La questione va posta perché storicamente, e per storicamente intendiamo quello che è avvenuto negli ultimi tre decenni, l’Associazione Nazionale Magistrati ha svolto un ruolo incompatibile con la funzione giudiziaria, dando vita di fatto a quelle porte girevoli che hanno consentito ai magistrati di entrare ed uscire dalla funzione giudiziaria a quella politica, contestualmente esercitando un ruolo di interdizione sul potere legislativo. Sono passati anni da quando il Presidente emerito Francesco Cossiga apostrofò, con non poca enfasi e forse un “pizzico” di esagerazione, la ANM come una Associazione “…tra il sovversivo e lo stampo mafioso…” davanti ad uno stupefatto Luca Palamara, che di quella associazione allora era il Presidente. Ma le cose non sono cambiate, anzi sono peggiorate. Proprio il caso Palamara ha messo davanti a tutti la realtà di una situazione incompatibile con i principi del diritto e le regole della Costituzione repubblicana. Solo l’anno scorso la stessa Emma Bonino che tutti possiamo definire in tanti modo ma non certo incauta, esordì polemicamente sulle pagine dell’Avanti per chiedere, insieme all’ex Ministro Guardasigilli Claudio Martelli, lo scioglimento della associazione. Perché una cosa è vera e dobbiamo avere il coraggio di dirlo, le ipotesi di reato che emergono dal Sistema Palamara, non sono ipotesi di illeciti a condotta individuale ma ipotesi di veri e propri reati associativi. La condanna di Palamara, agnello sacrificale del sistema, non ha potuto e non può cancellare questa verità innegabile né ricostruire la verginità a nessuno.  Se qualcuno, poi, pensasse che tali condotte non abbiano un effetto sul cittadino comune ma riguardino solo una lotta di potere, tutta interna ai palazzi e salotti romani, sbaglierebbe e sbaglierebbe di grosso. La scelta politica di collocare amici e sodali politici a capo delle procure, determina un vizio all’origine dell’intero sistema giudiziario, tanto da inficiarne la vera propria non solo efficienza ma soprattutto terzietà. In un modello giudiziario ad obbligo costituzionale dell’azione penale, con le procure ingolfate di processi e nelle quali qualcuno decide quale fascicolo debba stare sopra e quale sotto la pila… nessun cittadino e sicuro se quella scelta è fatta da chi ha un padrino politico partorito da un sistema. Ma di quale autonomia parliamo? Se l’ANM è responsabile, come ci dicono i fatti, di questo sistema e non avverte la ingiustizia di fondo che può generare ed ha generato, ebbene, cari amici repubblicani, la questione di scioglierla deve essere posta al centro del dibattito politico.