Si ripropongono periodicamente appelli a costruire un fronte laico repubblicano, liberaldemocratico, che metta insieme tutte le sigle che si richiamano al liberalismo, al liberismo, al mazzinianesimo, all’azionismo salvo poi, accorgersi che qualcuno rimane sempre fuori.

Spero che questa volta il tavolo coordinato da Carlo Cottarelli, cui partecipano Pri, Azione, + Europa, ALI ed I Liberali evolva nella casa comune di tutti i liberaldemocratici.

Io la propongo da quando il sistema maggioritario è nato in Italia, avendo in mente una terza via diversa da quella socialista e da quella popolare così come si sono proposte in Europa. Era questo un modello di società che diventava terza forza non, semplicemente, un centro di interdizione del potere. Proporre una sintesi politica e programmatica è possibile perché, pur sostenendo posizioni ideologiche diverse, una terza forza tra destra peronista e sinistra populista può rimanere una terza via, un modello di società realizzabile secondo i principi della libertà e della giustizia sociale.

Questo non significa che non può allearsi con altre forze in Parlamento per governare, ma lo fa sulla base di un’autonomia legittimata dal voto popolare e non come ruota aggiuntiva o di scorta di un bi-populismo delle estreme che è determinante sia nello schieramento di destra sia in quello di sinistra.

La nostra terza via che diventa terza forza però sui valori non deve contenere contraddizioni concettuali e culturali perché esse in poco tempo ne determinerebbero la fine. Pur non volendo confondere alleanza politica con un’inutile discussione ideologica, credo che ci siano dei presupposti ideali e morali che non possono essere superati e che hanno riferimento nella Costituzione della Repubblica italiana.

Ad esempio, tra cultura repubblicana e cultura iper-liberista ci sono contraddizioni evidenti. Per me inconcepibili, se si vuole coniugare la libertà capitalistica con la giustizia sociale, che deve essere determinata dalla politica e non del mercato.

L’ iper-liberismo portato a concezione di azione politica dove esiste? Il modello che propongono non si è realizzato in nessun parte del mondo. Teoria che non è applicabile a nessuna civiltà democratica. Il mercato non ha società, il repubblicanesimo e il mazzinanesimo teorizzano il primato della politica che coniuga mercato e giustizia sociale. Lo scopo del governo è l’interesse generale, non il dominio del mercato. Per un repubblicano, le regole e le leggi sono la garanzia e la tutela della libertà di tutti, per gli iper-liberisti sono fastidiosi ostacoli al primato del mercato.

La polemica di Mazzini con Bentham, o la concezione di Ugo La Malfa della programmazione e della politica dei redditi sono incompatibili con la visione iper-liberista che non vuole regole se non quelle del mercato.

Pensate cosa sarebbe successo, se non ci fosse lo Stato, in situazioni come quelle che stiamo vivendo da oltre un anno in tutto il mondo. Il mercato senza società pluralistica e con benessere diffuso non vive, si avvita su sé stesso e muore. Le politiche rigoriste senza società creano oligarchie finanziarie, senza regole, incompatibili con la democrazia. Ecco perché parlare di liberaldemocrazia io lo ritengo compatibile con il programma repubblicano, mentre l’iper-liberismo nelle sue logiche è incompatibile con la democrazia della Costituzione repubblicana, perché non è controllabile dalla sovranità popolare né dalle regole della giustizia sociale. Per certi versi lo trovo immorale, come il comunismo e per le ragioni opposte, la carità misericordiosa del Papa, o l’utilitarismo perché tutte sono concezioni che o distruggono la libertà o la imbrigliano, tutte pratiche che creano o oligarchie finanziarie o livellamento e povertà sociale. Senza nessuna educazione al dovere e alla libertà responsabile, che è fatta di una produzione di ricchezza e redistribuzione delle risorse, di uno Stato efficiente, ma con regole a tutela delle libertà individuali e sociali. Diverse sono le posizioni che coniugano mercato e Stato, globalizzazione e regole, merito e capacità, conoscenza e sapere dell’Umanità al servizio di tutti, non al servizio di gruppi che chiamano mercato ciò che è speculazione e che non si ferma davanti a nulla, nemmeno alle leggi o al rispetto dei diritti umani. Che in nome del profitto e dell’efficientismo sostituirebbero il lavoro con macchine, la libertà con la dipendenza.

Quindi, la cultura messa a confronto con altra cultura si arricchisce continuamente in una sintesi evolutiva. La cultura che adatta ciò che le fa comodo si avvita su sé stessa e muore. Io non ho una repulsione verso una concezione con meno Stato e più competitività, ma deve essere il frutto di una concorrenza leale che solo le leggi possono garantire, come opportunità di partenza, solo così vivono e si sviluppano le società democratiche. La logica di un capitalismo in mano a lobbies o ad un governo comunista, come in Cina, determinano sfruttamento e privazione della libertà per ragioni opposte perché riducono i cittadini a strumenti del potere.

Unire le forze serve se gli scopi sono gli stessi, non se gli scopi sono antitetici. I repubblicani servono la Repubblica che è sottoposta al giudizio degli uomini, non qualcosa a qualcosa di incontrollabile che si chiama mercato. Io capisco che l’amicizia è un legame forte, ma nessuna amicizia è reale se non riesce a distinguere le differenze e farne oggetto di discussione critica e non di idolatria.

E’ un occasione irripetibile soprattutto se il dopo Draghi non trovasse una forza liberal democratica capace di unirsi in un progetto strategico per l’Italia, per l’Europa e sui valori di civiltà occidentale ma si facesse fagocitare dalle lusinghe dei grandi elemosinieri di sinistra e di destra per qualche strapuntino individuale. Se vogliamo cambiare le logiche di lotta per la conquista del potere in una logica di partiti di servizio per il governo del paese è un’occasione da non perdere. Possiamo aggregare intellettuali, giovani e le parti migliori del Paese solo se seguiamo questa strada, il socialismo è in crisi in Europa e nel mondo, il popolarismo è incapace di risolvere le nuove sfide della modernità, le uniche forze che possono diventare la speranza del paese che intraprende come quella dei cittadini che chiedono giustizia sociale e libertà e questa non facciamola naufragare da inutili divisioni o da protagonismi e gelosie antistoriche.