Occorre uscire dalla retorica. È evidente che USA ed Europa hanno tanti “valori” ed “interessi” in comune: sono radicati nella Storia, nei flussi migratori del passato, nella visione di società. Ma è altrettanto evidente la diversa evoluzione delle due comunità che formano la realtà atlantica. Gli USA interrazziali, multiculturali, bi-oceanici, vincenti in 2 Guerre Mondiali e nella Guerra Fredda, spregiudicati protagonisti delle cicliche dinamiche economiche sono, comprensibilmente, insofferenti di un’Europa (principalmente continentale ma, in una certa minor misura, della stessa Gran Bretagna, ex Potenza coloniale “decaduta”) guidata dalle frustrazioni storiche della 2 volte ex nemica Germania e della 2 volte cripto-amica Francia.

Un’Europa dove pulsioni euroasiatiche, opportunismi levantini, maghrebini e saheliani, innegabili successi industriali – dell’automotive ad Airbus, dal mix energetico all’agricoltura – alimentano, anche per effetto delle Presidenze “stop and go” Clinton-Bush-Obama-Trump-Biden, ambizioni di “autonomia strategica” e di “sovranità tecnologica”. Il tallone d’Achille europeo resta la dipendenza dai movimenti dei capitali a guida dollaro con il quale una quasi-valuta come l’euro non è in grado di competere ma serve soltanto gli interessi mercantili della Germania (ed in parte dell’Italia) con il vecchio pirata olandese
nel comodo ruolo di paradiso fiscale in concorrenza con Lussemburgo e Svizzera.

La duplice, parallela espansione ad Est della NATO e dell’Unione Europea, apparentemente complementari, ma in realtà competitive, ha dal canto suo complicato l’atmosfera transatlantica, generando incomprensioni e sovrapposizioni. Per la Nato esemplare è il caso di Polonia, Paesi Baltici e Romania che hanno risvegliato in Russia l’antica sindrome della minaccia (polacco-svedese nel 17° e 18° secolo, Napoleone, Hitler & C.), disturbando con la vicenda ucraina l’eterno flirt fra Berlino e Mosca. Dal canto suo, l’espansione ad Est dell’UE a guida franco-tedesca ha prodotto il paradossale boomerang sovranista di Visegrad.

Da ultimo la Cina. Le inquietudini sono condivise da Stati Uniti ed Europa, ma più avvertite a Washington come minaccia al proprio status globale (ad esempio nell’Indopacifico), che l’Europa viceversa non possiede perché tuttora priva di una vera politica estera, di sicurezza e di difesa, analogamente a quanto avviene per l’euro nella competizione con il dollaro.

Il vertice Putin-Merkel-Macron di lunedi 22 marzo e l’accordo sino-europeo sugli investimenti del 24 dicembre 2020, in piena transizione Trump-Biden, hanno offerto due plastiche rappresentazioni della distanza che separa le due sponde dell’Atlantico nel trattamento rispettivo del “killer” del Cremlino e del Drago cinese. Le critiche europee per la vicenda Navalny o per la vicenda degli Uiguri sono parole. Il Northstream 2 ed i surplus tedeschi verso la Cina sono i fatti.

Ultima osservazione: le elezioni federali tedesche del settembre prossimo e quelle presidenziali francesi del maggio 2022 non dovrebbero modificare sostanzialmente i fondamentali dell’equazione euroatlantica, mentre forse saranno più significativi i risultati delle mid-term del novembre 2022.

L’Italia sembra aver imboccato, con la riaffermazione del doppio ancoraggio “atlantico ed europeo”, la rotta dei porti sicuri (cioè all’ancora), giacché sembra ancora esclusa dai grandi giochi europei (in quanto dipendente dal miraggio NGEU) e confida nell’attenzione dell’Amministrazione Biden sui dossier mediterranei ed in quelli della nuova Guerra Fredda.

Con la Global Britain in piena manovra sugli oceani sarebbe comunque auspicabile raccogliere, almeno embrionalmente, quel ruolo di ponte transatlantico cui invece la Francia sembra ora aspirare nella consapevolezza delle difficoltà tedesche.

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Ambasciatore. Consigliere diplomatico dei Presidenti del Consiglio Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi e Lamberto Dini. Dal 1979 al 1984 è vicerappresentante permanente italiano presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) a Parigi. Sherpa ai Vertici G7 di Halifax 1995 e Lione 1996. Ambasciatore a Parigi 1995-1999. Dal 1999 al 2003 è Ambasciatore d'Italia presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a New York. Dal 2003 al 2005 è Ambasciatore d'Italia in USA. Dal 2020 è Responsabile nazionale esteri del PRI.