Il Financial Times del 25 aprile è la migliore testimonianza del cambiamento avvenuto in Italia. “In meno di tre mesi dall’inizio del governo di unità nazionale del primo ministro Mario Draghi, scrive il quotidiano finanziario britannico, non solo la voce di Roma viene ascoltata forte e chiara a Parigi e Berlino, ma sta sempre più fissando l’agenda”. E’ l’ incredibile metamorfosi avvenuta. Eravamo considerati dei paria ora siamo in corso per la leadership. Ricordate quando il governo Conte si spacciava per un modello mondiale nella lotta al coronavirus? Ora persino Federico Rampini ammette che l’America non ha mai seguito un solo momento il delirio claustro sanitario italiano. In compenso da adesso in Inghilterra si parla di Italia come di un “modello europeo”, sottolineando gli stretti legami del presidente Draghi con Parigi e Berlino, tali da poter ridisegnare le relazioni nella Ue. Questo che oggettivamente è un encomio solenne presenta per la verità una debolezza fatale. Come si era capito, i piani del Ricovery fund del precedente governo avevano imbarcato acqua tanto che gli esperti di Bruxelles si erano messi al lavoro per tagliare molte decine di milioni. Una parola di consolazione per Goffredo Bettini che crede nel “complotto internazionale”. Ha ragione se capisce che con il governo Conte da lui tanto amato, l’Italia non avrebbe visto una lira di quelle sperate. Per cui se i fondi saranno confermati, non lo sarà per piani e le riforme presentate, ma per la sola parola di Draghi. Garantisce lui, e del banchiere centrale che ha messo in sicurezza l’euro in tempi di crisi, nessuno nelle capitali europee si permette di dubitare.
Dal che però si evince che l’Italia è rimasta per tutto il resto inaffidabile. I prossimi mesi saranno decisivi per soddisfare un’agenda a dir poco titanica e far si che il credito concesso al nostro presidente del Consiglio, venga compensato con le riforme promesse. Lo scriviamo per chi all’interno della maggioranza ha trovato il tempo di pensare alle prossime elezioni. Vincere una campagna elettorale con un disastro alle spalle, non conviene a nessuno. Meglio preoccuparsi di come risalire la china e in fretta rinviando magari gli screzi a momenti più felici. Anche perché se mai Draghi fallisse, può darsi anche che gli italiani si metteranno a stabilire se la colpa è di Salvini, o di Letta, oppure di Speranza. Ma è più probabile che facciano prima a votare Meloni.