Per capire la rilevanza del pensiero di Rousseau ancora nell’800, basta ricordare che il conte Tolstoy portava in un medaglione il  ritratto del ginevrino senza mai toglierselo dal collo prima dei trent’anni, nemmeno se faceva il bagno. Mazzini incontrò il pensiero di Rousseau nel suo esilio in Francia. Il saintsimonismo che si riproduceva nelle riviste dell’opposizione repubblicana, “le Globe”, “le National”, Mazzini era ospite dei figli del convenzionale robespierrista Cavaignac, non era altro che un’elaborazione sociale delle idee di Rousseau. La disgrazia di Rousseau, il suo cono d’ombra, fu dovuto al successo di Marx su Mazzini, una cimice che surclassa un leone. Marx prese il concetto di eguaglianza di Rousseau, il concetto deista dello stato dell’uomo nella natura, per sottometterlo al concetto di dittatura, che in Rousseau non esiste. Il pensiero di Rousseau è il primo pensiero liberale moderno, si oppone a quello della tirannia di Hobbes e Grotio e surclassa quello di Locke sottomesso al principe di Orange, una volta che il suo protettore sale al trono di Inghilterra. Rousseau non aveva sovrani da compiacere, pensava solo di suo.

La più grande intuizione politica di questo giovane secolo fu  di Beppe Grillo che pose Rousseau nel cuore del suo movimento politico. Grillo affidò ai cinque stelle la radice stessa della democrazia in Europa, che prima ancora aveva raggiunto le coste americane. Tanto più notevole fu la scelta di Grillo, perché i marxisti non sapendo come spiegare il disastro in cui erano incorsi nella loro visione del mondo e dei risultati ottenuti, invece di accusare Marx, o al limite, il vero pensatore rivoluzionario della storia occidentale, Hegel, accusarono Rousseau che pure non era rivoluzionario affatto, se non per la portata del suo pensiero.

“La colpa è di Rousseau”, fu un celebre articolo di François Furet del giugno del 1978 pubblicato da “le Nouvel Observateur”, con cui si derubricava il marxismo ad opera di risulta. La  colpa rousseauiana? Aver inventato la società moderna, l’individuo, il bambino, la democrazia, la libertà.
Ora uno potrebbe dire di  Grillo, va bene, ha avuto un’idea geniale, e poi ha preteso di portarla avanti con Toninelli e Di Battista e quindi non può lamentarsi se sta finendo in schifezza. Il giudizio dato sulla militanza grillina, è lo stesso che l’aristocrazia dava sui sanculotti in Francia al momento della rivoluzione. I sanculotti ancor più dei grillini apparivano inadeguati. brutali e ridicoli, a qualunque compito di qualsiasi genere, tranne tagliar teste. Via via che l’aristocrazia, con la corte, perdeva capacità di gestire l’esistente, i sanculotti seppero attrarre a se la borghesia e l’alleanza si saldò sulla base della figura di Rousseau. L’11 ottobre del 1794 le ceneri di Rousseau vennero trasferire al Pantheon in una veglia funebre che coinvolse tutta Parigi e per una notte intera. Se Rousseau era stato capace di dare forza e rango alla sanculotteria parigina, perché non credere che sarebbe stato  in grado di darne anche al movimento cinque stelle?

Davide Casaleggio in un’ intervista poco prima della malattia disse che  lui aveva simpatia per Rousseau come per Voltaire. In verità due antipodi. Se il movimento cinque stelle perde Rousseau per le note vicende finanziarie, potrebbe comunque rifluire su Voltaire.  Un impatto politico completamente diverso, ma pur sempre dotato di un profilo  rilevante. Intellettualmente Voltaire potrebbe persino rivelarsi più impegnativo di Rousseau, perché Rousseau è privo di ironia. Il rischio di  ironia è davvero grande. Non quello di passare da  Rousseau  a Voltaire, ma semmai ad una  rifondazione promessa da  un tale Giuseppe Conte.