiche sbagliate adottate dai governi che si sono succeduti nell’arco di tre decenni. Il 17 ottobre 2019 il popolo è sceso in strada per protestare contro questa situazione intollerabile dando luogo a quella che è stata definita la Rivoluzione del 17 Ottobre. Gran parte di questo dramma è riconducibile ad una sciagurata decisione adottata trent’anni fa quando venne adottata una politica fiscale basata sulla fissazione del tasso di cambio della Lira libanese rispetto al dollaro al fine di controllare le finanze e l’economia. Questa scelta ha consentito all’attuale sistema politico corrotto di controllare il paese, e oggi i cittadini ne stanno pagando il prezzo. La crisi è dovuta anche alle politiche e all’ingegneria finanziaria del Banca Centrale del Libano e a 84 miliardi di dollari che le banche private hanno investito in valuta estera, nonché alla decisione di fissare tassi di interesse insostenibili per attirare dollari in violazione delle leggi monetarie e creditizie del Paese. Si è lentamente affermata un’economia basata su rendite senza investimenti nei settori produttivi come quello industriale ed agricolo. Senza dimenticare la corruzione, che è alla base del collasso cui stiamo assistendo. Il sistema politico è completamente corrotto e responsabile anche della crisi sanitaria derivante dalla pandemia Covid-19. I cittadini e la comunità internazionale hanno perso fiducia nell’attuale sistema politico, e credo che oggi sia necessario ripristinare tale fiducia affinché il Paese si riprenda.

Il debito estero del Libano è uno dei più alti del mondo. Secondo lei, quali sono le misure a breve e lungo termine che devono essere prese per ridurre questo debito? 2. Data l’attuale spaventosa situazione in Libano, è ottimista sulla possibilità di dirigere le finanze pubbliche verso una situazione sostenibile nel prossimo futuro?

Voglio dirlo forte e chiaro: Sono molto preoccupato per il futuro del Libano e della sua popolazione. Fino a quando questa classe politica corrotta e inutile continuerà a governare, ogni barlume di speranza per la rinascita del Paese sarà distrutto. Ciò nonostante, la speranza resta, soprattutto se riusciamo ad unirci e collaborare per l’interesse comune. Il primo passo, a mio avviso, è quello di formare un Governo indipendente composto da tecnici e specialisti, dal Premier ai Ministri, al fine di ripristinare la fiducia internazionale e ottenere il sostegno del FMI. In realtà, il Fondo è l’unica speranza per il Libano, e senza un Governo con un serio programma di riforme e di rientro dal debito è difficile che l’FMI potrà impegnarsi ad assisterci. Naturalmente, un Governo indipendente deve essere seguito da altre essenziali riforme e misure, tra cui un audit forense non solo sulle malversazioni della Banca Centrale e di quelle private, ma su quelle di tutte le istituzioni statali, per recuperare i fondi pubblici e i risparmi dei correntisti che si sono volatilizzati. Ricostruire Beirut dopo l’esplosione del 4 agosto è importante, ma è ancora più importante ricostruire la fiducia nelle istituzioni statali e quella dei cittadini libanesi e degli espatriati per indurli ad investire nuovamente nel Paese. Tutte queste misure stimolerebbero la crescita e contribuirebbero alla riduzione del debito estero, pari a 34,4 miliardi di dollari, nonché ad indirizzare le finanze pubbliche verso politiche sostenibili, ovviamente dopo aver estirpato la corruzione in tutte le istituzioni statali.

Perché pensa che la classe politica non sia riuscita a formare un governo dopo l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020?

La mancata formazione del Governo dopo l’esplosione del 4 agosto non è dovuta ad interferenze esterne. La ragione principale è la classe politica che gestisce gli affari del Libano da decenni e l’intensa disputa su seggi, quote e spartizione di poteri e di fondi, senza alcuna preoccupazione per le ripercussioni sul paese a tutti i livelli, soprattutto in questo momento così difficile.  A mio parere, è vergognoso perdere tempo nel risiko dei nomi e delle quote nei ministeri senza curarsi delle riforme necessarie per uscire dalla crisi ed impedire un suo ulteriore aggravamento economico e sociale. Inoltre, credo che nessuno all’estero abbia interesse a ostacolare la formazione di un Governo; gli sforzi che la Francia sta compiendo in tal senso ne sono la riprova. Tutti sanno che la stabilità del Libano è sempre stata molto importante per gli Stati europei, in primo luogo per la Francia. Grazie alla mia rete di relazioni internazionali, posso testimoniare la seria preoccupazione della comunità internazionale per la sicurezza e la stabilità del Libano. Sebbene questa classe politica stia facendo perdere al Libano la sua importanza, il suo ruolo economico, finanziario e turistico, l’eccellenza dei suoi ospedali e delle sue università nella regione, il mondo rimane interessato a preservare la stabilità e la sicurezza del paese.

Il Libano è impegnato in un conflitto marittimo con Israele per un’area di 860 chilometri quadrati (circa 332 miglia quadrate) nel Mar Mediterraneo, conosciuta come Area n.9, ricca di petrolio e gas. I negoziati indiretti tra i due paesi, guidati dagli Stati Uniti d’America e sponsorizzati dalle Nazioni Unite, sono stati rinviati indefinitamente dal novembre 2020. Si aspetta una soluzione di questo conflitto in un prossimo futuro?

Speravamo, naturalmente, che le frontiere marittime potessero essere delimitate senza troppi intoppi e ostacoli, e ringraziamo gli Stati Uniti d’America e le Nazioni Unite per aver patrocinato i negoziati con Israele. Tuttavia, non credo che tale controversia giungerà ad un lieto fine nel prossimo futuro. Purtroppo, questa mancata delimitazione ostacola l’inizio dell’esplorazione dei giacimenti da parte delle compagnie petrolifere internazionali, in particolare nel blocco 9, le quali sono riluttanti ad operare in aree contese.

Qual è la differenza tra la disputa dei confini marittimi e terrestri tra Israele e Libano? Ci sono fattori comuni che agitano entrambi, o dovrebbero essere trattati separatamente?

Credo vi siano fattori comuni che influiscono sui negoziati sulle frontiere terrestri e su quelle marittime, sebbene uno di essi sia più complicato dell’altro. Il Libano insiste nel collegarli in modo che, in caso di fallimento di uno dei due, l’accordo sull’altro diventi nullo anche se è stato raggiunto. Israele respinge un simile approccio. Tuttavia, alla luce delle numerose crisi che il Libano sta affrontando, dovremmo risolvere questi due problemi il prima possibile, in modo che il Paese possa beneficiare della sue risorse petrolifere che in questo momento rappresenterebbero una linfa vitale.

Secondo lei, qual è il ruolo appropriato del Libano in Medio Oriente?

Il Libano è importante a livello arabo, regionale e internazionale.  E’ un ponte verso il resto della regione, e il mantenimento della sua stabilità, diversità, e multi confessionalità è nell’interesse di tutti.  Il Paese, e in particolare Beirut, sono da sempre culla di scambi culturali, scientifici, artistici, comunicativi e creativi…  e ci sforziamo per ripristinare questo ruolo di lunga data del nostro paese tra i paesi del Medio Oriente e nel mondo intero. E proprio con questo intento che più di un anno e mezzo fa, ho proposto un programma di salvataggio in sette punti che inizia con la formazione di un governo tecnico e indipendente, l’indipendenza del sistema giudiziario, il recupero dei fondi scomparsi, l’apertura di inchieste sulla corruzione sotto supervisione internazionale – per evitare che siano utilizzate per scopi politici –  e, infine, l’adozione di una legge elettorale che preservi lo spirito degli Accordi di  Taif del 1991 che posero fine alla guerra civile

Lei crede che Hezbollah non sia solo un ostacolo alla stabilità politica ed economica del Libano, ma anche alla stabilità della sua situazione di sicurezza?

Hezbollah ha partecipato a tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, e nessun governo può essere formato senza il suo consenso. Ciò significa che il movimento o è un partner nella corruzione o è impegnato nella copertura dei corrotti. A mio parere, tutti oggi devono negoziare, mettere da parte i dissidi ed evitare di ostacolare la formazione di un governo anche per non pregiudicare gli Accordi di Taif, anzi dovrebbero impegnarsi affinché questi Accordi siano interamente applicati.

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Americana del Midwest, vive tra Italia, Israele e USA. Ha conseguito un Master in Politica Comparata alla London School of Economics ed un Dottorato in Storia Contemporanea Europea al Queen Mary College (University of London). Ha insegnato nel Dipartimento di Relazioni Internazionali alla American University, sede di Roma, e alla Ben Gurion University in Israele. Ha scritto per Il Foglio, Panorama, The Jerusalem Post, The Weekly Standard, The World Jewish Digest e The Journal of International Security Affairs. Ha pubblicato La Storia del Partito d’Azione e la diaspora degli Azionisti, 2008. Attualmente siede nel board del Guarini Institute for Public Affairs - John Cabot University a Roma. Inoltre lavora come traduttrice e scrive per il The Times of Israel. Segue la politica estera per La Voce Repubblicana.