Siamo arrivati al punto di leggere eminenti costituzionalisti discutere dell’orario dei ristoranti. Il presidente emerito della Consulta, Mirabelli, ha detto che “se sull’asporto la precedente disciplina a cui si richiama il Decreto riaperture aveva fissato l’orario di chiusura per l’asporto alle 22, allora anche al tavolo al ristorante si può stare fino a quell’ora, tanto più che rientrando a casa posso darne prova esibendo lo scontrino fiscale”. Il che significherebbe consentire ad una persona andata al ristorante di rientrare anche alle undici, perché nessun decreto ti impone di andare al ristorante dietro casa invece che fuori porta. Mirabelli che ha dalla sua studi prestigiosi, raccomanda allora “l’interpretazione ragionevole”, ma poiché non c’è differenza tra asporto e consumo diretto, sarebbe necessaria una precisazione da parte del Governo. Il Decreto riaperture è in conversione al Parlamento, basterebbe che il governo intervenga in senso restrittivo oppure ampliativo, veda lui. Saremmo interessati a sapere come Mirabelli interpreti poi la differenza d’orario che si instaurerebbe con il cittadino che il ristorante proprio non può permetterselo. Quello sarebbe costretto sempre a rientrare entro le 22. Non verrebbe introdotta quindi una discriminazione sulla base sociale? Con dieci milioni di persone che hanno perso il lavoro, è tanto che abbiano da mangiare, altro che andare al ristorante. Se la questione degli orari dei ristoranti appassiona, sarebbe utile anche un parere dei costituzionalisti sul coprifuoco. E’ da loro considerato costituzionale il coprifuoco? Vi sono precedenti che non risalgano alla Repubblica di Salò, applicati nella Repubblica democratica, a cui fare riferimento? Il presidente Draghi a differenza del precedente governo, ha onorato, celebrato e rispettato la liberazione antifascista tanto da recarsi a via Tasso a rendere omaggio alle vittime della gestapo. E’ dunque possibile sia molto sensibile a un simile tema. Egli presiede un governo di solidarietà nazionale, proprio perché si è trovato a gestire una forzatura ai principi esposti nella prima parte della costituzione, che non può essere appannaggio di una sola parte politica, come pure era convinto di poter fare il precedente governo. Occorre una maggioranza almeno dei due terzi del parlamento, la sola che può modificare la costituzione e dunque anche sospenderla. Qui c’è un precedente eccome, la legislazione anti terrorismo degli anni ’70 del secolo scorso, per cui il partito comunista entrò in maggioranza. Nel caso in cui Salvini puntasse i piedi sul coprifuoco, non ci sarebbe un particolare problema politico, il governo ha numeri per andare avanti tranquillamente, ve ne sarebbe invece uno costituzionale, per cui un governo ordinario non può imporre un provvedimento di emergenza, lo sa meglio di tutti il ministro Cartabia. La Francia può disporre del coprifuoco. La quinta Repubblica di De Gaulle nacque sulla base dell’esperienza della guerra d’Algeria. Germania ed Italia, a parte che dovrebbero evitare un simile termine per decenza storica, devono inventarsi una formula particolare, una grande coalizione, per ovviare. Capiamo perfettamente che Conte e Letta non si preoccupino di queste quisquilie e che a ritmo alternato invitino Salvini a lasciare la maggioranza. Il problema è solo costituzionale. Draghi vuole un governo repubblicano, lo ha sottolineato solennemente in Parlamento, perché evidentemente quello precedente non lo era. Per questo Salvini, la lega, gli è indispensabile per evitare quei provvedimenti incostituzionali che domani qualcuno potrebbe contestargli, o che semplicemente ripugnano alla sua coscienza di solido democratico antifascista.