Se deve essere la magistratura e non il corpo elettorale a giudicare l’operato da ministro del senatore Salvini, come si è letto recentemente su “il Fatto quotidiano”, a maggior ragione deve essere la magistratura a giudicare l’operato del giovane figlio di Beppe Grillo. Grillo fa benissimo a rivelare la sua opinione sul figlio, ma i tempi ed i modi con cui la Giustizia ha deciso di muoversi, sono esclusivo appannaggio della Giustizia.
E’ la prima volta che si contesta con tanta virulenza l’operato dei giudici in fase istruttoria e non ci permettiamo di esprimerci. Abbiamo però un dubbio sul fatto che una ragazza non sia attendibile per aver atteso otto giorni prima di denunciare una violenza subita. Vi sono casi confermati in cui nemmeno si è sporta denuncia, per cui un tema di tale delicatezza richiede uno scrupoloso riserbo.

Se poi si decide invece che bisogna valutare le misure delle procure per ciò che riguarda i singoli cittadini, è giusto allora anche discuterle quando si tratta degli atti di uomini del governo. E’ molto difficile comprendere la ragione, se non l’opportunità, per la quale una procura accusi di “sequestro” un ministro che non consente lo sbarco sul suolo italiano, da una nave di altra nazionalità, di passeggeri di altrettante diverse nazionalità dalla propria. La nave, se non è stata danneggiata, è libera di recarsi altrove, nella nazione dai cui proviene o di quelle dei suoi passeggeri ed equipaggio.
Le coste ed i porti italiani sono sottoposti alla legge dello Stato e lo Stato è libero di decidere, sulla base della legge, chi fare entrare e chi no, entro i propri confini. Se la nave respinta presenta un equipaggio o i passeggeri, allo stremo delle forze, l’accusa che si dovrebbe sollevare, al limite, non è di “sequestro”, ma di crimini contro l’umanità.

Possibile che le procure degli Stati dei cittadini del natante coinvolto, non abbiano chiesto un processo contro il ministro italiano e lo abbia invece chiesto una procura sua connazionale? Abbiamo un caso di un governo, o addirittura un solo ministro di quel governo, che impone il rispetto di una legge a cittadini di Stati diversi e liberi di movimento. Eppure uno Stato è libero di accettare o respingere, come di stabilire, chi non ha sufficienti requisiti per accedervi. E’ la libertà dello Stato che vuole contestare la procura? O si vuole mettere in questione la legge dello Stato? Perché se non c’è il sequestro, se non c’è il crimine contro l’umanità, l’unica possibile accusa che si potrebbe rivolgere a Salvini è di non aver riconosciuto la condizione di rifugiati politici ai clandestini e quindi di accoglierli. Eppure la procura nemmeno ci ha pensato a impugnare una legge vigente. La ignorano? Altrimenti, come direbbe Grillo, a proposito del mancato arresto del figlio per due buoni anni, hanno i loro motivi.

Non è mai una buona idea mettersi a discutere di scelte giudiziarie, ecco che si solleva un vespaio. Serve una sufficiente dottrina per intervenire su questioni giuridiche così rilevanti, ma è chiaro il dato politico.
Se si contesta di un reato pubblico, non di un segreto, un singolo ministro, quando la gestione portuale dell’Italia non dipende dal ministero degli Interni, ma da almeno altri due dicasteri, e si ritiene di non dover coinvolgere il Presidente del consiglio, significa che il Presidente del consiglio, come i ministri non citati, sono ritenuti dalla procura, una insignificante nullità.
Può darsi che Grillo abbia commesso un errore fatale prendendo così palesemente le parti del figlio, ma almeno gli va riconosciuta una certa tempra. Grillo ha detto di arrestare lui, che ha più peso specifico del suo ragazzo. E questo distingue un “qualcuno”, da un signor “nessuno”. In politica, se non nella vita, ha importanza.