A poche settimane dal suo insediamento, il governo Draghi è chiamato a rivelare la propria direzione sul tema Giustizia, la prova è quella degli emendamenti sul principio di innocenza. Proposti tra gli altri dall’On. Andrea Costa, che recentemente ha dato disponibilità alla collaborazione esterna in tema Giustizia al progetto “Un Programma per l’Italia”, rischiano addirittura di mettere in crisi la maggioranza.  Tanto è vero che la votazione, prevista per la giornata di ieri, mercoledì 24 marzo, è stata rinviata.

Il M5S si conferma strenuo difensore della linea giustizialista ed è, di fatto, l’unica forza politica che mostra un’opposizione assoluta ad un riforma che, peraltro, risponde a precise direttive europee sul tema Giustizia. L’aderenza del M5S al così definito Partito delle Procure, diventa proprio su questo tema, indiscutibile e sospetta. Ricordiamo che la riforma risponde a precise regole di civiltà giuridica che vogliono impedire la spettacolarizzazione del processo nelle sue fasi di indagine e di svolgimento, norme di civiltà quindi che, tuttavia, ledono il potere di interdizione esercitato da sempre, proprio con la spettacolarizzazione del processo, soprattutto in campo politico.

Tutto iniziò dall’epoca dell’inchiesta “Mani Pulite”, da una parte della magistratura che, su tale spettacolarizzazione, ha costruito per molte toghe, rese famose, l’incipit di una carriera politica. Non è un caso che Antonio Di Pietro, antesignano di tale tradizione, sia stato da principio molto vicino al fondatore del movimento, Beppe Grillo, condividendone la società di software per le proprie piattaforme informatiche, la Casaleggio & Ass.ti.

Insomma, questi tempi, come una cartina di tornasole, mostrano che la Giustizia in Italia è da tempo strumento di pressione e di potere, al quale un non meglio identificato gruppo trasversale ai poteri politici e giudiziari, non vuole rinunciare. Singolare che sulla barricata a difendere questa prerogativa, assolutamente estranea ai principi della Costituzione, si trovi un partito come il M5S nato per aprire il parlamento “come una scatoletta di tonno” e che invece sembra sempre più improntato ad una linea politica aderente a principi contrari alle più elementari regole di civiltà giuridica.

Su questa partita il Governo Draghi è chiamato ad una dura prova.