Torna a squillare il telefono della linea rossa diretta tra Washington e Mosca. In una resipiscenza dei consolidati rituali della Guerra fredda, in una telefonata del Presidente Joe Biden al killer Vladimir Putin, il POTUS “ha riaffermato il suo obiettivo di costruire una relazione stabile e prevedibile con la Russia, coerente con gli interessi USA, e ha proposto un incontro da tenersi in un Paese terzo nei prossimi mesi per discutere dell’intera serie di problemi che Stati Uniti e Russia affrontano”. Washington ha dunque rilanciato la prospettiva di un vertice chiarificatore vecchia maniera nella neutrale Helsinki, dopo la plateale espulsione di due spie russe dall’Italia che passavano segreti NATO al Cremlino.

Ma in aggiunta ai nuovi sviluppi nella relazioni con la Russia, vanno registrati gli indirizzi dinamici americani nel Golfo, il protettorato concreto del dittatore Recep Tayyip Erdoğan sul nuovo potere provvisorio in Libia, malgrado la precipitosa visita italiana a Tripoli, e infine l’amatoriale gita di Luigi Di Maio a Washington, per la quale il Ministro degli Esteri italiano si è fatto 18 ore d’aereo per un colloquio di 45 minuti. Il Segretario di Stato Tony Blinken era già occupato ed in partenza per Bruxelles per discutere con gli alleati della NATO su diversi temi caldi, tra cui le tensioni russo-ucraine e la posizione dell’Amministrazione USA sul JCPOA. Il Ministro degli Esteri non si è premurato che gli venisse offerto almeno il minimo, è cioè una colazione di lavoro.  Alla fine, le vecchie volpi di stagionato pelo diplomatico sono ricorse all’usato sicuro e gli hanno fatto incontrare l’eterna Nancy Pelosi al Congresso.

Il tutto per rilevare che, in un panorama internazionale complesso ed ambiguo salta agli occhi la differenza tra i professionisti delle relazioni internazionali ed un certo dilettantismo del turismo diplomatico. Sullo scacchiere internazionale, Roma è irrilevante; tagliata fuori da tutti i giochi.

Il vero modello di alta politica estera lo offre Israele, ormai emerso come potenza globale della diplomazia economica. A parte l’Iran, che è un problema di sicurezza nazionale, da Gerusalemme sono capaci di parlare e lavorare con tutti: Russia, Cina, petromonarchie, India; Occidente ed Oriente, mantenendo la stabilità dell’agenda politica, la piena affidabilità verso gli alleati e con una precisa idea di ruolo del Paese del mondo. Ancora una volta, kol ha kavod.