Il 9 maggio del 2019 al ristorante Mamma Angelina ai Parioli si svolge un importante serata conviviviale tra toghe a cui parteciparono, con le rispettive consorti, Luca Palamara e il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, oltre ad altri magistrati in servizio a piazzale Clodio, nota sede degli Uffici Giudiziari penali di Roma. Palamara è già all’epoca sotto il controllo del GICO, reparto speciale della Guardia di Finanza, ed è già oggetto di intercettazione a mezzo di Trojan inserito nel suo telefono cellulare su mandato della Procura di Perugia.  Una tale RCS spa la società pagata per archiviare le intercettazioni.

Il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha recentemente affermato che tale incontro e relativi colloqui, in cui si discusse quasi certamente di chi avrebbe preso il posto di Pignatone alla procura di Roma, visto che tale questione era in quel tempo all’ordine del giorno,  non sono mai stati registrati e non risultano agli atti.

La vera novità è emersa nei giorni scorsi dalla lettura attenta dei registri dei tabulati in ordine ad un procedimento disciplinare in discussione al CSM a carico di uno dei Magistrati presenti al convivio. Occorre precisare che il Trojan è un costosissimo software – circa 300 euro al giorno il costo del noleggio – che funziona come un normale registratore. Una volta effettuata la registrazione programmata, il trojan genera un id (identificativo della schedulazione) per ogni cronologia di accensione o spegnimento. Il consulente tecnico incaricato proprio dal togato Cosimo Ferri,  come sopra detto uno dei partecipanti al dopo cena all’hotel Champagne e sotto procedimento per tale fatto davanti alla Sezione disciplinare del Csm, ha accertato che “ci sono 14 id “orfani”.

Uno di questi 14 id è quello relativo ad una registrazione effettuata il 9 maggio 2019, data della incriminata cena ai Parioli.

La domanda spontanea è: Non è curiosa questa coincidenza? Non è per caso che  la registrazione di quella cena si è voluto nasconderla?

L’avvocato Luigi Panella, difensore del magistrato Ferri al CSM, ha sollevato la questione e ha prodotto la consulenza tecnica a sostegno di tale ipotesi. La Procura generale della Cassazione, dopo aver chiesto un termine “congruo” per replicare alle questioni poste dalla difesa, ha depositato una memoria di quasi cento pagine ma, degli id orfani, stranamente, non c’è traccia.

Come se non bastasse, sempre dalla lettura dei tabulati riassuntivi delle registrazioni raccolte dalla RCS spa (come sopra detto la società che curava la archiviazione delle registrazioni) , risulterebbe “il non spegnimento” del trojan la sera del 9 maggio.

È forte, quindi, il sospetto che la programmazione “sparita” coprisse proprio la cena ed i colloqui intrattenuti tra i magistrati sulla nomina del nuovo procuratore: Cosa si starebbe nascondendo?

Ricordiamo che probabilmente proprio intorno alla successione alla Procura di Roma ed ai relativi contrasti è emerso il terreno fertile per lo scandalo Palamara, fare chiarezza, dunque, significherebbe chiarire molte cose.