La Camera ha approvato, praticamente all’unanimità (1 solo voto contrario), l’emendamento presentato da Enrico Costa sul recepimento della direttiva Ue sulla presunzione di innocenza. Il deputato di Azione non nasconde la sua soddisfazione : «È un grande risultato, uno stop forte e chiaro al processo mediatico, alle conferenze stampa e ai video degli atti di indagine, ai nomi con cui si battezzano le inchieste, alle intercettazioni spiattellate sui giornali. Un tema che ho sollevato mesi fa, inizialmente da solo. Mi hanno più volte invitato a ritirare gli emendamenti, mi hanno detto che non sarebbero mai stati approvati. Ho risposto che non avrei ritirato un bel niente, perché così avrei costretto i deputati contrari al principio di “presunzione di innocenza” a metterci la faccia. Ora tutti applaudono e sottoscrivono. Anche coloro che inizialmente si sono messi per traverso».

Enrico Costa collabora con lo scrivente al Comitato “Programma per l’Italia” presieduto dal prof. Carlo Cottarelli sul tema delle riforme alla Giustizia Penale e questo risultato, anticipato nell’ultimo incontro tenutosi sul tema, non può che far esultare tutti noi repubblicani, non perché “garantisti” ma perché fedeli al dettato della Costituzione che prevede, prima ancora che lo prevedesse la Direttiva Europea, oggi recepita, il principio della presunzione di innocenza.

Ma cosa prevede specificamente l’emendamento? Una bella stretta in senso garantista: dichiarazioni da parte delle Procure che non presentino la persona come colpevole, comunicati stampa con la sola indicazione dei fatti contestati, divieto di diffusione di video o audio di intercettazioni non ancora vagliate nell’apposita udienza stralcio e ripristino del divieto di pubblicazione integrale dell’ordinanza di custodia cautelare.

E’ un primo passo essenziale perché chi chiedeva che si ripensasse in primis all’intero sistema giudiziario non può che ammettere che occorre, in primo luogo, pensare alla preventiva revisione delle storture della sua comunicazione pubblica, che tanta parte ha avuto nelle manipolazioni del sistema giudiziario, anche e soprattutto nei rapporti politica e giustizia, di questo ultimo trentennio. Non è ammissibile e sarà vietato che un indagato riceva l’avviso di garanzia all’alba e poche ore dopo ci sia una conferenza stampa in cui gli inquirenti facciano dichiarazione ai giornali: nomi, dettagli, foto, persino i video. Conferenze stampa affollate di giornalisti ma dove… l’avvocato e la parola della difesa non c’è mai.

Un fatto che inibisce ed ha inibito per tanti anni il diritto ad una difesa serena nella piena applicazione del principio della presunzione di innocenza. Se si racconta, come si è sempre raccontato all’inizio delle inchieste, solamente un unico punto di vista, quello della Procura, gioco forza è che il vero ed unico processo diventi quelle mediatico.

Ricordiamoci, infine, per capire l’importanza di questo emendamento, che molte sfolgoranti carriere politiche di magistrati si sono costruite proprio sui processi sotto i riflettori di TV e giornali che hanno offerto una imperdibile occasione per una gratuita ribalta, mediatica e spesso politica.

Insomma, il Partito delle Procure perde una delle frecce al suo arco, da lì bisognava ben partire.