Il Segretario politico Corrado de Rinaldis Saponaro informa che il 19 aprile alle 19:00 si svolgerà un convegno online sulla pagina Facebook di True News che risponderà alla domanda “Il centrodestra è riformista? Ipotesi per il futuro”. All’evento cui prenderà parte il Ministro Maria Stella Gelmini parteciperanno il coordinatore del PRI Lombardia Franco De Angelis, al quale sono affidate le conclusioni, e Guido Camera, PRI Milano, al quale è affidata l’apertura dei lavori. De Angelis e Camera condividono le loro riflessioni sull’attualità del riformismo, mentre l’area di centrodestra pondera un nome da contrappore alle prossime elezioni comunali a Beppe Sala, sindaco in carica di Milano, città che ha storicamente anticipato i temi riformisti.

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Cosa è riformismo oggi? E’ una domanda che a Milano si staglia forse più netta che altrove: difficile riconoscere l’entusiasmante città di Expo in quella dei negozi chiusi, degli uffici vuoti, delle serata silenziose interrotte solo dal rumore delle bici dei riders e delle poche opportunità di lavoro. Eppure è proprio da Milano – storicamente il motore economico e politico di Italia – che deve partire una nuova epoca riformista.

Oggi non ci sono più dottrine politiche rivoluzionarie: tuttavia, la società globale sta vivendo cambiamenti rivoluzionari che partono dal proprio interno, scevri da ideologie, e si sviluppano in modo quasi irrefrenabile. Pensiamo solo al web e al suo ruolo determinante in politica, cultura, economia, commercio, comunicazione e relazioni umane.

E allora, cosa è riformismo oggi? Io penso che sia un modo di vedere le cose, o meglio di volere il mondo, che si relaziona con i cambiamenti epocali cercando di governarli con gradualità e concretezza, non pensando di poter cambiare tutto – e soprattutto non tutto insieme – ma individuando delle priorità (nel futuro imminente io le vedo quasi solo nell’economia, nel commercio, nel mondo del lavoro, nello sviluppo infrastrutturale e nella riforma della pubblica amministrazione), la cui risoluzione sia il più possibile di utilità sociale trasversale.

Chi, nel panorama politico, incarna oggi il rinnovato spirito riformista? Non lo schieramento di centrosinistra che sta delineando il duo Conte – Letta. I 5 Stelle, nati come movimento qualunquista (cioè l’opposto del riformismo), oggi stanno cercando di darsi una nuova identità più istituzionale, cavalcando l’onda della recente esperienza di governo: però non abbiamo ancora capito quale detta identità realmente sia, e comunque ci sembra che troppe siano le diversità di vedute al loro interno. Peraltro, il cambio di leadership è, ancora una volta, calato interamente dall’alto, da una sorta di “messia” (Grillo) che blocca ogni possibile evoluzione in senso democratico della dialettica interna privilegiando strategia e tatticismo. Il Partito Democratico ci sembra invece che strizzi troppo l’occhio al populismo benpensante, investendo sugli slogan come il voto ai sedicenni e confondendo un acritico modernismo con il riformismo. Per noi è sbagliato sostenere che tutto ciò che è cambiamento è positivo, cercando di intestarsene il merito ma in realtà subendone gli effetti: questo è il difetto principale che vediamo nel Pd, non il correntismo, che abbiamo sempre salutato come positiva dialettica.

Può trovare spazio il riformismo nell’attuale centrodestra? Sarebbe ipocrita negare che, nell’ultimo (abbondante) decennio, questa coalizione abbia un po’ perso lo smalto riformista che aveva significativamente caratterizzato la sua azione politica nella prima parte della seconda Repubblica, sia a livello nazionale, sia locale. Dunque, la risposta alla domanda purtroppo oggi non darebbe esito positivo. Però, e questa è la cosa buona, il centrodestra ha nel suo DNA il riformismo. Pensiamo in particolare a Milano, dove tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo si sono tracciate le radici per la grande città metropolitana che può diventare nel futuro.

Quello spirito riformista va recuperato e messo al centro dell’azione politica: uno spirito fatto di apertura e interesse per le opportunità offerte dal presente e dal futuro, ma anche di concretezza e capacità di guidare con graduale pragmatismo le dinamiche della modernizzazione, mettendo sempre al centro l’individuo più che la collettività. E’ l’approccio adottato da quella parte di centrodestra che ha scelto di far nascere il Governo Draghi, cioè una dimostrazione di maturità fondata sull’importanza di sapersi assumere le responsabilità al momento opportuno e sulla consapevolezza di dover contribuire a risolvere i problemi in modo graduale e concreto, nel contempo riuscendo a identificare nitidamente le priorità. Ci piace pensare che sia un primo importante segnale della voglia di tornare a investire su un metodo riformista che sappia guidare il cambiamento senza traumi per la società, e abbia posto le basi per continuare a farlo, a Milano e nella prossima legislatura, con un pieno mandato politico ed elettorale.

Franco De Angelis & Guido Camera