Un alto tasso di incertezza avvolge le prospettive a medio termine – cioè a tre, quattro anni – dell’Unione Europea. All’indomani della presentazione in Parlamento del PNRR ad opera del Presidente del Consiglio Mario Draghi appare utile una rassegna delle iniziative in cantiere e del ruolo dei vari protagonisti.

Il programma Next Generation Ue, che in Italia è dal luglio scorso al centro dell’attenzione per le sue ricadute sulla nostra economia come volano di un più vasto programma di indifferibile ricostruzione nazionale, è viceversa per Francia e Germania uno dei tasselli – quello appunto della coesione fra Europa del Nord e quella del Sud senza dimenticare le pulsioni identitarie del gruppo di Visegrad ad Est – della strategia complessiva dell’Unione in un mondo multipolare caratterizzato da antagonismi, tensioni e riserve mentali.

Dopo aver in qualche modo assorbito lo shock della Brexit, l’obiettivo prioritario della ricostruzione di un rapporto transatlantico più fluido ed armonioso affronta appuntamenti impegnativi sul terreno politico ed economico anche quale riflesso di sensibilità e di agende differenziate per effetto di evidenti fattori sistemici, storici e geografici. La risposta strategica sembra quella che Bruxelles definisce la “sovranità tecnologica” nelle sue molteplici articolazioni, dal digitale alla finanza, dall’energia all’industria aeronautica fino alle “life sciences”. Si tratta di un compito a 360 gradi, sia pur con evidenti gradazioni fra una tradizionale prospettiva atlantica e le incognite insite nell’assertività globale della Cina ed in quella geopolitica della Russia ed, in certa misura, della Turchia.

La competitività della base industriale e tecnologica europea costituisce pertanto il pilastro dell’identità e degli interessi dell’Unione assieme alla tutela dei diritti umani e civili dentro e fuori delle proprie frontiere, non senza qualche contraddizione.

Se l’altra ambizione europea, cioè l’autonomia strategica preconizzata in particolare dalla Francia per effetto del suo noto “status” di potenza globale e nucleare, appare velleitaria o prematura non mancano tuttavia nel Mediterraneo ed in Africa situazioni che sollecitano capacità europee di prevenzione e reazione. Nel settore dell’industria della difesa la PESCO e il neonato Fondo europeo aprono prospettive propedeutiche e concrete all’identità dell’Unione.

In ogni caso, anche sotto la pressione degli effetti della pandemia, un’evoluzione complessiva dell’Unione verso un approccio necessariamente neo-dirigista poggiante su massicci investimenti pubblici nelle infrastrutture, nella ricerca applicata e nella knowledge economy sembra pertanto contrassegnare una parzialmente nuova fase del percorso europeo, liberato dal rigorismo dogmatico delle politiche di bilancio, peraltro in parallelo alle politiche monetarie espansive della BCE degli ultimi anni. La netta evoluzione della Francia di Emmanuel Macron in questa direzione, propiziata anche dal non facile appuntamento delle elezioni presidenziali fra dodici mesi, ha costretto la stessa Germania a prenderne atto. Anche l’iniziativa francese della Conferenza sulle prospettive della costruzione europea, malgrado le sue prospettive scarsamente concrete, è un segnale declaratorio al tempo stesso del malessere e delle esigenze di Parigi.

La posta in palio è comunque la tenuta stessa dell’Eurozona, essenziale per la competitività del sistema esportativo tedesco a tutto campo, incluse ovviamente Cina e Russia. Alla vjgilia del suo commiato dalla Cancelleria, Angela Merkel ha assecondato tale evoluzione, sostenendo con la candidatura di Armin Laschet la linea della continuità e contenendo i rigurgiti rigoristi sempre presenti all’interno della CDU-CSU, da Merz a Söder, nella scia dell’eredità di Wolfgang Schäuble.

Resta evidentemente da verificare se e quanto tale flessibilità, che andrà comunque accompagnata da un processo di riforme nei Paesi meno virtuosi, sarà confermata dalla coalizione di governo che scaturirà dalle elezioni federali del prossimo settembre. Il ruolo dei Verdi in forte ascesa sarà centrale nel disegnare strategie poggianti sulla transizione energetica in un paese dove la componente carbonifera e nucleare è ancora consistente e le importazioni di gas naturale sono strategiche come eloquentemente dimostrato dalla vicenda del Nordstream 2 dalla Russia, contrastato dagli Stati Uniti e dagli stessi Verdi. Le contraddizioni e le incognite dovranno comunque coesistere con la volontà politica di dotarsi degli strumenti di “policy” e delle risorse, incluso il debito “buono”, per navigare tra le insidie del mondo multipolare.