Per chi non l’avesse capito, la differenza fra Mario Draghi ed il precedente presidente del Consiglio e di conseguenza, la differenza fra il suo governo e quello dimissionato dal Parlamento è radicale. Parlare di semplice cambio di passo significa semplicemente vivere fuori dalla realtà.

Draghi ha dovuto misurarsi con i ristori, perché manco quelli il precedente governo è riuscito a distribuire con efficacia, ma la sua visione strategica, lo si capisce da tutti i suoi interventi, è volta agli investimenti. Draghi parla per indicare all’Italia una ripresa economica, non per prescrivere restrizioni ai cittadini della Repubblica.
Per cui una volta impostata la linea di condotta del governo sulla base dei dati della pandemia, Draghi ha accettato immediatamente le richieste degli oltranzisti che volevano maggiori chiusure al momento del suo insediamento, la linea dei dati non poteva più essere messa in questione.

Se la curva dei contagi era in continuo aumento a febbraio, indipendentemente dal fatto che il sistema sanitario non ha mai raggiunto il 50 per cento dei ricoveri, appena superato il 30 per cento, il nuovo governo ha chiuso tutto.

Ora che l’indice Rt è sceso sotto l’1 per cento, e la positività si è ridotta significativamente, con quale argomento il comitato tecnico e scientifico ed il ministro della Sanità potevano dire al governo, come pure volevano fare, riapriamo a luglio? L’ottimo Brusaferro ha provato a mettersi a spiegare i tremendi pericoli degli sport motori e di contatto, ma Draghi l’ha guardato per chiedergli se voleva anche spiegare la distinzione tra il golf e il calcetto. Per cui chi voleva le riaperture a partire dal 15 maggio, con modalità molto più scaglionate e con estrema cautela è stato abbattuto dalle evidenze scientifiche. La prima delle quali ritiene pressoché nulla la sopravvivenza del virus all’aperto, per non parlare dei nuovi studi sul cloro delle piscine ed i loro effetti.

La scienza dai tempi di Copernico non è più un dogma, si aggiorna continuamente e il comitato tecnico scientifico sembrava essere diventato un comitato tecnico ideologico.

Non poteva mancare in un’occasione come questa la chiosa dell’ex ministro delle Regioni Boccia. Ci eravamo dimenticati che esistesse ma Boccia è ancora vivo. Boccia ha detto che si fida di Draghi, pensate voi, ma che se mai avessero adottato gli stessi criteri un anno fa, sarebbe stata una “carneficina”. Dal che viene da chiedersi e i centomila morti avuti con i criteri, le regole, stabilite dal governo a cui lui apparteneva, quello che impugnava i decreti contro i tavolini dei bar di Reggio Calabria, come li definisce? La carneficina c’è già stata e si è compiuta sotto quel governo, con le scelte che sono state fatte e quelle che si dovevano fare e si sono ignorate. Speriamo che un giorno qualcuno sia chiamato a risponderne.