Perchè i contagi restano stabili nonostante i lockdown

Ieri il Messaggero di Roma scriveva che non si capiva il senso di chiudere le scuole per poi scoprire che i bambini sono stati tutti riversati nei parchi giochi con i genitori, senza mascherine sotto i cinque anni e ammassati uno all’altro. Ancora nulla, ci permettiamo di dire, rispetto all’anno scorso, quando le madri portavano i figlioletti con loro nei centri commerciali, dove la densità di sovraffollamento era il triplo e pure al chiuso e le mascherine ignorate dalla legge.

Che ai comitati tecnici scientifici difetti il senso della realtà, lo si capisce salendo su un autobus. In lunghezza si è ristretto lo spazio, forse per isolare il conducente, che pure è protetto da un vetro, ma anche saltando un posto a sedere, non c’è certo un metro di distanza e comunque non c’è in piedi, nel corridoio, e le mascherine non si sanno indossare. Bisognerebbe lavarsi le mani ogni volta che le si tocca, cosa che non succede, quando si spostano dal viso per rispondere al cellulare o per accendersi una sigaretta, lo spettacolo più frequente, o mangiare per strada, dato che non si può sostare ai tavoli.
Per ospedalizzare la vita civile, occorre una qualche forma di disciplina che si trova nelle società con un’impronta militare. La Corea del sud ad esempio, la Cina,  Taiwan, lo stesso Giappone. Del resto l’isolamento è un prodotto del sistema carcerario quale veniva redatto negli Stati Uniti dai primi del 1800 e che nel 2020-21 nessun presidente ha imposto.

In questo ultimo anno, al contrario dell’Italia, Francia e Germania hanno interrotto pochissimo la didattica in presenza delle scuole materne ed inferiori e, pensate!, senza disporre dell’ausilio dei preziosi monobanchi. Forse sarebbe utile guardare a come hanno fatto e preoccuparsi di stabilire le regole per gli anziani che hanno frequentazioni con i bambini. In questo caso sono proprio i congiunti che semmai bisognerebbe isolare, il contrario di quello che diceva il precedente governo. All’Istituto di oncologia europeo hanno pubblicato uno studio secondo cui non sono le scuole a propagare il virus, a contrario di quel che pensa il professor Galli.

Fra tanti disastri, abbiamo degli amministratori capaci. Non Fontana, ma di certo Bonaccini.  Il presidente della Regione Emilia Romagna ha chiesto al governo l’unica cosa sensata, ovvero di accelerare la campagna vaccinale. Se guardiamo rispetto al mese scorso, è bastato cambiare il capo della protezione civile per aumentare il passo e cacciato poi anche Arcuri si è persino iniziato a volare, da una media di 60 mila vaccinati al giorno dal 27 dicembre, abbiamo superato quella di centoventimila a marzo. Eppure i vaccinati sono ancora pochi, non solo rispetto a chi al giorno ne vaccina 800 mila, ma anche rispetto al tempo perso e agli errori commessi.

Dei primi sei milioni di persone vaccinate, un milione è senza requisiti, due milioni lo sono stati ben due volte, e il richiamo poteva aspettare altri tre mesi e solo il 4 per cento di questa quota risulta di ultra ottantenni. Peggio, Bertolaso, commissario per i vaccini in Lombardia, a fronte del fallimento della campagna in quella regione si presenta tutto sereno alle telecamere per dire che adesso si vaccineranno gli altri settecentomila over 80 che restano. E in che tempi? Con quanti morti? Perché anche raddoppiando come si è fatto la media di vaccinazioni non arriveremo all’immunità di gregge questo agosto, le previsioni del vecchio Cts, ma a maggio del prossimo anno. Il problema del governo Draghi, non i sono battibecchi della maggioranza, ma i morti del paese, il cui numero è ancora troppo elevato.