Si può vendere un tweet? E’ la domanda che probabilmente si è posto Jack Dorsey, fondatore di Twitter, quando ha deciso di mettere all’asta il primo tweet (“cinguettio”) della Storia (il suo), inviato il 21 marzo 2006. Si tratta di un pezzo da collezione digitale di rilievo per il social network che ad oggi conta più di 300 milioni di utenti nel mondo. Non solo la vendita è stata possibile, ma ha anche avuto un enorme successo. Il tweet di Dorsey è finito all’asta, ed è stato assegnato al miglior offerente: Sina Estavi, CEO di Bridge Oracle, ha pagato 2.915.000 dollari, denaro che finirà in beneficenza, come ha precisato il fondatore di Twitter. Non si tratta dell’unica opera digitale venduta a livello globale. L’11 marzo “Everydays: The First 5.000 Days”, un collage digitale dell’artista americano Beeple, è stato battuto all’asta per la cifra record di 69.3 milioni di dollari (!). Lo ha annunciato la casa d’aste Christie’s. “Everydays: The First 5,000 Days” si basa su un progetto iniziato il primo maggio 2007, quando Beeple, allora web designer annoiato iniziò a creare un’opera d’arte ogni giorno, senza interruzione, per migliorare le sue capacità di disegno e grafica. Successivamente il collage di tutti questi piccoli pezzi in forma digitale è diventato un vero capolavoro virtuale. Beeple – artista quarantenne di Charleston (South Carolina), il cui vero nome all’anagrafe è Mike Winkelmann grazie a tale vendita è entrato nel gotha dell’arte mondiale, diventando uno dei tre artisti viventi più pagati. Sempre a marzo è avvenuto il primo passaggio di proprietà di una casa digitale. Si tratta di Mars House: il nuovo proprietario ha pagato l’artista digitale Krista Kim 288 Ether (criptovaluta), un controvalore di circa 514.000 dollari. In cambio ha ricevuto un file 3D da caricare sul suo metaverse, un’estensione virtuale del mondo fisico dove vengono acquistati e scambiati appezzamenti di terreno virtuale e vengono costruite case e attività commerciali digitali. Nel metaverse ci si muove attraverso un avatar digitale ed esiste un mercato per le risorse digitali come la moda e gli accessori (259) The Sandbox Teaser 2021 – Gaming Virtual World with NFTs on the Blockchain – YouTube. Cosa hanno in comune queste compravendite digitali? Il fatto di essere avvenute tutte grazie ai Non Fungibile Tokens (NFTs). Di cosa si tratta? NFT è un’unità di valore non fungibile, cioè un certificato digitale di autenticità del bene, che deve la sua attendibilità ad una Blockchain. Andiamo per ordine. Una moneta da 1 euro è trasferibile e fungibile. La trasferibilità è una caratteristica tale per cui può passare di mano in mano; la fungibilità rende le monete di 1 euro tutte uguali, cioè tra loro interscambiabili. Gli NFTs sono trasferibili, ma non fungibili perché individuano un bene unico, ad esempio un’opera d’arte con un solo proprietario (o un gruppo di proprietari) alla volta. Se ho 1 euro in tasca, non posseggo tutte le monete da 1 euro. Ma se ho comprato un quadro di Rubens è mio (e solo mio). Qui il ruolo cruciale è svolto da Blockchain, da molti conosciuta perché è su di essa che si basa l’affermazione ed il successo di Bitcoin e delle criptovalute. Blockchain è un registro tecnologico condiviso e non modificabile; in altri termini è un libro mastro digitale nel quale vengono registrate le transazioni ed è attestata la proprietà. Grazie a Blockchain gli NFTs si propongono di superare il problema del “copia-incolla”. Sul web, il duplicato di un audio Mp3 o di un’immagine in formato jpg è identico e ha lo stesso valore dell’originale. Cioè, più o meno zero. Il tema del diritto d’autore non è certo estraneo ai contenuti digitali. Ma è molto nebuloso o irregimentato da grandi piattaforme per la distribuzione di video e musica. Per un compratore o per un artista (che sia un fumettista, un musicista o un creatore digitale), il certificato su Blockchain assicura la titolarità dell’opera. Asset come gif, meme, video e persino tweet diventano unici, replicabili ma non sostituibili, quindi vendibili. Gli sono strumenti utili per monetizzare qualcosa che in precedenza non aveva alcun valore. In quali modi? Il più immediato è appunto: vendere. Un altro potrebbe essere legato agli incassi futuri, dilazionati nel tempo: l’autore grazie agli smart contract (contratti su Blockchain le cui clausole possono scattare in automatico al verificarsi di alcune condizioni prestabilite) potrebbe incassare una percentuale del prezzo di vendita, ogni volta che l’NTF viene ceduto. Si tratta di una vera e propria rivoluzione anche per tutte le proprietà intellettuali, come i diritti d’autore. Lo ha già capito il mondo della musica, la cui componente live ha sofferto enormemente l’impatto della pandemia, ma la cui parte discografica è cresciuta anche nel 2020, con un fatturato che si attesta a 21.5 miliardi dollari. Tale business, ancorato saldamente nelle mani delle grandi major, potrebbe riservare un maggior potere agli autori grazie ai NFTs, nel segno della disintermediazione. Lo ha capito l’italiana SIAE, la sesta società di collecting globale, che ha messo a segno un’alleanza con Algorand, sfruttando la sua Blockchain per veicolare e gestire i diritti d’autore sotto forma di asset digitali. La stessa SIAE ha indicato che in una sola settimana sono stati creati 4 milioni di NFTs che rappresenteranno digitalmente i diritti degli oltre 95.000 autori associati SIAE rappresenta i diritti degli autori con asset digitali: creati più di 4.000.000 di NFT sull’infrastruttura blockchain di Algorand | Società Italiana degli Autori ed Editori. Si tratta di un percorso che parte dalla creazione di una banca dati decentralizzata che costituisce un sistema univoco di identificazione degli autori. Matteo Fedeli, direttore della divisione musica di SIAE, ha commentato l’accordo: “E’ una soluzione che risolve l’information gap attuale facendo emergere il valore per gli utenti finali (gli autori). L’informazione decentralizzata sfrutta un’infrastruttura scalabile che punta a riportare il valore in mano ai detentori dei diritti”. La Blockchain di Algorand garantisce la trasparenza dei passaggi, la sicurezza evita le manipolazioni, assicurando anche la velocità delle transazioni. Si tratta infatti, come precisato da Silvio Micali – docente di informatica al MIT (Massachusetts Institute of Technology) e fondatore di Algorand – di una Blockchain basata sulla proof of stake: i certificatori della validità delle transazioni contenute nel blocco sono scelti casualmente su base crittografica tra tutti i nodi della Blockchain stessa (cioè tra i possessori dei token di Algorand). Un sistema rapido, efficiente e decisamente meno energivoro rispetto alla Blockchain di Bitcoin. I token e le relative Blockchain stanno rivoluzionando anche il sistema del credito e quello degli investimenti. Il 23 marzo Azimut ha annunciato l’accordo con Sygnum Bank, la prima digital asset bank globale, per l’emissione di un proprio token. Si tratta della cartolarizzazione digitale di un asset finanziario disponibile per investire nel credito alternativo. Il token di Azimut è la rappresentazione digitale di un portafoglio di 5 milioni euro di prestiti alle piccole e medie imprese italiane, originati sulla piattaforma di borsa del Credito e garantiti dal Fondo di Garanzia del Mediocredito Centrale. Esso verrà usato nella costruzione dei portafogli per i clienti private attraverso una gestione patrimoniale riservati alla clientela professionale. I NFTs promettono di trovare applicazioni in tutti i settori, rappresentando un cambiamento radicale non solo per la valorizzazione di beni di natura digitale, ma anche trasformando il diritto di proprietà nel mondo economico e finanziario.