Coloro che sono delusi dalla decisione di non allentare la morsa delle restrizioni devono pur rendersi conto dell’eredità negativa che grava sul governo. A fronte della ripresa dei contagi di ottobre, quel grand’uomo di Arcuri vantava le nuove tremila terapie intensive che erano state aggiunte alle seimila circa esistenti e ne prometteva altre tremila e cinquecento a fine anno. Queste ultime non si sono mai viste, non solo,  ma ora ci si accorge che  anche le novemila vantate sono solo sulla carta.  Non è aumentato il personale ospedaliero e ottocento ventilatori consegnati sono rimasti imballati. Il governo precedente non si è preoccupato  di reperire nuovi medici, sarebbe occorso fare dei contratti all’estero, ed il ministro della Sanità è rimasto lo stesso, con gli stessi consiglieri scientifici fra l’altro e anche questo pesa sulla gestione del nuovo governo.

Un anno come quello passato, lo abbiamo scritto subito, non si rovescia certo in un mese nemmeno con Poseidone presidente del consiglio. Il piano pandemico su cui si erano innescate le dimissioni del ministro Bellanova prevedeva di dover scegliere a chi salvare la vita  e a chi no, queste erano le condizioni. Come avveniva ad Auschwitz.

Il dovere morale del nuovo governo è quello di fare tutto il possibile per limitare i contagi con le terapie intensive che stanno andando nuovamente in sofferenza. D’altra parte le Regioni sembrano aver compreso la lezione e non premono per riaperture che non si potrebbero garantire nel tempo. Invece spingono sull’unica cosa sensata su cui si può   misurare adesso il governo, non le riforme, le vaccinazioni.

Il quadro vaccinale è semplice da valutare, basta seguire il grafico pubblicato in tempo reale da Il Sole 24 ore. Dal 27 dicembre fino alla sostituzione del capo della protezione civile Borrelli si viaggiava ad una media intorno alle sessantamila vaccinazioni al giorno. La settimana successiva  sono quasi raddoppiate, da un paio di settimane siamo sopra le duecentomila come media. Pesano negativamente il milione di vaccinati senza requisiti e la doppia vaccinazione che si poteva rimandare di tre mesi.  L’Inghilterra vola grazie alla sola vaccinazione sufficiente a ridurre il tasso di mortalità, ma gli scienziati del governo Conte non erano quelli di Jhonson e non hanno ascoltato le raccomandazioni di Fauci che pure erano state inequivocabili a riguardo. Ancora al venti febbraio c’era solo il 4 per cento degli ultra ottantenni vaccinati. Oggi siamo intorno al venti.

Solo chi non lo vuol vedere non si accorge del cambio di passo sui vaccini, persino la Lombardia dove di danni ne sono stati fatti di tutti i tipi, si sta rimettendo in riga. E’ vero invece che  duecentocinquantamila vaccinati al giorno è ancora poco, che bisogna alzare la soglia. Non possiamo biasimare coloro che chiedono di aumentare la quantità dei vaccini disponibili, nei limiti imposti dall’unità nazionale, ovviamente, come ha ricordato il governatore Bonaccini. Anche di questo si è occupato Draghi, comprendendo le lacune europee in materia, si è mosso con una certa risoluzione, innanzitutto fissando la priorità di rivolgersi alla popolazione interna.  Non abbiamo solo i no vax, ma pure quelli che sostengono che dobbiamo vaccinarci insieme ai neozelandesi.

A tutti costoro rispondono i dati, i paesi che si sono concentrati sulla loro popolazione, Israele, l’Inghilterra, L’America, stanno riducendo la loro mortalità, l’Europa  che programmava la grande distribuzione mondiale, ancora no.

Non è essere antieuropei criticare quello che non funziona della Comunità. E’ che occorre un  profilo europeista di una qualche autorevolezza per farlo e questo è il cambio vero di passo di Draghi. Il presidente del Consiglio non pensa che l’Europa sia il migliore dei mondi possibile, ma che possa ancora diventarlo e non c’è bisogno di battere i pugni sul tavolo.