Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha incontrato la controparte israeliana Benny Gantz durante un viaggio di due giorni in Israele.

“Abbiamo affrontato una vasta gamma di questioni di difesa, per pianificare le acquisizioni israeliane a lungo termine, analizzare le sfide alla sicurezza regionale, e ribadire il sostegno degli USA agli Accordi di Abramo”, ha detto Austin in conferenza stampa.

Austin ha anche reiterato l’impegno degli Stati Uniti a mantenere una forte alleanza con Israele, garantendo a Tel Aviv la collaborazione industriale necessaria a detenere la “superiorità qualitativa militare” in Medio Oriente, e ha notato che la sua visita è arrivata poco dopo il Yom HaShoah, che onora i 6 milioni di vite ebraiche perse durante l’Olocausto.

Austin è il primo membro di alto livello del gabinetto Biden a viaggiare in Israele da quando l’Amministrazione USA ha annunciato di voler riprendere i colloqui per rilanciare il JCPOA, l’accordo nucleare del 2015 con l’Iran.

Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato un critico risoluto dell’accordo e aveva accolto con favore il ritiro unilaterale dell’ex presidente Donald Trump dal patto.

Ma Gantz ha detto in conferenza stampa che Israele collaborerà con gli Stati Uniti sull’Iran: “Israele considera gli Stati Uniti un partner affidabile in tutti i teatri operativi, non ultimo l’Iran”, ha dichiarato il leader di Kahol Lavan.

“Sono determinato a continuare le nostre strette consultazioni sulle minacce poste dall’Iran e a rafforzare la sicurezza di Israele”, ha scritto Austin su Twitter al rientro negli USA.

La settimana scorsa, Netanyahu aveva detto che un accordo con l’Iran “aprirebbe la strada alle armi nucleari – armi che minacciano l’estinzione di Israele”.

In concomitanza con la visita, il presidente iraniano Hassan Rouhani aveva annunciato l’inaugurazione di 164 nuove centrifughe per la produzione di uranio arricchito, e di 60 centrifughe sperimentali presso l’impianto nucleare di Natanz, in una cerimonia trasmessa dalla televisione di stato di Teheran.

Poi, domenica, c’è stato un blackout della rete elettrica che ha danneggiato l’impianto di Natanz provocando danni permanenti alle infrastrutture di arricchimento dell’uranio. Secondo gli analisti, il cyber attacco ha riportato le lancette dell’orologio del programma nucleare iraniano indietro di 9 mesi, infliggendo un duro colpo al potere contrattuale degli Ayatollah al tavolo delle trattative con gli USA.

Il capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, Ali Akbar Salehi, ha definito il blackout un atto di “terrorismo nucleare” senza saper nominare un sospetto. Non c’è stata un’immediata rivendicazione di responsabilità. Ma l’operazione è stata un capolavoro di informazione, pianificazione, esecuzione, timing e massimo danno.

(Foto: Jim Garamone, DOD)