Dopo che il professor Panebianco ha spiegato le ragioni per le quali sarebbe il caso di tornare ad un sistema proporzionale puro e  creare una forza democratica liberale, l’altra firma “liberal” de “il Corriere della Sera” ha scelto di tirare dritto e sdoganare Fratelli d’Italia. Va da sé che un partito che supera il dieci per cento dei consensi è già sdoganato di suo, ma pazienza.

Il partito di Giorgia Meloni potrebbe diventare quella forza nazional conservatrice che, grosso modo, non si vedrebbe dai tempi di Cavour e Ricasoli.  Galli della Loggia elabora un autentico documento programmatico che basterebbe abbracciare. Due sole osservazioni.

La prima, non si capisce esattamente cosa abbia mai da conservare Fratelli d’Italia. Lo stesso Galli della Loggia riconosce che il potere di conservazione è passato da tempo ad altri lidi, probabilmente pensa ad il partito democratico, a qualcosa di Forza Italia, ovvero alle organizzazioni politiche che hanno dominato i gangli amministrativi dello Stato dal 1994 fino almeno al 2018, succedendosi l’un l’altra e cercando di praticare un anglosassone, si fa per dire, spoils system. Probabilmente anche Fratelli d’Italia ha qualche strapuntino da difendere, ma insomma poca roba. Se poi si aggiungono gli anni di questa intera legislatura passata all’opposizione, più che una destra “conservatrice”, Fratelli d’Italia rischia di diventare una destra “rivoluzionaria” e da Cavour passiamo subito a D’Annunzio.

La seconda osservazione è sul vademecum di Galli della Loggia, che spaziando sulla politica economica e sociale, è davvero interessantissimo. Per un vecchio liberale come lui, ancora lo ricordiamo nelle liste dell’Eldr fatte con il Pri nel 1989, deve essere stato durissimo chiedere di aumentare le tasse in nome di una sanità decente, ma va apprezzato  lo sforzo. Il problema, il professore perdoni, non è però questo vasto programma economico sociale che non si capisce perché mai il partito della Meloni non dovrebbe sposare immediatamente. Tale ipotesi non è utopistica affatto. Al contrario, non disponendo di uno straccio di indirizzo programmatico, Meloni farebbe bene a chiamare subito Galli della Loggia e affidargli l’incarico di stendere finalmente una linea di condotta politica programmatica del suo partito, che, finora, forse non siamo competenti, sembra sempre essersi mosso un po’ a casaccio. E ha ragione Galli della Loggia quando dice che il fantasma dell’eredità fascista di Fratelli d’Italia, pur riesumato il simbolo del vecchio Msi, preoccupa poco o niente, Meloni, è persino una ragazza simpatica.

Il problema vero è la collocazione internazionale di questo partito. Ed è su questo che Galli della Loggia deve scrivere il programma, la politica estera. Magari telefoni a Marina Le Pen per un aiutino e buon lavoro.