Il 25 aprile scorso il capo dello Stato si recò a deporre una corona all’altare della Patria in completa solitudine. Non c’era uno straccio di sottosegretario spedito dal governo al suo fianco. Il 25 aprile riguardò solo Mattarella con gli italiani intenti a cantare “bella ciao” dai balconi. Una parodia della democrazia repubblicana che nemmeno i gerarchi fascisti sarebbero stati capaci di immaginare. Anche sotto le bombe il governo della Repubblica è tenuto a partecipare alla cerimonia della liberazione.
Oggi il capo del governo si rimette ai doveri a cui è tenuto. Fa piacere sapere che Mario Draghi renda omaggio a via Tasso, è un aspetto di sensibilità politica che si deve ad un presidente del consiglio educato, lui, Draghi, all’antifascismo.
Non è stato un destino cinico e baro a fare precipitare l’Italia sotto un’oppressione sciagurata. L’Italia del 1919 era un’Italia frustrata di ambizioni che non avrebbe mai potuto soddisfare. La prima guerra mondiale, senza gli anglo americani sarebbe stata persa, mentre la futura repubblica italiana dipese direttamente dal successivo sforzo degli alleati. Il 25 aprile del 1945 non avvenne perché il popolo italiano ebbe un sussulto di dignità tale da ripudiare un regime miserabile. Tanto che oggi, un nostalgico come Goffredo Bettini, grida al complotto internazionale per spiegarsi la caduta del suo suo ultimo duce. Da soli gli italiani non furono capaci di abbattere un dittatore, nemmeno quando si tolse la maschera. Furono pochissimi gli italiani che si scontrarono frontalmente con il fascismo e per lo più ci rimisero la vita o la speranza. Quando quello si faceva avanti con la violenza, questi assumevano una posizione morale. I partiti antifascisti dell’Aventino speravano nella monarchia. Per questo noi siamo repubblicani. La grande obiezione al fascismo fu rappresentata per anni da Benedetto Croce, un senatore che votò la fiducia al governo Mussolini dopo l’omicidio Matteotti. Solo chi andò a combattere in Spagna comprese come si poteva sconfiggere il fascismo e senza il sostegno tedesco e gli errori della Repubblica spagnola, Mussolini sarebbe finito dopo Guadalajara. Durò altri dieci anni.
Il sussulto del ’43, fu tutto interno al regime e alla monarchia. Il popolo guardava alla finestra chiuso in casa come lo era l’anno scorso. La storia d’Italia è contrassegnata da questa subordinazione delle masse che si muovono solo per applaudire.
Noi rivendichiamo oggi con orgoglio l’esempio di quelle sparute minoranze pronte a combattere e decise a dover riorganizzare il paese. Mai un compito facile. La Germania nel 1945 aveva avuto otto milioni di morti, una generazione sradicata sotto le macerie, un’altra obbligata ad un nuovo inizio. La figlia di Goering cambiò nome e si fece ebrea. I figli di Goebbels morirono tutti nel bunker. Ersnt Nolte ancora alla fine del secolo scorso scriveva che tutta la responsabilità della guerra era di Hitler che i tedeschi, anche i suoi collaboratori, erano vittime. Almeno hanno avuto un processo di Norimberga, sono stati impiccati. L’Italia da cui pure il fascismo europeo prese piede e si diffuse come la lebbra, ebbe 500 mila morti, un solo responsabile appeso per i piedi e un po’ di giustizia sommaria. Venne assassinato Gentile che certo non lo meritava. Tanti bravi fascisti invece ebbero il solo problema di trovarsi una nuova sistemazione. Magari nel Pci. Poteva cambiare un paese in queste condizioni? Non è mai cambiato, sono cambiate le istituzioni. Sono le istituzioni che garantiscono lo spettro di democrazia conquistato. Modifichiamo le istituzioni, sorrette dai principi della carta costituzionale, e rischiamo di tornare riassorbiti nel pantano, con uno che decreta la notte da palazzo.
Gli anglo americani non sono sempre lì a proteggerci e detto tanto per chiarirci, senza un certo Winston Churchill, il governo britannico si accordava tranquillamente con Hitler e Mussolini e l’America non avrebbe battuto ciglio chissà fino a quando. Inutile ricordare che Stalin nel 1939 era alleato di Hitler e lo rimase fino all’invasione della Russia. Anche Stalin senza un Churchill a rimetterlo in piedi, restava ad ubriacarsi nella sua dacia per il tradimento subito dal suo alleato. Gli piaceva tanto Hitler a Stalin. Ma la cosa grave è che Hitler piacque anche agli italiani che adottarono liberamente le sue leggi razziali. Nemmeno la Spagna di Franco lo fece. Il 25 aprile dovremmo fare due celebrazioni. La prima con il presidente ed il governo all’altare della Patria, poi tutti sulla tomba di Winston Churchill.