L’imminente visita di Luigi Di Maio a Washington, DC potrebbe offrire una straordinaria occasione per dare concretezza alla vocazione euroatlantica dell’Italia grazie anche alla sua collocazione ed alle sue ambizioni mediterranee.

Gli Stati Uniti apprezzano giustamente alleati propositivi e dinamici, capaci di andare aldilà delle generiche professioni di lealtà. In particolare, l’assunzione del comando della missione NATO in Iraq, la nostra perdurante permanenza in Afghanistan, la più recente reattività italiana alla penetrazione tecnologica cinese in Europa qualificano l’Italia quale collaudato partner anche per più ambiziosi obiettivi.

È noto come uno dei nodi suscettibili di intossicare i rapporti transatlantici sia costituito dal gasdotto Northstream 2 per il trasporto dalla Russia alla Germania di 55 miliardi di metri cubi di gas naturale. Questi andrebbero a sommarsi all’analogo flusso di gas assicurato dal Northstream 1 in attività dal 2014. All’operazione partecipano, oltre a gruppi tedeschi quali Eon e Wintershall, interessi olandesi (Shell), francesi (Engie), austriaci e di altri Paesi nonché vari entità bancarie. Il gasdotto ha una spiccata valenza strategica giacché aggira Ucraina e Polonia. L’ostilità americana a Northstream 2 insiste sulla dipendenza energetica europea dal gas russo, sugli introiti che esso genera per Mosca e, in una certa misura, sull’interesse ad esportare lo shale gas americano.

Da un punto di vista italiano ed europeo sarebbe innanzitutto lecito chiedersi quale sia la coerenza e la compatibilità di un massiccio incremento delle importazioni di gas con l’enfasi che viceversa il Next Generation EU pone sulla transizione energetica. È vero che la Germania deve uscire dal nucleare e persino dal carbone e quindi il gas costituisce un cruciale stadio intermedio del processo di de-carbonizzazione. Si tratta di un aspetto presente anche nel lungo e complesso processo di transizione dell’ Italia verso le rinnovabili, l’idrogeno ed infine la fusione nucleare. Ulteriore fattore di incertezza è dato dalla ineludibile presenza dei Verdi nella compagine di governo che scaturirà dalle elezioni tedesche di settembre, e dei quali è nota l’ostilità al Northstream 2.

È a questo punto che si colloca l’ipotesi di un ambizioso ruolo geopolitico e stabilizzante dell’Italia nella complessa partita euroatlantica ed, al tempo stesso, nella difficile dinamica della pacificazione in Libia cui il Presidente del Consiglio Mario Draghi e lo stesso Ministro degli Esteri dedicano un impegno particolare.

Un esplicito sostegno americano sarà essenziale a fronte di una competizione, dalla Turchia all’Egitto ma anche intraeuropea, prevedibilmente vivace. La rete di gasdotti che collegano l’Italia all’Algeria, alla Libia e, da ultimo con il TAP, all’Azerbaigian e potenzialmente agli altri produttori del Caspio, costituiscono la carta per dare concretezza all’aspirazione ventennale dello hub italiano tra Mediterraneo allargato ed Europa centrosettentrionale. A questo quadro andrebbe aggiunto il grande potenziale dei giacimenti offshore del Mediterraneo orientale (Zohr, Leviatan) e del terminale italiano del progettato gasdotto Eastmed, osteggiato dalla Turchia, che viceversa interessa Egitto, Israele e Grecia.

In conclusione, le consultazioni con gli Stati Uniti potrebbero avviare un disegno politico-diplomatico ad ampio raggio che, coinvolgendo costruttivamente la Germania, offrirebbe al sistema-Italia un ruolo centrale per disinnescare un fattore di disturbo nel rapporto euroatlantico e, al tempo stesso, per affermare l’interesse nazionale nella regione mediterranea.

È altrettanto chiaro che, mentre una nuova Guerra Fredda non è nell’interesse di nessuno e le sue cause non possono essere identificate con approcci semplicistici e manichei, il realismo politico offre opportunità ed impone scelte pragmatiche e tempestive nel contesto delle alleanze esistenti. Non sfugge infine che tali scelte richiedono una mobilitazione di risorse politico-diplomatiche ed imprenditoriali di cui si tratterà di verificare l’esistenza.

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Ambasciatore. Consigliere diplomatico dei Presidenti del Consiglio Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi e Lamberto Dini. Dal 1979 al 1984 è vicerappresentante permanente italiano presso l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) a Parigi. Sherpa ai Vertici G7 di Halifax 1995 e Lione 1996. Ambasciatore a Parigi 1995-1999. Dal 1999 al 2003 è Ambasciatore d'Italia presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a New York. Dal 2003 al 2005 è Ambasciatore d'Italia in USA. Dal 2020 è Responsabile nazionale esteri del PRI.