Se una forza politica della maggioranza ritiene che l’emergenza sanitaria e quella economica sia conclusa, è libera di lasciare il governo quando vuole. Nel caso poi si convincesse di non poter più condividere la gestione della cosa pubblica, ma avverta la necessità di non aggravare una fase delicata della vita del paese come l’attuale, può lasciare la maggioranza senza votare la sfiducia. E’ posizione invece molto difficile quella di restare in maggioranza e astenersi sui provvedimenti del governo.
Non bisogna scandalizzarsi. Persino in coalizioni che contavano maggiori presupposti di omogeneità vi sono stati ministri che non hanno votato provvedimenti del governo di cui facevano parte. Ma così facendo si apre un contenzioso sulla credibilità dei provvedimenti promossi, che non giova né al governo, né alle forze della coalizione che lo sostengono. Sarebbe poi improponibile un’idea per la quale, a secondo del gradimento dei provvedimenti del governo, le forze di maggioranza votino a favore o si astengano in una conta continua ed estenuante. Non è detto poi che si indebolisca il governo, piuttosto che il partito che adotta un profilo così incoerente.
Può darsi benissimo che il senatore Salvini abbia ragione nel merito del provvedimento contestato, tra l’altro il termine coprifuoco dovrebbe essere inaccettabile in una democratica e libera repubblica, ciò non toglie che una forza politica responsabile debba valutare l’operato del governo nel suo complesso, anche quando si pronuncia su un singolo aspetto.

Ieri sera alla trasmissione della Sette “Atlantide” è stato intervistato, caso veramente raro, il professor Silvestri del dipartimento di virologia di Atlanta, uno scienziato che ha poco tempo per concedere performance televisive. Il professor Silvestri ha detto con chiarezza che l’unica soluzione contro il virus è la vaccinazione e che la vaccinazione è efficace, per cui bisogna piantarla lì con i timori per le varianti che quali che siano saranno rese immuni dai vaccini di seconda generazione, mentre le cautele su questo o quel vaccino, sono più dannose che utili.

Il governo Draghi, ereditata una situazione in cui si riteneva di poter combattere il virus chiudendo la gente in casa, dove tra l’altro circola lo stesso, e impiegando mascherine farlocche persino all’aperto, è riuscito ad indicare una rotta di una certa determinazione iniziando proprio dal fronte vaccinale. Eppure il governo è stato schernito da alcuni cervelloni, “va al trotto”, ha detto qualcuno abituato a bivaccare in televisione. Il ministro Speranza il gennaio scorso aveva indicato un obiettivo di dodici milioni di vaccinati entro aprile, contro i dieci programmati dal comitato tecnico scientifico del governo. Entrambe cifre irraggiungibili sulla base delle vaccinazioni effettuate negli ultimi 50 giorni della vecchia gestione commissariale.
Bene, i vaccinati ad aprile sono 15 milioni, per cui il trotto del governo è soddisfacente e l’andatura può ancora migliorare, perché questo è quanto ci si ripromette.
Possiamo lamentare un atteggiamento prudente mentre si compie questo processo? A qualcuno sembra di rivivere la situazione dell’anno scorso, dove ci si muoveva alla cieca e con protervia? Bisognerà pur considerare che c’è chi accusa il governo di “temerarietà”, tutti quelli che non si accorgono di cosa avviene nella vicina Svizzera. Di fronte a due correnti di pensiero e di sensibilità tanto contrapposte, a maggior ragione il governo fa bene a mostrare tutta la cautela necessaria a costo di far tornare la gente a casa alle 22 di sera. E se questo non lo comprende Salvini, lo comprenderanno sicuramente i cittadini italiani e probabilmente anche molti leghisti. Smadonnate, ma adeguatevi.