Il sostegno ai cittadini colpiti socialmente dalla pandemia è un atto dovuto. Non ci sono solo i lutti per le tante vittime, ma anche le nuove diseguaglianze economiche fra chi ha visto azzerate le sue attività e chi magari ha incrementato le entrate. Basta pensare alle società che vendono le prime cinematografiche in televisione nel momento in cui i cinema sono chiusi.
Va anche detto che il sistema di regolamentazione della vita di questi mesi, non può certo ritenersi perfetto. I mezzi pubblici sono più a rischio contagio di quanto possano esserlo i musei, ma i musei sono chiusi, come i ristoranti, come gli stadi, per ridurre la mobilità dei cittadini. Una scelta strategica che danneggia insieme all’arte, anche ulteriormente il comparto del turismo, dell’alimentazione, dello sport. A tutto questo si aggiungono i dubbi scientifici. Uno studio britannico di questa settimana sostiene che il cloro delle piscine abbia un effetto positivo contro il covid e le piscine da noi sono state chiuse e ancora non si vogliono riaprire.
Eppure la circolazione del virus non si è mai interrotta e ogni giorno sappiamo di contagi e di vittime. Vi sarebbe da invitare il governo a prendere in considerazione l’analisi di farmaci che altri paesi hanno adottato con successo. Lo spray nasale israeliano potrebbe rivelarsi magari più utile di mascherine la cui capacità protettiva sembra essere persino in certi lotti acquistati inesistente.
E’ considerando questo quadro complessivo che va valutata la promessa di “riaperture in sicurezza”. Non c’è nessuna sicurezza nel riaprire e se si tratta della sicurezza, non potremmo riaprire niente mai. La stessa nostra conoscenza del virus è troppo limitata e nessuno poi può escludere che mentre se ne combatta uno, non se ne diffonda un altro, quanto sta già accadendo con le varianti.

Contro questo pericolo supremo che minaccia la nostra civiltà si è formato un partito claustrosanitario. Questo partito lo si è visto all’opera sulle scelte dello sci in montagna. La Svizzera ha una storia e una cultura più liberale della nostra, ha consentito lo sci e adesso ha già fissato per aprile la riapertura delle principali attività quotidiane. La montagna non ha inciso sui contagi in Svizzera, anzi sembrerebbe aver allentato la pressione sui centri abitati. Ma per un partito claustrosanitario questi sono dettagli insignificanti, perché non si possono correre rischi inutili a costo di azzerare interi comparti produttivi, ed è quanto sta accadendo. Abbiamo la protesta nelle piazze, ma se garantiamo ad un determinato blocco sociale i giusti profitti, questa protesta potrà essere contenuta. I mezzi sono propri dello Stato autoritario, ovvero, la repressione poliziesca. La pandemia ha proposto un modello politico, quello dell’isolamento cinese che per chi conosce la storia occidentale, altro non era che la misura di detenzione prevista dalle prigioni statunitensi nei primi anni dell’800. In Europa fino a tutto il 1700, i prigioni non si isolavano, venivano rinchiusi insieme in loculi affollati. E’ questo cinese proposto dal passato governo , un modello che potrebbe prevalere? Sarebbe interessante che invece di chiedere le dimissioni del ministro Speranza si chiedesse la pubblicazione del suo libro. Non è mai piacevole parlare di libri che nemmeno si sono letti, ma alcune pagine di quest’opera del ministro sono state fotocopiate e riprodotte e quindi l’opinione pubblica dovrebbe capire cosa si intenda quando egli scrive che la sua parte politica potrebbe avvantaggiarsi dalla pandemia e ripristinare “una egemonia culturale”.

Il partito claustrosanitario potrebbe radicalizzarsi nonostante i vaccini e semina ogni possibile dubbio sulla loro efficacia. Perché mai vaccinarci se siamo davvero al sicuro solo nello stretto isolamento? Coloro che vengono consegnati inevitabilmente ad una dimensione di miseria e di povertà imprevista, rifiuteranno questo modello. Cambiare attività, come suggeriva il dimissionato vice ministro Castelli non è così facile. Per cui non è detto che il sistema claustrosanitario allestito tenga, richiede sempre ulteriori restrizioni e non ottiene mai i sufficienti successi sul fronte delle sue stesse promesse. Le persone continuano a infettarsi e a morire in eccesso.

C’è quindi ancora una speranza per un partito che voglia riaprire e a cui ripugni il processo di trasformazione democratica tentato durante il precedente governo e che ancora non si può considerare concluso. A maggior ragione è sbagliato dire “riapriamo in sicurezza”, quando bisogna riaprire con responsabilità.
Ad un modello collettivistico che priva i cittadini delle loro capacità di valutazione, prima che di movimento, si oppone la richiesta di una presa di coscienza da parte di tuti gli individui. Quello che in questa situazione non serve, invece è la mera propaganda elettorale a cui sembrano indotti, sicuramente in buona fede, con l’opposizione anche esponenti della maggioranza.