A dicembre abbiamo scritto che l’Inghilterra sarebbe uscita dalla pandemia mentre il resto d’Europa, Italia in testa, ci  avrebbe affogato ancora dentro. Non che fosse prova di particolare acume.  Basta conoscere la capacità di mobilitazione britannica. Gli inglesi sono meglio di un esercito rivoluzionario  e oramai riescono a vaccinare 800 mila persone al giorno.

Da noi ci si vantava di averne vaccinate trentamila. Grazie al nuovo governo Draghi si è cambiato  passo, ma il gap da recuperare resta parecchio alto. Basta vedere le tabelle pubblicate sul “Sole 24 ore” che segue l’evoluzione quotidiana delle vaccinazioni. Alla voce operatori sanitari e sociosanitari, che registra un milione e rotte di persone si legge che è stato vaccinato il 200,5 per cento, cioè più del doppio degli effettivi impiegati in queste mansioni. Come è mai possibile? Perché più di un milione, avrebbero ricevuto il vaccino senza i titoli di urgenza e di necessità e questo è stato, insieme alla scelta della doppia dose perseguita dal governo precedente, la principale causa dello scarso impatto sulla mortalità. E ancora al 3 febbraio scorso la somministrazione del vaccino aveva raggiunto solo il 4 per cento della platea degli ultraottantenni. In questi giorni si vaccina Scanzi,  non il  nonno. Poi bisogna leggere i dati con attenzione. Tutte le Regioni a guida Pd hanno fatto meglio di quelle a guida centrodestra, in particolare della Lombardia che si è rivelata sul fronte vaccini un autentico disastro, con casi eclatanti di disservizio, non solo a Cremona dove la pandemia certo non è stata uno scherzo, ma persino a Codogno.

Prendersela con le agenzie di supporto è come prendersela con la segretaria d’azienda. E’ la giunta regionale che dovrebbe andare a casa e speriamo che Salvini lo capisca, Fontana, non è meglio di Conte mentre Bertolaso, è poco meglio di Arcuri.

Il governo di unità nazionale ha la forza sufficiente per correggere  l’autonomia legislativa che consente alle Regioni di far la voce grossa e la maggioranza ad un dato momento dovrà occuparsi anche di legge elettorale. Si inizi a svolgere una riflessione su un sistema di elezione diretta del sindaco e del presidente di regione che non contempli anche il capo del governo. Qualcosa del genere come il nostro attuale con tre diverse applicazioni, non si è mai visto in uno Stato democratico dell’occidente. Un metodo sicuro per condurre alla dissoluzione dell’unità nazionale.  Non è che si può surrogare la questione scrivendo sulla scheda elettorale, Berlusconi o Prodi “presidente”. Il presidente del consiglio lo sceglie il capo dello Stato e lo vota il parlamento lo stesso. A maggior ragione, un presidente di regione dovrebbe essere eletto dal suo consiglio e non direttamente, mentre il sindaco potrebbe ancora essere scelto dai cittadini, la platea è comunque più ristretta, ma un sindaco di capoluogo, un sindaco di capitale eletto direttamente, conterà più del governatore scelto dai partiti. Piuttosto si proponga una riforma presidenziale, o semi presidenziale,  una elezione diretta del governo, quello che volete.

Altrimenti si ripristini una legge elettorale per tutti i livelli di governo come quella proporzionale che ha retto il paese per più cinquant’anni e con successo. Bisognerà pur evitare lo scompenso che si è manifestato fino ad oggi nella legislazione concorrente:  domani potrebbe degenerare in una spaccatura dell’identità nazionale.

Grazie ai vaccini la pandemia dovrà pur finire. Allora ci accorgeremo che i problemi di tutti i giorni si sono aggrevati a cominciare da quello concernente l’assetto dello Stato.