Nell’ormai lontano 2016, un diplomatico iraniano presente ad un evento alla Fiera di Roma disse “Ormai a causa dei meccanismi delle sanzioni la Cina, ed in minor misura l’India, stanno sottraendo agli europei ed all’Italia grandi occasioni di business, dalle infrastrutture alle forniture energetiche”. Tale situazione si è protratta, malgrado la firma del JCPOA nell’agosto 2015 e la revoca delle relative sanzioni, nei 3 anni successivi fino alla definitiva denuncia americana dell’accordo sul nucleare, a causa di un diverso pacchetto di sanzioni ricollegabili alle attività destabilizzanti di Teheran nella Regione.

Le incaute transazioni finanziarie ciononostante condotte da BNP Paribas in Iran sono costate alla banca francese nel 2017 una sanzione di oltre 9 miliardi di dollari. Il deterrente è stato efficace come dimostrato anche dal mancato seguito operativo alla missione di imprenditori italiani (SNAM, FS, ANAS, AdR, etc.) a Teheran guidata dall’allora Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

L’accordo per forniture di petrolio e gas contro infrastrutture per un valore di 400 miliardi di dollari per i prossimi 25 anni sottoscritto sabato 27 dai due Ministri degli Esteri di Cina e Iran costituisce una conferma di quella che poteva sembrare un bluff del diplomatico iraniano. Anche se il negoziato tra i due Paesi si protraeva appunto dal 2016 per la non facile definizione dei prezzi energetici a così lungo termine e del valore delle contropartite infrastrutturali, la decisione di sottoscrivere l’intesa a soli 9 giorni dai colloqui sino-americani di Anchorage costituisce un evidente atto di sfida dei due contraenti nei confronti di Washington che si presta ad un’interpretazione articolata.

Per la Cina, che tra l’altro è firmataria del JCPOA in quanto membro del 5+1, si tratta della riaffermazione dell’impegno massiccio sulla Belt and Road Initiative – basata sullo scambio materie prime contro infrastrutture – anche attraverso i meccanismi della nota Banca Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture già attiva per lavori in Pakistan e nel Kazakistan. Nel rapporto con l’Iran si tratta anche di segnare un punto nella competizione con l’India già presente nel settore portuale iraniano.

Per l’Iran si tratta invece di dimostrare la fine dell’isolamento indotto dalla maximum pressure dell’era Trump. Ma soprattutto di esercitare a propria volta una pressione diretta, ed indiretta attraverso i firmatari europei del JCPOA, affinché Washington acceleri la revisione della posizione sull’accordo nucleare.

Tale processo è, come noto, reso complesso dalla dinamica incrociata del rientro americano nell’accordo e del rispetto iraniano delle sue clausole sull’arricchimento dell’uranio. Ulteriore motivo di complessità è costituito dall’interesse occidentale, finora non condiviso da Teheran, ad ampliare il perimetro del JCPOA agli arsenali missilistici ed agli assetti di sicurezza nella Regione con riferimento alle attività di Hezbollah e di altre milizie filoiraniane in Iraq, Siria e Yemen. Quest’ultimo aspetto finirebbe necessariamente per coinvolgere anche Israele, Arabia Saudita ed Emirati, prospettiva alquanto distante dalla ipotesi di intese militari di contenimento dell’Iran quale corollario del Patto di Abramo.

Su questa complessa architettura è evidente che la palla sia ora nelle mani della Amministrazione Biden cui si attribuiscono intenzioni di apertura a Teheran e di più ampio spazio di manovra nella Regione attraverso pressioni distribuite sui vari soggetti locali, in particolare sull’Arabia Saudita (Yemen, rapporto sull’omicidio Khasshogi, fine delle sanzioni contro il Qatar). Si tratta di vedere se la sfida dell’accordo di Teheran di sabato 27 sarà un acceleratore delle riflessioni americane sul dossier iraniano o se invece sarà un fattore di irrigidimento.

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Ambasciatore. Consigliere diplomatico dei Presidenti del Consiglio Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi e Lamberto Dini. Dal 1979 al 1984 è vicerappresentante permanente italiano presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) a Parigi. Sherpa ai Vertici G7 di Halifax 1995 e Lione 1996. Ambasciatore a Parigi 1995-1999. Dal 1999 al 2003 è Ambasciatore d'Italia presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a New York. Dal 2003 al 2005 è Ambasciatore d'Italia in USA. Dal 2020 è Responsabile nazionale esteri del PRI.