Bisognerebbe aiutare Beppe Grillo perché più di chiunque altro è stato decisivo per la nascita del nuovo governo, affossando quello precedente. Fu infatti Grillo il primo a riconoscere nella passata maggioranza l’esigenza dell’unità nazionale, affermazione con la quale si spianò finalmente la strada a Draghi. Purtroppo c’è da temere che l’intervento riprodotto a difesa del figlio possa rendere impossibile ogni opera di salvataggio. Se mai fossimo tornati ai tempi di “mani pulite”, potremmo dare per scontato che non ci sia speranza alcuna.

Intanto bisogna considerare lo stato delle cose. Qui non c’è un magistrato che si è infilato in casa di Grillo come si infilò fra le lenzuola del letto di Berlusconi per contestare un rapporto carnale che nessuna delle due parti ha mai ammesso di aver consumato. Qui c’è una denuncia di una parte coinvolta, una ragazza che si è costituita. Il fatto che la denuncia sia avvenuta in ritardo rispetto agli eventi ed in altra locazione, non è necessariamente un punto a vantaggio della famiglia Grillo, al contrario. La dilazione potrebbe essere dovuta alla necessità per la ragazza di ritrovarsi in una condizione di sicurezza fisica ed emotiva, tale per la quale verrebbe confermato lo stato di minaccia in cui si sarebbe consumata la violenza e che sarebbe continuato anche dopo la stessa. Grillo dice che c’è un video che spiega tutto e basta guardarlo per capire. Si ride e si scherza. Ovviamente è possibile, non fosse che un procuratore si domanderà perché mai dei giovani che passano una nottata con le mutande abbassate come ha detto più coloritamente Grillo, decidono di immolarsi per le telecamere. Non sapevano di essere ripresi? Impossibile. Siamo nella casa del giovane che sicuramente sa che vi sono e persino dove sono disposte. Può darsi che il giovane fosse in stato di incoscienza e quindi non in grado di capire cosa in realtà avvenisse. Ma questa sarebbe stata un’altra linea di difesa, cioè Grillo avrebbe potuto dire, mi dispiace il mio ragazzo aveva fatto bisboccia e non si è reso conto di cosa accadesse. Un’ ammissione di colpevolezza con delle attenuanti, ma Grillo non ha detto che il figlio era incosciente e quindi il video può essere ritenuto casuale quanto un modo per esercitare pressioni sulla vittima o utile a dimostrare che era consenziente. In altre parole il video non dimostrerebbe niente, non potrebbe nemmeno essere presentato come prova in tribunale.

Il terreno è davvero molto scivoloso. Quando si è in tre uomini contro una donna, l’ipotesi di violenza è già oggettiva, sul piano psicologico se non su quello della forza bruta. Poi c’è l’aggravante di cui forse Grillo è consapevole. Ovvero, egli è il leader della forza politica della maggioranza di governo, suo figlio dispone di uno stato eccezionale rispetto ad un ragazzo della sua età che può esercitare esplicitamente o meno, quando invece e a maggior ragione dovrebbe imporsi di controllare. Non bastasse tutto questo, Grillo nel suo sfogo parla di stupratore “seriale”. Qui ai magistrati si saranno drizzate le orecchie. Grillo sfotte, o sta dicendo che vi sono altri casi? Se la denuncia fosse stata una sola quando le vittime fossero diverse e tutte le altre avessero scelto di tacere? E se la magistratura decidesse di svolgere un supplemento di inchiesta per sapere se l’allegra brigata del figlioletto non avesse coinvolto altre ragazze, magari straniere? In questo caso si potrebbero anche aspettare altri due anni, con l’accusa di associazione a delinquere aggiunta a quella di stupro. Il ragazzo ancora non è stato rinviato a giudizio e questo non perché la magistratura abbia necessariamente dei dubbi sulla colpevolezza, piuttosto che ritenga di dover indagare ancora più a fondo.

Infine arriviamo al lato peggiore della vicenda, la relazione figli genitori denunciata drammaticamente dall’exploit di Grillo. Se mai venisse appurato che si svolgevano festini a base di sesso in casa di Grillo in Costa Smeralda con una qualche periodicità, poteva la famiglia di Grillo non sapere? E non si può a questo punto considerare la famiglia del ragazzo complice dei crimini commessi? Non è forse la famiglia un luogo dove la connivenza è più forte di quanto possa essere, ad esempio in un partito? E non è il potere del padre a fondare la spregiudicata arroganza del figlio? Elencati tutti questi aspetti che un’ inchiesta del genere potrebbe comprendere, possiamo solo sperare che ci sia stato solo uno spiacevole equivoco, che la ragazza dica, abbiamo voluto fare una gigantesca burla a tutti quanti, perché, in fondo, qui, in Costa Smeralda, ci si annoia. Questo solo aiuterebbe Grillo.