L’idea di un nuovo umanesimo, tale per il quale l’uomo non serve la tecnica, ma la tecnica serve l’uomo, era secondo quanto riferito da Davide Casaleggio, idea del padre Roberto. In verità anche un tal Leonardo  pensava qualcosa del genere. Le macchine belliche progettate da questo Leonardo erano per rendere l’armata di Cesare  Borgia imbattibile in guerra. Da Vinci  non avrebbe più lavorato con tale passione creativa per nessun altro che il Valentino. Uno, non valeva uno, nel principio del nuovo umanesimo del Rinascimento.

Per trovare invece una precisa idea dell’individuo sottomesso alla tecnica, dobbiamo recarci nella foresta amazzonica. Li vi è un esercito che quando si mette in moto è inarrestabile travolgendo tutto ciò che incontra sul suo cammino. E’ un esercito di una particolare specie di formiche, tutte radunate svolgono la stessa funzione distruttiva, se una muore pazienza, impossibile accorgersene. Nei campi di battaglia degli uomini, invece, uno non è mai valso uno dai tempi di Filippo e Alessandro macedoni. Ancora Wellington diceva che solo il tricorno di Bonaparte valesse cento soldati. D’altra parte se uno fosse valso uno,  difficilmente Napoleone avrebbe avuto una carriera militare tanto lunga, attaccando sempre  il nemico in inferiorità numerica.

Nemmeno nella vita politica uno vale uno. Il figlio di Pericle non valeva il padre. E se Conte valesse Draghi sarebbe ancora al suo posto. Uno vale cento, diceva Eraclito, ma nemmeno Rousseau ha mai pensato che uno valesse uno. Il ginevrino disprezzava cordialmente tutta la scuola degli illuministi con il grande Voltaire in testa. I giacobini tagliavano le teste proprio perché uno non valeva uno, altrimenti non c’era bisogno di ghigliottinare il Re, o Danton, o Chenier. Sarebbe bastato un qualche accaparratore come esempio. A ben guardare, nemmeno il fascismo o il bolscevismo, pensavano che uno valesse uno. In quei regimi un Mussolini o uno Stalin, venivano ritenuti insostituibili. Solo nel movimento cinque stelle si teorizza che uno valga uno. Di Maio vale Crimi. Di Battista, chiunque gli subentri in parlamento. Ma Davide vale Roberto?

Sollevando il manifesto di un nuovo umanesimo che assomiglia così tanto a quello vecchio,  è plausibile che Casaleggio sia prossimo ad una scelta separatoria da un movimento che non sa dire nemmeno se diverrà mai un partito o cosa. Il leader designato ha già messo le mani avanti asserendo che è arrivato dopo la polemica dei soci fondatori e quindi non intende occuparsene. Figurarsi se chiederà e ai suoi parlamentari, che manco saranno più rieletti, di saldare i debiti con la piattaforma Rousseau.

E’ il ritorno al vecchio umanesimo, dove ciascuno vale solo se stesso. Uno vale uno, prima che una sciocchezza, è un principio inumano.