Ci era difficile credere che davvero qualcuno potesse pensare che il precedente governo Conte, nelle sue versioni, uno e due, grazie a dio abbiamo evitato il tre, se no saremmo tornati a Billy Wilder, “Uno, due e tre”, pellicola con James Cagney degli anni 50, disponesse di una qualche politica estera.  Il direttore della “Stampa”, Massimo Giannini, che afferma  invece il contrario, “Conte aveva una politica estera”, ci induce ad una maggiore considerazione di quanto visto in due anni. Giannini riconosce a Conte una politica estera tale per la quale l’emiro di Abu Dabi, non voleva aver più nulla a che fare con il presidente del consiglio italiano. Pur privi delle relazioni internazionali di Giannini,  se l’emiro non voleva più aver nulla a che fare con Conte, non è necessariamente un degrado di Conte.
Saremmo quasi indotti a chiederci per quale ragione piuttosto Conte si dovesse intendere con l’emiro. Ad Abu Dabi, lo stesso anno che invitano il papa per rilanciare la fratellanza umana e “la pace nel mondo”, ospitano la fiera delle armi per sterminarlo. La politica estera di Conte può essere peggio di quella dell’emirato tanto che quello non vuole più frequentarlo?
Giannini,  in ogni caso, che considera quella di Conte una politica estera, la giudica  piena di errori. Giudizio impietoso che ha sollevato  la protesta di Conte e Conte ha sbagliato anche  a replicare a Giannini, perché gli conveniva incassare il riconoscimento di aver avuto una qualche politica estera e passarci sopra.
Di politiche estere dell’Italia sbagliate ne abbiamo viste a  iosa. Mentre la nostra convinzione era che Conte non avesse una politica estera di alcun tipo. Il paese sotto il suo governo era una banderuola. Giannini invece elenca compunto gli errori commessi da Conte e lo fa, siamo d’accordo con lui,  senza  zelo alcuno. Talleyrand  è l’ esempio perfetto di uno Stato che si vende al nemico per gli esclusivi interessi di un ministro, tanto che  Conte meglio avrebbe fatto a dimenticarlo invece di citarlo.
Giannini ritiene un errore capitale  quello commesso nei confronti di Haftar in occasione della liberazione dei marinai. Giannini è  generoso.  Vi sarebbe da chiedersi le ragioni dell’autentico endorsement dato da Conte al generale, durante i  due mandati. Era questa  la sua politica estera? La commissione degli Stati Uniti?  Ecco è il punto, il rapporto tra Conte e Trump, anche se Trump aveva una qualche difficoltà ad accorgersi di Conte, a contrario dell’Emiro, lo apprezzava. E lo apprezzava perché quella che Conte in Libia pensava fosse la politica estera dell’Italia, era semplicemente la politica estera di Trump. Cioè l’America era uscita dalla Libia e aveva chiesto all’Italia di contenere Haftar, come alla Turchia di proteggere Serraj, o peggio, l’America ha chiesto all’Italia di fare lei in Libia e Conte si è buttato come un pesce dalla parte di Haftar.
In entrambi i casi non c’è una politica estera dell’Italia in Libia, ma bisognerebbe chiedere lo stesso a Conte se seguisse un qualche mandato o della ragione di una  scelta tanto avventata.  Non ci preoccupa invece molto la liberazione dei pescatori italiani, ma semmai la liberazione della giovane cooperatrice in Nigeria. Su questo Giannini e anche Conte, sorvolano, forse è meglio, visto che Boko Haram è nella lista nera delle organizzazioni terroristiche.
 Poi tutto il resto che contesta Giannini a Conte, dalla Cina alla Russia è  sacrosanto, tanto che appunto non ci sembra una politica estera sbagliata, ma l’assenza di una qualunque politica estera, con un aggravante, visto le implicazioni del bilaterale con la Cina ignorate all’indomani della pandemia. Abbiamo triplicato i voli da Wuhan. Lo sapeva Conte?
Distrutta la politica estera di  Conte, Giannini gli riconosce un merito, quello di aver sostenuto la nomina del presidente von der Leyen. A parte che ora che abbiamo l’operato della von der Leyen sotto gli occhi,  potremmo avere valutazioni discordanti sulla bontà di questa scelta, la decisione di votare a favore del presidente della Commissione, non è stata presa da Conte, ma da Grillo.
E’ Grillo che ha una politica estera, o per lo meno una qualche idea a riguardo, non Conte.