Ogni Paese deve far fronte ai propri problemi interni, tutti diversi fra loro: dalla mancanza di occupazione, alle barriere sociali esistenti tra ricchi e poveri, fino ad arrivare alle manovre economiche da attuare per sostenerne la crescita.

Tutti gli Stati, però, condividono un preoccupante problema comune: il cambiamento climatico. E sebbene gli esperti abbiano fatto progressi sul piano conoscitivo e siano giunti ad un accordo sugli obiettivi da perseguire, le misure da adottare richiedono, da parte della società, un sostegno più ampio di quello che attualmente si registra.

Tutto è iniziato con l’industrializzazione, alla fine del diciottesimo secolo, quando la combustione dei combustibili fossili ha provocato livelli crescenti di anidride carbonica, che hanno dato il via al peggioramento del clima, fino a diventare un problema molto costoso per la società e persino pericoloso per la vita: la qualità dell’aria si sta deteriorando sensibilmente in tutto il mondo; l’innalzamento del livello del mare sta minacciando molte città situate a bassa quota.

In molti casi, la devastazione fin qui descritta ha causato gravi conseguenze non solo per l’aria e l’acqua, da cui l’uomo dipende per l’esistenza, ma anche per quelle imprese che si sono basate su vantaggi naturali gratuiti come l’impollinazione, il ciclo dell’acqua, gli ecosistemi marini e forestali ed altro ancora.

È necessario, quindi, preservare il “capitale naturale” e che il mondo rinunci ad una crescita economica tanto rapida da provocare danni irreparabili all’ambiente: il pianeta ha bisogno di una crescita economica che sia “green”, che non danneggi il “capitale naturale” ma che, allo stesso modo, non freni l’innovazione e la sperimentazione di nuove tecnologie.

Molti danni ambientali non sono facili da monitorare. Anche se le grandi aziende ritengono opportuno compensare il loro inquinamento con iniziative di riforestazione, esistono altre attività semplici, banali e quotidiane, come la pesca e la cottura su fornelli a legna, che possono contribuire in modo significativo all’inquinamento e al degrado ambientale, ma sono ampiamente ignorate da governi, comunità ed individui.

È poi necessario ragionare sul fatto che non tutti i governi sono in grado di opporsi alle violazioni da parte di grandi aziende che spesso danno lavoro a migliaia di persone e la propria economia non può esimersi dal creare danni ambientali. Ulteriori difficoltà possono sorgere qualora la maggior parte della gente sia ancora povera, ma determinata a svilupparsi velocemente. È molto probabile che, in questo caso, lo Stato non sia in grado di tagliare radicalmente le emissioni di carbonio o altri tipi di inquinamento per non perdere l’obiettivo della crescita.

È vero che il diritto alla sopravvivenza ha la priorità sul diritto di ogni Paese di inquinare l’ambiente ai fini della crescita dello stesso, ma è pur vero che le energie rinnovabili potrebbero presto rappresentare nuove opportunità per l’occupazione globale. Basti pensare che le industrie eoliche e solari statunitensi hanno creato un numero massiccio di posti di lavoro, mentre l’industria del carbone ha continuato a perderli.

In fin dei conti, è necessario trovare il giusto equilibrio tra la lotta ai cambiamenti climatici e la sicurezza che la maggior parte delle persone abbia ancora una vita che valga davvero la pena di essere vissuta.