E’ possibile che siano in molti a non capire nulla di epidemie, cioè tutti coloro che non hanno studiato nelle università il fenomeno o non lo abbiano poi analizzato in laboratorio. Sarebbe d’altra parte curioso che chi si è occupato di tutt’altro per una vita, possa improvvisarsi infettivologo, magari dopo aver letto un solo articolo pubblicato su una rivista. Lo stesso immaginiamo che valga per un infettivologo. Non necessariamente si comprendono discipline e studi affatto diversi dai propri e magari nemmeno le cose che ne prescindono. Il nostro è un tempo molto più complesso di quello in cui uno Schelling all’università di Berlino proclamava che la filosofia era la suprema scienza e Dio, l’unica vera realtà e il governo prussiano applaudiva.
Per questo siamo sicuri che quando il professor Crisanti dice all’onorevole Borghi che quello non ha capito nulla di cosa sia un’epidemia, dica qualcosa di molto pertinente. Il professor Crisanti in tutta la vicenda pandemica ha oltretutto un merito certo, che gli andrà sempre riconosciuto. Egli di fronte alla diffusione del virus nel comune di Vo ha indotto la regione Veneto a chiudere e isolare subito tutto, senza consultarsi con nessuno, meno che mai con il governo nazionale. Crisanti ha salvato Vo ed il Veneto dalla pandemia, senza Crisanti il Veneto sarebbe stato come la Lombardia quando ci si chiedeva cosa fare con Alzano.
L’unico problema è se il modello Vo, un paese di milleduecento anime circa, crediamo più o meno agricolo, possa essere replicato su larga scala industriale, dove magari milleduecento persone vivono in quindici palazzi di una sola strada, l’uno addosso all’altro. Tu chiudi anche in casa le cento persone dello stesso palazzo e queste si incontreranno pur sempre sulle scale, in ascensore, si parleranno nell’androne, si ritrovano addosso sul pianerettolo. Per evitare il contagio non basta l’isolamento, servirebbe anche il sigillo, la tomba, e la calce. Altrimenti con mesi e mesi di lockdown, di coprifuoco e quant’altro non avremmo avuto i contagi che abbiamo avuto, sempre che il virus risponda alle regole di cui è convinto il professor Crisanti, ovvero che muoia se isolato in un solo individuo e non possa rigenerarsi. Sia chiaro noi non solo non capiamo nulla di epidemiologia, ma nemmeno capiamo di virologia e quindi che ne sappiamo di come si comporta e reagisce un virus? Ad esempio, perché il Giappone con una popolazione tripla della nostra, sono centocinquanta milioni i giapponesi e pure molto anziana, registra un terzo delle vittime che ci sono state in Italia, dove pure possiamo contare sui consigli del professor Crisanti? Questo sarebbe stato interessante che qualche scienziato intento ad occupare intere serate in televisione ci spiegasse. Perché mai il Giappone, dove non ci sono i Crisanti, i Galli, le professoresse Capua e quanti altri eminentissimi studiosi, ha meno morti di noi, nemmeno diecimila contro più di centomila.