Il vecchio partito comunista ancora per tutti gli anni ’70 del secolo scorso, quando il partito era intimamente staliniano, aveva l’usanza che i suoi parlamentari devolvessero parte dello stipendio, alcuni anche l’esatta metà, alle casse della segreteria amministrativa. Mai si vide l’amministratore del partito lagnarsi per qualche mancato pagamento, non era una regola scritta e nessun deputato era obbligato a farlo. Era invece un costume consolidato.

Quando Berlinguer parlava della superiorità morale del partito comunista intendeva questo, un partito che non si piegava alle logiche del capitalismo e della proprietà privata, un santo disprezzo per il profitto, la difesa dei principi di Marx dalle stupidaggini proudhoniane vantate da Craxi. Conclusasi l’esperienza del compromesso storico, messo in discussione il religioso legame con l’Unione sovietica, denunciati i compagni che non volevano rinunciare alla insurrezione armata, il Pci si ritrovò davanti a quel guado disegnato con realismo da  Giorgio Napolitano.  Il corpo dirigente del partito non attraversò mai quel guado, ma si tenne gli stipendi di parlamentare integralmente. Il Pci divenne a suo modo socialdemocratico, solo allora.

Si sarebbe potuto benissimo ovviare con una regola scritta, un vincolo di mandato, ma a quel punto ecco che la superiorità morale avrebbe ceduto il passo alla banale legalità repubblicana. L’idea che il movimento 5 stelle potesse riuscire a imporre ai suoi parlamentari il pagamento di una quota del proprio stipendio, anche abbastanza parziale, alla piattaforma Rousseau, avrebbe dovuto presumere un legame con le idee di Rousseau, tale quale i deputati del Pci lo avevano con quelle di Lenin.

Sarebbe occorso ai deputati e senatori cinque stelle, la convinzione inesorabile che la loro azione politica era volta ad una completa trasformazione dello Stato e della vita democratica di questo paese per edificarne quella di un altro. La tara è che i comunisti disposero a lungo di un esempio tangibile, è solo difficile da capire perché mai lo ritenessero perfetto, il sistema delle repubbliche sovietico, il socialismo. Questo mentre  i simpatici grillini potevano solo vagheggiare l’iperuranio. E poiché al dunque nell’iperuranio non circola moneta, indipendentemente da cosa è stato o meno sottoscritto, i soldi, i parlamentari, hanno preferito tenerseli.

La crisi che si è aperta tra i responsabili della piattaforma Rousseau ed il partito, potrebbe anche essere derubricata, come qualcosa dal semplice carattere amministrativo. Cosa vuole fare Casaleggio?  La causa legale, che non lo porterà da nessuna parte, Grillo ha scelto un avvocato insuperabile nell’arte del rinvio, l’avvocato Conte, resteranno decenni in tribunale. Può allora il giovane Casaleggio fondarsi un suo partito? Un nuovo partito sorto sulla piattaforma Rousseau a dispetto dei cinque stelle che l’hanno finanziariamente abbandonata?

Sarebbe qualcosa dall’aspetto ancora più fantastico del successo conseguito dal movimento grillino e propedeutico alla sua dispersione. In altre parole un vero peccato perché in tutta questa vicenda del movimento cinque stelle, che va dalla sua ascesa alla sua caduta,  si vede comunque un residuo di semplicità e purezza della società italiana che la politica tende sempre a superare.

Il vecchio partito comunista poteva tranquillamente rinunciare al contributo parlamentare, disponeva di ben altre entrate.  l povero Rousseau, no, ha proprio le tasche bucate. Se non gliele si ricuce con i soldi degli iscritti, sapete cosa accadrà?  Se ne torneranno tutti da Voltaire e badate, per la politica non è affatto meglio. Voltaire era arguto, brillante, per certi versi persino rivoluzionario, ma sempre e comunque immorale.

(Foto – blog di Beppe Grillo)