Reazioni cristiane all’Islam e ai musulmani

Nota dell’autore: Questo saggio è stato annunciato come “di prossima pubblicazione”, nel mio libro del 1983, In the Path of God: Islam and Political Power (New York: Basic), p. 348, nota 47. Ci sono voluti 38 anni per completarlo, ma eccolo qui con un sottotitolo diverso.

 

Parte I: Reazioni cristiane premoderne all’Islam e ai musulmani

In una conversazione che avrebbe avuto luogo il 13 luglio 634, appena due anni dopo la morte di Maometto, venne chiesto a un uomo anziano che cosa pensasse del “profeta apparso tra i saraceni”. Rispose che Maometto era “un impostore. I profeti non arrivano su un carro e impugnando spade?” Un’altra persona concordò, osservando: “Non c’è alcuna verità da parte del cosiddetto profeta, solo spargimento di sangue”. Diversi mesi dopo, in un sermone pronunciato alla viglia di Natale del 634, il patriarca di Gerusalemme parlava dei musulmani come “la melma degli empi saraceni [che] minacciano massacri e distruzione” [1].

Pertanto, la reazione cristiana ai musulmani ebbe inizio in modo infausto in un momento in cui le passioni religiose erano all’apice e la ricettività alle nuove influenze era a un minimo storico. Questa risposta ostile rimase in seguito in gran parte statica nel successivo millennio, dal 634 al 1700. Solo negli ultimi tre secoli gli atteggiamenti sono cambiati, mescolando quella vecchia ostilità con qualcosa di sorprendentemente diverso.

Le pagine seguenti delineano le reazioni cristiane all’Islam e ai musulmani nel corso del millennio. Perché l’Europa [2] per così tanto tempo ha considerato negativamente i musulmani? Nella parte II ci si interrogherà sul motivo di questo cambiamento parziale e su quale sia la situazione attuale.

La sfida militare fuori dall’Europa

Due sfide, una militare e l’altra religiosa, spiegano l’iniziale e persistente animosità dell’Europa nei confronti dei musulmani. Non solo i musulmani conquistarono gran parte della cristianità prima del 1700 e minacciarono ciò che si opponeva al loro controllo, ma posero altresì una singolare sfida religiosa. La combinazione di queste due cose conferì loro un ruolo unico.

Quella che  è stata definita “la più antica frontiera al mondo” [3] venne inaugurata con le vittorie militari dei musulmani sui cristiani. Due anni dopo la morte di Maometto, avvenuta nel 632, i musulmani iniziarono a razziare il territorio bizantino nel nord dell’Arabia; appena ottantadue anni dopo, avevano conquistato terre che si estendevano dai Pirenei all’Asia centrale. I cristiani costituivano la maggioranza della popolazione in numerose regioni finite sotto il controllo musulmano, tra cui la Siria, l’Egitto, la Nubia, il Nord Africa e la Spagna, così come i tanti cristiani che vivevano in Iraq e in Iran. Di fatto, in meno di un secolo, quasi tutto il mondo cristiano all’esterno dell’Europa e dell’Anatolia venne rapidamente inglobato in quelli che i musulmani chiamano Dar al-Islam (territori controllati dai governanti musulmani).

Con una sola eccezione, le poche regioni all’esterno dell’Europa che sopravvissero all’iniziale attacco arabo finirono per cadere sotto il dominio arabo. Costantinopoli, capitale dell’Impero bizantino e porta dell’Europa orientale, resistette agli attacchi musulmani per otto secoli, iniziando con una spedizione navale musulmana nel 654. La città finì per soccombere ai turchi ottomani il 29 maggio 1453, una delle date più nere e più importanti della storia del Cristianesimo. Per più di quattro secoli, dal 653 al 1071, l’Impero bizantino rimase saldo in Anatolia, ma poi i turchi invasero i suoi territori, eliminando l’ultimo regno greco nel 1461. Gli armeni passarono sotto il dominio musulmano nel 666 e vennero sottomessi, ad eccezione di un lungo periodo, dall’885 al 1375. Allo stesso modo, i georgiani caddero sotto il controllo musulmano nel 654, affrancandosi nel Medioevo per poi tornare sotto il dominio musulmano nel XVI secolo. Molti cristiani maroniti che vivevano nelle valli della Siria fuggirono dal dominio musulmano e raggiunsero le montagne del Libano: lì, mantennero la loro indipendenza per la maggior parte dell’era islamica, ma alla fine caddero sotto gli Ottomani. Dongola, in Sudan, riuscì a resistere fino al 1350 e la vicina Alwa fino al 1504.

Solo il regno cristiano dell’Etiopia resistette all’avanzata conquistatrice dei musulmani, divenendo così l’unica antica terra cristiana all’esterno dell’Europa in grado di sopravvivere. Ma anche questo regno avrebbe capitolato dinanzi al jihad (la guerra musulmana contro i non musulmani), se non fosse stato per ciò che la storica Elaine Sanceau definisce l’intervento “quasi miracoloso”  di un piccolo contingente portoghese [4]. Fu pressoché miracoloso, perché l’invasione musulmana del 1529-1543, guidata da Ahmad Gran, avrebbe conquistato l’antico regno cristiano, se non fosse stato per 350 bombardieri e fucilieri portoghesi, che nel 1541, con l’aiuto di duecento etiopi, riuscirono a sopraffare 15 mila arcieri, 1.500 cavalleggeri e 200 archibugieri turchi.

Queste terre cristiane andarono perdute in un momento in cui il Vicino Oriente e il Nord Africa – e non l’Europa – costituivano il cuore del Cristianesimo e comprendevano la maggior parte della sua popolazione, delle principali istituzioni e dei centri culturali. Il dominio musulmano distrusse il primato del Cristianesimo orientale e decimato il potere delle sue chiese. Quattro patriarcati su cinque (Alessandria, Antiochia, Costantinopoli e Gerusalemme) persero gran parte della loro autonomia e influenza quando vennero sottoposti al dominio musulmano. Gli europei occidentali, scrive Norman Daniel, consideravano la cristianità “una singola nazione, che con l’ascesa dell’Islam era stata derubata di un terzo delle sue migliori province”, e ancor più in seguito [5]. L’Europa era rimasta orfana.

La sfida militare in Europa

Più vicine all’Europa, tutte le grandi isole del Mar Mediterraneo finirono sotto la dominazione musulmana, per qualche mese, come nel caso della Sardegna, a più di sei secoli, come per Cipro. I musulmani governarono le Isole Baleari dal 903 al 1228, e fecero irruzione nelle isole centinaia di anni prima e anche dopo quelle date. Governarono la Corsica dall’814 all’inizio del X secolo; Creta dall’826 al 961 e poi dal 1669 al 1897; Cipro, dal 649 al 965 e in seguito dal 1573 al 1878; Malta, dall’869 al 1091; Rodi, per breve tempo, dal 653 al 658 e dal 717 al 718, e poi dal 1522 al 1912; la Sardegna, dal 1015 al 1016; e la Sicilia, dall’827 (sebbene solo alcune parti dell’isola fossero sotto il controllo musulmano prima del 965)  al 1091.

Per quanto riguarda l’Europa continentale, ondate di invasori l’attaccarono alla fine dell’Antichità e nei primi secoli del Medioevo. Incursioni di popoli non musulmani come i Celti, i Goti, i Magiari e i Vichinghi ebbero fine nel 955, con la sola eccezione dell’invasione mongola dell’Europa orientale, nel 1240-1241. Al contrario, i musulmani continuarono ad attaccare per quasi altri ottocento anni fino al 1700. Così, a parte i Mongoli (molti dei quali si convertirono all’Islam, e così facendo anche loro rientrarono nella schema), gli attacchi all’Europa dopo il 955 vennero sferrati prevalentemente dai musulmani.

Il jihad avvenne in due ondate principali: una campagna araba a ovest, dall’VIII al X secolo, e una campagna turca a est, dal XIV al XVII secolo. (Le due epoche del controllo musulmano su Creta, Cipro e Rodi riflettono questa doppia offensiva).

Sulla terraferma europea, spesso i cristiani capitolarono dinanzi agli attacchi dei musulmani. Gli Arabi conquistarono la Spagna tra il 711 e il 716, e lì distrussero il regno cristiano visigoto, proseguirono per la Gallia, e nel 732, arrivarono fino a Poitiers, duecento miglia a sudovest da Parigi. Secondo la celebre ipotesi di Edward Gibbon, se non fosse stato per la vittoria dei Franchi a Poitiers, forse la lettura del Corano  sarebbe ora insegnata nelle scuole di Oxford, e i suoi pulpiti potrebbero dimostrare a un popolo circonciso la santità e la verità della rivelazione di Maometto [6].

Sebbene gli Arabi non riuscirono a stabilire una solida base fuori dall’Iberia, le loro incursioni divennero una sventurata realtà in molte parti dell’Europa del IX e del X secolo. Una di queste celebri incursioni portò gli invasori musulmani nell’846 alla periferia di Roma dove attaccarono la basilica papale di San Pietro. Un muro eretto dopo questa incursione per proteggere il Papa – con manodopera fornita in gran parte dei prigionieri musulmani – finì per portare alla creazione di uno Stato Vaticano indipendente. Un tempo, l’Italia ospitò un emirato musulmano indipendente, seppur per breve tempo (dall’853 all’871) e per quanto piccolo fosse (a Bari, vicino al tallone d’Italia).

Nell’889, i predoni arabi conquistarono la città di Fraxinetum (ora chiamata Garde-Frainet), nei pressi di St. Tropez, e ne mantennero il controllo per quasi mezzo secolo; da lì percorsero la valle del Rodano, raggiungendo la Svizzera, dove, nel 954, saccheggiarono il monastero di San Gallo, sul Lago di Costanza, oggi situato al confine tra la Svizzera e la Germania. Negli anni Venti, gran parte dei passi alpini erano controllati dai musulmani.

La presenza araba si estendeva a est fino ad Atene, dove, intorno all’anno 1000, viveva una colonia di musulmani, i quali costruirono una moschea sul sito dell’antico tempio di Esculapio e lavorarono in città come manovali [7]. Queste invasioni sono ancora ricordate dai toponimi: pertanto, la cittadina svizzera di Pontresina, situata nei pressi di St. Moritz, prende il nome da latino “Pons Saracenorum”, “Ponte dei Saraceni”, un termine che designava nel Medioevo Arabi e musulmani [8]. Sebbene spaventose e fortemente impresse nella memoria dei residenti locali, queste incursioni non ebbero un’incidenza significativa: in effetti, molti secoli dopo aver conquistato la Spagna, i musulmani non fecero progressi duraturi in Europa.

Una seconda ondata di conquiste ebbe inizio del 1356 quando i Turchi ottomani attraversarono il Bosforo e sottrassero Gallipoli ai Bizantini. Nel corso dei secoli successivi, gli Ottomani conquistarono la Grecia e quasi l’intera regione balcanica, un fatto la cui memoria è conservata in molti toponimi: il termine balcanico, ad esempio, è una parola turca che sta per montagna. Numerose popolazioni cristiane, tra cui i greci, i serbi e gli ungheresi, caddero sotto il controllo dei musulmani. L’espansione ottomana raggiunse il suo apice durante i due falliti assedi di Vienna, nel 1529 e nel 1683.

Per tentare di liberare la Grecia dal dominio ottomano, una coalizione di eserciti mercenari europei bombardò il Partenone, che i Turchi utilizzavano come magazzino di stoccaggio, e nel settembre 1867, un attacco diretto e il conseguente incendio lasciarono la struttura nello stato rovinoso che ancor oggi conosciamo. (L’esplosione ebbe anche l’effetto di costringere i Turchi alla resa).

La potenza turca si estese oltre i Balcani: a nord, gli Ottomani controllarono la regione polacca della Podolia dal 1672 al 1699; ad est, un’indipendente dinastia musulmana governò la Crimea dal 1475 al 1774; e ad ovest, gli Ottomani controllarono temporaneamente dal 1480 al 1481 la città italiana di Otranto. La potenza marittima musulmana poteva raggiungere quasi tutte le coste. In un caso estremo, nel 1627, due gruppi di pirati barbareschi, uno proveniente dal Marocco e l’altro dall’Algeria, sbarcarono in Islanda, sferrando un attacco che passò alla storia come Tyrkjaránið rapendo centinaia di abitanti per venderli come schiavi una volta tornati nel Nord Africa. Sebbene questi sviluppi non ebbero grandi risultati, le cose sarebbero potute andare diversamente. Se gli Ottomani non avessero rinunciato a portare a termine l’offensiva italiana a causa delle loro difficoltà interne, l’attacco avrebbe potuto avere enormi conseguenze, come rilevato  da  Bernard Lewis.

La facilità con cui, anni dopo, nel 1494-1495, i Francesi riuscirono a conquistare uno dopo l’altro gli Stati italiani, quasi senza incontrare alcuna resistenza, sta a indicare che se i Turchi avessero perseverato nei loro piani, avrebbero conquistato la maggior parte dell’Italia, se non tutta, senza eccessiva difficoltà. Una conquista turca dell’Italia nel 1480, quando il Rinascimento era agli albori avrebbe trasformato la storia del mondo [9].

Considerando l’insieme dell’Europa continentale, i musulmani a un certo punto si trovarono a controllare gran parte o tutti gli Stati moderni come Portogallo, Spagna, Ungheria, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Kosovo, Albania, Grecia, Bulgaria, Romania, Bielorussia e Moldavia. Inoltre, governarono parti di Francia, Svizzera, Italia, Austria, Polonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia e Ucraina.

Questa diffusa presenza musulmana ebbe come conseguenza il fatto che i cristiani per milleduecento anni conquistarono ripetutamente la loro indipendenza contro i musulmani, dalla Reconquista spagnola, iniziata nel 722, alla guerra d’indipendenza dell’Albania, nel 1912. Non sorprende affatto che i musulmani fossero ampiamente considerati come il principale nemico e che le identità nazionali presero forma in opposizione ad essi in gran parte dell’Europa meridionale, specialmente in Portogallo, Spagna, Sicilia, Serbia, Grecia, Bulgaria e Romania. Gli Arabi, i Saraceni, i Mori, i terribili Turchi, le orde tartare e i pirati barbareschi servirono a mettere in risalto il valore cristiano. I santi (in particolare, re Luigi IX di Francia) si guadagnarono la reputazione opponendo resistenza ai musulmani.

I musulmani ebbero anche questo ruolo nella letteratura, che si trattasse dei poemi medievali Chanson de Roland e del Cantar de mio Cid o di quelli composti nella prima età moderna come Don Quixote e Os Lusíadas o ancora dei romanzi moderni Le Camp des Saints e Soumission [10]. L’inno nazionale di Andorra, divenuto ufficiale nel 1921, inizia con le seguenti parole: “Il grande Carlo Magno, mio padre, mi ha liberato dai Saraceni!”.

Le ostilità con i musulmani stimolarono la tecnologia miliare. Ad esempio, Galileo sviluppò il telescopio non solo per dimostrare la teoria eliocentrica di Copernico, ma anche un “cannocchiale” che l’intelligence militare poteva utilizzare per vedere i vascelli ottomani due ore prima che a occhio nudo [11]. Il fatto di essere circondati da musulmani portò a delle scoperte navali, a cominciare da quelle promosse dal principe Enrico il Navigatore, Infante del Portogallo (1394-1460).

Una membrana di popoli musulmani che partiva dalla Spagna, si estendeva dal Nord Africa al Levante fino all’Asia centrale e alla Siberia, separava l’Europa medioevale dal resto dell’emisfero orientale. L’accerchiamento che esercitavano di fatto i musulmani non fece che esacerbare le convinzioni cristiane. Non solo furono pochi gli europei che riuscirono ad arrivare oltre i Paesi musulmani, ma i resoconti di viaggio in Asia e nell’Africa non musulmana furono spesso accolti con scetticismo.

Accerchiata dai musulmani e “preoccupata per i problemi immediati dovuti alla minaccia dell’Islam, l’Europa perse quasi completamente di vista l’Oriente [non musulmano] come paese reale”, scrive lo storico Donald Lach [12]. I cristiani non si rendevano affatto conto quanto fosse limitata la loro visione: “ L’Islam non solo obbligava i cristiani a vivere in un minuscolo mondo chiuso (…) faceva anche loro credere che questa esistenza fosse normale”, osserva John Meyendorff [13]. Inoltre, gli europei spesso si sentivano isolati e senza speranze. Come scriveva Roger Bacon verso la fine del 1260 “ci sono pochi cristiani, il mondo intero è occupato da miscredenti e non c’è nessuno che mostri loro la verità” [14]. Fino al 1450 circa gli europei conservarono questo sentimento claustrofobico e questa sensazione di essere circondati da nemici.

Per circa un millennio, dall’attacco iniziale a Costantinopoli, nel 654, al secondo assedio di Vienna, nel 1683, i musulmani rappresenteranno per l’Europa la più grande sfida esterna, inducendo gli europei  a preoccuparsi  profondamente della loro potenza. La sfida posta dalla religione islamica non fece che rafforzare questa sensazione di minaccia.

La sfida religiosa: Una religione ingannevole, Maometto

La religione islamica preoccupava gli europei non meno degli eserciti musulmani. L’Islam presentava al Cristianesimo molte sfide senza precedenti: era visto come ingannevole. Presumeva di completare il Vangelo e di rimpiazzarlo. Offriva un modo di vivere alternativo praticabile e allettante, e attirava più cristiani convertiti rispetto a ogni altra religione. Nel 1845, l’eminente amministratore scozzese in India e studioso di Islam, Sir William Muir, scriveva che l’Islam era “l’unico antagonista aperto e temibile del Cristianesimo” [15]. Nel 1957, Wilfred Cantwell Smith aggiunse: “Fino a Karl Marx e all’ascesa del comunismo, il Profeta ha organizzato e lanciato l’unica grande sfida che la civiltà occidentale ha dovuto affrontare nel corso della propria storia” [16].

Per tutto il periodo medievale, i cristiani videro l’Islam non solo come una religione ingannevole, ma come una distorsione del messaggio cristiano, uno snaturamento della loro fede. San Giovanni Damasceno (morto intorno al 749) considerava la “superstizione degli Ismaeliti” un’eresia cristiana [17]. È in quest’ottica che i cristiani medievali immaginavano che i musulmani venerassero una trinità profana: Mahon (ossia Maometto), Tervagant e Apollin. Vedevano l’Islam come la quintessenza del male, un amalgama diabolicamente intelligente di dottrine concepite per sfruttare la debolezza umana. In una formula sintetica, Norman Daniel spiega come l’Islam rappresentasse “una tirannia sessualmente corrotta basata su falsi insegnamenti” [18].

Le accuse di manipolazione della religione, del potere e del sesso mosse contro l’Islam divennero parte integrante del repertorio europeo classico e mostrarono una “sorprendente tenacità”, manifestandosi ripetutamente in varie forme e varietà infinite durante il Medioevo [19]. Come spiegava Richard Chenevix (1774-1830), autore irlandese di un’opera in due volumi sul carattere nazionale, l’Islam soddisfa ogni impulso malvagio: Per adattarsi ai differenti tratti dell’Arabia Felix, dell’Arabia Petrea e dell’Arabia Deserta, anche la religione [islamica] doveva essere diversificata come queste regioni. Doveva essere feroce per l’una e sensuale per l’altra; vanesio, lussurioso, entusiasta e impetuoso per tutte. Al ladro, doveva inculcare il saccheggio dei miscredenti; al guerriero, doveva predicare conquiste e sterminio; al pigro, doveva consentire i piaceri dei sensi; a tutti i suoi adepti doveva promettere un’eternità di voluttuosa beatitudine, purché cadessero in difesa del Profeta [20].

Il rifiuto dell’Islam come fede valida si focalizzava sulla persona del profeta islamico Maometto. Annemarie Schimmel osserva che “nel mondo cristiano medievale, Maometto ha, più di ogni altro personaggio storico, suscitato paura, avversione e odio” [21]. I cristiani pensavano che Maometto fosse più che umano, perché, si chiedevano, come poteva un semplice mortale escogitare metodi così intelligenti per conquistare seguaci e far loro credere a delle menzogne evidenti? Il messaggio di Maometto rappresentava l’inganno e la violenza; in particolare, la sua vita (le numerosi mogli, la ratifica della poligamia e del concubinaggio) portò all’accusa di licenziosità. Daniel osserva che Maometto venne perseguitato per “la violenza e la forza con cui impose la sua religione; la salacità e il lassismo con cui corruppe i suoi seguaci senza costringerli; e infine la sua palese umanità, che si riteneva sempre necessario dimostrare, anche se nessun musulmano lo negava né desiderava farlo” [22].

Tali atteggiamenti nei confronti di Maometto giustificavano il rifiuto cristiano di ciò che l’Islam rappresentava. Se Maometto era un impostore, come potevano i musulmani essere sinceri? I cristiani esprimevano il loro scetticismo nei termini che utilizzavano. Così nella lingua inglese del XVI secolo, il nome “Mahomet” designava un idolo, mentre il termine “Maometry” significava idolatria [23].

Allo stesso modo, i cristiani europei mostrarono mancanza di rispetto per l’Islam assegnando nomi etnici anziché religiosi ai seguaci di Maometto. Come osserva Bernard Lewis, “in Grecia, i musulmani potevano essere Arabi, Persiani, Agareni, o anche Assiri; in Russia, erano Tartari; in Spagna, Mori; nella maggior parte dell’Europa, Turchi; e nel Cristianesimo occidentale e orientale erano comunemente chiamati Saraceni, un nome di origine oscura, ma che aveva sicuramente un significato etnico” [24].

La sfida religiosa: Le conversioni

Essendo  popoli civilizzati che portavano con sé una fede religiosa elaborata e una cultura affascinante, i musulmani differivano da quasi tutti gli altri invasori dell’Europa, che erano popoli tribali dediti ai saccheggi. I musulmani fecero più che distruggere beni e proprietà: sfidarono la costante supremazia del Cristianesimo.

La maggior parte dei cristiani del Medioevo che vivevano nel Dar al-Islam fecero il passo definitivo, convertendosi all’Islam, la fede dei loro dominatori politici, sebbene a ritmi molto variabili. I cristiani quasi scomparvero dall’Arabia, dal Nord Africa e da gran parte dell’Anatolia, continuando però a essere presenti in Medio Oriente sotto forma di piccole minoranze. I copti oggi non rappresentano che un decimo della popolazione egiziana e nella Mezzaluna Fertile e in Iran sopravvivono poche vestigia delle comunità giacobite, malachite, nestoriane e ortodosse. È la solidarietà politica insieme all’inaccessibilità delle loro terre che ha permesso agli armeni e ai libanesi di continuare a essere in larga misura cristiani.

I cristiani in Medio Oriente sono attualmente circa quindici milioni, vivono principalmente in Egitto, Libano, Cipro e in Siria e costituiscono meno del 5 per cento dei 370 milioni di abitanti della regione.

In Europa, le conversioni cristiane all’Islam si verificarono su larga scala nella Penisola iberica, in qualche isola del Mar Mediterraneo e in alcune parti dei Balcani. Nel Medioevo, anche la Spagna e la Sicilia furono importanti centri della cultura musulmana. Talvolta, la riconquista cristiana riuscì a costringere i musulmani a lasciare completamente una regione, come accadde in Spagna e in tutte le grandi isole del Mediterraneo, ad eccezione di Cipro (dove oggi vivono circa 150 mila turchi autoctoni) [25].

La dominazione musulmana poté essere contrastata, ma molto meno le conversioni all’Islam, poiché solo un numero trascurabile di musulmani decide di abiurare, e in genere lo fa individualmente. I due principali casi di conversioni collettive – i Tartari in Russia, nel XVII secolo, e i Sunniti del Libano intorno al 1700 – ebbero luogo sotto la pressione e con l’aspettativa di vantaggi immediati per i convertiti. Oggi, una popolazione musulmana autoctona (ossia esclusi coloro che sono emigrati in Europa nel secolo scorso o i recenti convertiti autoctoni all’Islam) di 15 milioni di abitanti vive in Europa, principalmente nei Balcani e nella Tracia turca. La più grande concentrazione e il numero maggiore di questi musulmani (circa 10 milioni) si trovano a Istanbul, un numero meno elevato in Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo e Montenegro.

Conclusioni

Lo scontro con l’Islam  avvenne ottocento anni prima dei contatti con il Giappone o la Cina, con gli induisti o i buddisti, con gli africani o gli americani. In effetti, la natura particolarmente ostile delle opinioni europee nei confronti dei musulmani divenne evidente dall’inizio del XV secolo, con l’avvento delle grandi esplorazioni geografiche per mano dei Paesi europei quando i cristiani reagirono in modo molto più favorevole ai non musulmani che incontravano e i musulmani si contraddistinsero sempre più chiaramente come il nemico permanente.

Essendo gli unici avversari ostinati dell’Europa medievale, i musulmani suscitarono potenti reazioni che influenzarono l’insieme delle relazioni dell’Occidente con il resto del mondo. Il pianeta sembrava essere costituito da due importanti elementi: uno cristiano e l’altro musulmano, che rappresentavano rispettivamente il Sé e l’Altro, il bene e il male. Lo storico R. W. Southern considera “l’esistenza dell’Islam (…) il grave problema della cristianità medievale. Era un problema a tutti i livelli”: pratico, teologico e storico [26]. Il fattore musulmano influenzò il senso del sé della cristianità medievale, le sue innovazioni, i suoi viaggi di esplorazione e la sua visione del mondo esterno.

[1] Walter Emil Kaegi, Jr., “Initial Byzantine Reactions to the Arab Conquest”, Church HistoryJune 1969, pp. 139-49.

[2] L’Europa è qui definita come la penisola occidentale – comprese le isole adiacenti – delimitata dal 30° meridiano Est, ad esclusione della maggior parte della Russia e della Turchia, con la notevole eccezione di Istanbul. La presente analisi si concentra specificamente sui cristiani nell’Europa premoderna e successivamente si amplia occasionalmente per includere l’Occidente nel suo insieme.

[3] Gai Eaton, Islam and the Destiny of Man (State Univ. of N.Y. Press and the Islamic Texts Society, 1985), p. 2. Quest’analisi accetta la narrazione convenzionale sulle origini dell’Islam.

[4] Elaine Sanceau, The Land of Prester John: A Chronicle of Portuguese Exploration (New York: Alfred A. Knopf, 1944), p. 136.

[5] Norman Daniel, Islam and the West: The Making of an Image (Edinburgh: The University Press, 1958), p. 109.

[6] Edward Gibbon, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, vol. 3 (London: Everyman’s Library, 1993), p. 469.

[7] Kenneth M. Setton, “On the Raids of the Moslems in the Aegean in the Ninth and Tenth Centuries and Their Alleged Occupation of Athens”, American Journal of Archaeology, 58 (1954): 319.

[8] Manfred W. Wenner, “The Arab/Muslim Presence in Medieval Central Europe”, International Journal of Middle East Studies, Aug. 1980, p. 66 (con una lista di altri nomi).

[9] Bernard Lewis, The Muslim Discovery of Europe (New York and London: WW Norton, 2001), p. 32.

[10] Daniel Pipes, “Who Will Write France’s Future?” The Washington Times, June 7, 2016.

[11] Dankwart A. Rustow, “The Military Legacy”, in L. Carl Brown, ed., Imperial Legacy: The Ottoman Imprint on the Balkans and the Middle East (New York: Columbia University Press, 1996), pp. 252-53.

[12] Donald F. Lach, Asia in the Making of Europe, vol. 1, bk. 1 (Chicago: University of Chicago Press, 1965), p. 22.

[13] John Meyendorff, “Byzantine Views of Islam”, Dumbarton Oaks Papers, 18 (1964): 131-32.

[14] Roger Bacon, Baconiis Opens Maius Pars Septima seu Moralis Philosophia, Eugenia Massa, ed. (Turici: In aedibus Thesauri mundi, 1953), 3:122; citato in R. W. Southern, Western Views of Islam in the Middle Ages (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1962), p. 57.

[15] Sir William Muir, The Mohammedan Controversy and Other Indian Articles (Edinburgh: T. and T. Clark, 1897), p. 2.

[16] Wilfred Cantwell Smith, Islam in Modern History (Princeton, N.J. and Oxford: Princeton University Press and Oxford University Press, 1957), p. 105.

[17] La ricerca moderna ha ravvivato questa interpretazione, cfr. Robert SpencerDid Muhammad Exist? An Inquiry into Islam’s Obscure Origins (Wilmington, Del.: ISI Books, 2012).

[18] Norman Daniel, Islam, Europe and Empire (Edinburgh: Edinburgh University Press, 1966), p. 6.

[19] Southern, Western Views of Islam, p. 28.

[20] Richard Chenevix, An Essay upon National Character (London: James Duncan, 1832), vol. 1, p. 97.

[21] Annemarie Schimmel, And Muhammad Is His Messenger: The Veneration of the Prophet in Islamic Piety (Chapel Hill: The University of North Carolina Press, 1985), p. 3.

[22] Daniel, Islam and the West, p. 107.

[23] Oxford English Dictionary, s.v. “Mahomet” and “Mahometry”.

[24] Bernard Lewis, “Gibbon on Muhammad”, Daedalus, Summer 1976, p. 89.

[25] I musulmani vissero a Creta fino al 1923, quando ai sensi del Trattato di Losanna, dovettero lasciare la Turchia.

[26] Southern, Western Views on Islam, pp. 2-3.

 

Parte II: Epoca moderna

Dopo un millennio di avversione pressoché ininterrotta nei confronti dell’Islam e dei musulmani [1], l’ostilità dei cristiani verso entrambi diminuì. Nell’ambito di una serie di importanti cambiamenti, l’imperialismo europeo e la laicità permisero all’Europa di sormontare le paure secolari della conquista e della falsa dottrina. Nel corso di questo processo, i cristiani osservarono che l’Islam non era il terribile inganno che un tempo sembrava essere. Si assistette in larga misura allo sviluppo dell’ammirazione, dell’empatia e perfino di sentimenti di colpa nei confronti dei musulmani, qualcosa di pressoché immaginabile prima del 1700. Tuttavia, il vecchio retaggio continua a esistere ed è stato particolarmente ravvivato con l’incremento dell’islamismo e dell’immigrazione in Occidente nell’ultimo mezzo secolo.

Qui di seguito si esaminano, dapprima, i diversi tipi di cambiamenti e poi i differenti tipi di continuità. L’Europa è segnata da tre grandi cambiamenti: la forza militare, l’affievolimento dei sentimenti religiosi e una Sinistra in cerca di alleati.

Cambiamenti: l’imperialismo europeo

In due occasioni, gli europei premoderni risposero con due contrattacchi alle campagne di conquista islamica contro la Cristianità. L’impero arabo scatenò assalti bizantini, spagnoli e dei Crociati. L’espansione ottomana in Europa s’imbatté nell’imperialismo moderno europeo. Ciò premesso, una differenza essenziale contraddistinse la prima fase dalla seconda. Nel 1248, le truppe francesi ed egiziane si scontrarono quasi alla pari. Ma i secoli di stasi e declino che conobbe il mondo musulmano e lo sviluppo secolare che conobbe il mondo cristiano, fecero sì che dopo il 1700 gli eserciti europei passarono all’offensiva in modo chiaro e sistematico. Nel 1798, quando le truppe francesi ed egiziane si scontrarono di nuovo, il rapporto di forza si era spostato prevalentemente a favore dei cristiani [2].

L’anno 1699, quando l’Impero ottomano firmò con la Lega Santa il Trattato di pace di Carlowitz che risultò essere molto svantaggioso, segna la data comunemente riconosciuta di questo cambiamento. Da allora, gli europei ebbero la forza di affrontare direttamente i musulmani, e questi ultimi, dopo aver rappresentato una minaccia per l’Europa per più di un millennio, dovettero difendersi da una superiorità militare incontestabile che gli europei sfruttavano con entusiasmo.

Questa disparità portò in un secolo e mezzo alla conquista europea di quasi tutti i territori a maggioranza musulmana, sottomettendo circa il 95 per cento dei musulmani [3]. Le conquiste ebbero inizio nel 1764 quando la Compagnia Britannica delle Indie Orientali ottenne il controllo del Bengala e lo mantenne fino al 1919, data in cui i cristiani governavano tutti i territori a maggioranza musulmana, ad eccezione della Turchia, dell’Iran, dell’Afghanistan, dell’Arabia e dello Yemen (altre regioni a maggioranza musulmana caddero sotto il controllo thailandese e cinese). Un equilibrio di potere europeo permise ai primi tre di questi Stati di rimanere indipendenti, mentre gli altri due non presentarono sufficiente attrattiva per motivare le ambizioni imperiali europee.

Complessivamente, dodici Stati europei moderni e altri quattro Stati a maggioranza cristiana conquistarono territori d’oltremare abitati da comunità musulmane: Regno Unito, Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Germania, Austria, Italia, Grecia, Russia, Etiopia, Filippine e Stati Uniti. Tutti questi Paesi ingaggiarono una mutua rivalità piuttosto feroce, dichiarandosi spesso guerra a vicenda, in assenza di un piano d’attacco o di complotti.

Ribaltando l’ordine premoderno, erano ora gli europei ad accerchiare i musulmani, dissipando le tradizionali inquietudini cristiane in merito all’Islam, pur infondendo uno spirito di supremazia, spesso collegato alla fede cristiana. Gli europei erano esultanti per questo loro nuovo potere. Nelle parole dello storico Henry Dodwell, “il crescente senso di inferiorità militare stava portando con sé una moltitudine di conseguenze morali” [4]. I musulmani non rappresentavano più una forza pronta a distruggere la Cristianità, ma ora agli occhi della maggior parte dei cristiani apparivano come popolazioni povere, degradate e arretrate, bisognose della dominazione e della tutela europee.

Si osservi il rapido cambiamento: nel 1686, il diplomatico britannico Paul Rycaut definiva i musulmani “il flagello del Cristianesimo” [5]. Nel 1807, William Jones, fondatore della linguistica moderna e professore di Arabo presso la Cambridge University parlava degli arabi come di “una nazione che è sempre stata la mia preferita” [6].

Questo ammorbidimento dell’atteggiamento ebbe delle conseguenze sulla politica estera. Pertanto, in un trattato del 1796, raggiunto con gli Stati barbareschi, i nascenti Stati Uniti d’America dichiararono che “non erano di per sé ostili alle leggi, alla religione né osteggiavano la tranquillità dei musulmani” e invocarono “l’armonia” tra le due parti [7]. Dissidenti come Wilfrid Scawen Blunt in Egitto e in Sudan o come Edward Granville Browne in Iran simpatizzavano con i musulmani colonizzati che si opponevano ai governi europei.

Cambiamenti: Il cedimento religioso

Il cambiamento nell’equilibrio dei poteri avvenne simultaneamente all’affievolimento della religiosità cristiana, consentendo punti di vista più eterogenei e sfaccettati su Maometto, sull’Islam e sui musulmani. La rabbia per il presunto inganno dell’Islam e l’indignazione per le pratiche sessuali musulmane si placarono. La forma tradizionale di ostilità cristiana perse la propria presa sugli intellettuali illuministi che consideravano l’Islam non peggiore del Cristianesimo. In effetti, l’antagonismo dell’Illuminismo verso il Cristianesimo organizzato portò perfino a elogiare questo nemico ereditario.

Paradossalmente, la considerazione storicamente bassa per l’Islam ha ora trasformato il suo profeta in un mezzo per esprimere sentimenti contrari alla Chiesa. Lo storico Thomas Carlyle parlava di Maometto come di un “eroe” [8], mentre il drammaturgo George Bernard Shaw lo definì “l’uomo meraviglioso (…) il Salvatore dell’Umanità” [9]. Alcuni liberi pensatori, tra cui Voltaire e Napoleone Bonaparte, preferivano l’Islam al Cristianesimo. Questa nuova apertura portò ad altre rivalutazioni: orientalisti come Edward Lane studiarono l’Islam e i musulmani con uno spirito consapevolmente distaccato e obiettivo. Mistici come Louis Massignon s’impegnarono profondamente nello studio della fede islamica. Insoddisfatti come St. John Philby si convertirono all’Islam come mezzo di protesta. Le loro idee influenzarono gli atteggiamenti popolari verso i musulmani, che divennero meno antagonisti e irritabili.

Le opere di fantasia catturarono il nuovo senso di forza e leggerezza. Negli anni 1680-1690, un’immaginaria spia turca con una personalità affascinante e un vivace senso dell’umorismo – qualcosa che fino ad allora gli europei non si aspettavano da un musulmano – era il protagonista di otto volumi dal titolo L’espion turc e i Paesi musulmani ottennero un trattamento favorevole. Allo stesso modo, Montesquieu utilizzò il suo romanzo epistolare le Lettere persiane pubblicato nel 1721 per formulare osservazioni sulla società francese, qualcosa che in precedenza era considerato stravagante. Lo stile neo-moresco infuse il romanticismo islamico nell’architettura.

La turcheria, questa moda di ritrarre soggetti europei in costume turco o in un ambiente turco, segnò anche un cambiamento di mentalità a partire dal secondo decennio del 1700 e durò alcuni decadi. Lo storico Peter Hughes scrive che mentre “la Turchia nel complesso suscitò meno ammirazione filosofica della Cina”, esercitava comunque un fascino speciale: L’interesse che i soggetti turchi esercitavano palesemente, con i loro richiami ai serragli, ai sultani, ai bagni orientali, e così via, era quello di conferire un carattere leggermente lascivo ai dipinti in cui apparivano. (…) A tale data della storia europea, l’Impero ottomano non era più percepito come allarmante dalla società raffinata, ma c’era comunque un certo aspetto piccante nella relazione di una giovane donna dalle sembianze assolutamente europee con un Gran Turco, ritratta come sua amante nel dipinto di [Charles-André] Van Loo [10].

Quando gli atteggiamenti stravaganti rimpiazzarono le preoccupazioni morbose, per la prima volta l’Oriente musulmano divenne un oggetto di romanticismo e di intrighi divertenti. A cominciare da Lord Byron, i giovani aristocratici andarono in Oriente alla ricerca di un nuovo tipo di avventura più tranquilla. Richard Burton, il quale visitò in segreto la Mecca e Medina, incarnava l’esploratore trendy. La scuola di pittura orientalista, guidata da Eugène Delacroix, guadagnò ampia popolarità ritraendo il Medio Oriente in modo esotico. La nobiltà polacca accarezzò l’idea entusiasmante di avere una presunta origine iraniana (“sarmata”). Nel 1870, i musulmani erano diventati così docili che un gruppo di massoni fondò l’Antico Ordine Arabo dei Nobili del Mistico Velo, con tanto di fez e di Tempio della Mecca a New York. Nella descrizione dello storico  Jacob S. Dorman, gli Shriners, come venivano chiamati, “invitavano i propri seguaci a liberarsi dei loro mali quotidiani di occidentalizzati e di godersi uno spensierato e assurdo spettacolo orientalista” [11].

Le novelle di Le Mille e una Notte divennero un’amata fonte di fantasia ispirando, ad esempio, Nikolai Rimsky-Korsakov nella sua suite sinfonica Sheherazade. I romantici tedeschi come Johann Wolfgang von Goethe (West-östlicher Divan) introdussero temi mediorientali nei loro scritti; uno di loro, Friedrich Rückert ( Oestliche Rosen ), era altresì un illustre professore di lingue orientali. Anche autori inglesi come Rider Haggard ( She ) e Rudyard Kipling ( Kim ) rifletterono questo cambiamento di mentalità. Il prolifico romanziere francese Pierre Loti (Fantôme d’Orient )  trasformò la vita turca e araba in un’iperbole romantica.

Negli anni Venti, un orientalismo particolarmente intenso si sviluppò negli Stati Uniti, tra i bianchi e i neri. Il romanzo britannico e il film americano Lo Sceicco, con Rodolfo Valentino nel ruolo di protagonista, racconta la storia di un beduino del Nord Africa che rapisce una ragazza inglese che finisce per cedere al suo fascino e trova la felicità nel suo harem. La pellicola cinematografica dette il via a un nuovo genere denominato “romanzo del deserto” (con titoli come When the Desert Calls e The Son of the Sheik) così come a popolari brani di musica (The Sheik of Araby). Come osserva L. Carl Brown, professore di Storia all’Università di Princeton, il fascino di queste storie risiedeva in un “rifiuto intenzionale della realtà a favore della pura fantasia” [12].

I neri americani adottarono questo atteggiamento positivo in un’ottica più seria, che considerava i Mori e i musulmani come vettori positivi che permettevano di sfuggire alla discriminazione razziale. A cominciare da Noble Drew Ali e poi WD Fard, Elijah Muhammad, Malcolm X e Louis Farrakhan, una serie di figure carismatiche svilupparono versioni folk dell’Islam che assunsero varie forme, tra cui il Moorish Science Temple of America (“Tempio della Scienza Moresca d’America”), la Nation of Islam (“Nazione dell’Islam”) e la Five Percenters. Sebbene queste nuove religioni avessero poco in comune con l’Islam normativo dell’Arabia del VII secolo, funsero da ponte tra il Cristianesimo e l’Islam normativo per centinaia di migliaia di neri.

Elementi di questo spirito da Mille e una Notte sopravvissero a lungo dopo che una nuova inversione dei rapporti di forza rese questo spirito obsoleto. Pertanto, in un popolare libro americano The Arab World, pubblicato nel 1962, lo scrittore britannico Desmond Stewart poteva ancora affermare che un visitatore occidentale nei Paesi di lingua araba entra “nel regno di Aladino e Ali Baba” [13]. E così le felici chimere morirono lentamente.

Cambiamenti: La Sinistra scopre l’islamismo

Queste opinioni solidali acquisirono una maggiore importanza politica negli anni Settanta al momento dell’incremento dell’islamismo. A quel tempo, quel “certo aspetto piccante” rilevato da Hughes si applicava alla formazione di alleanze con gli islamisti.

Questo fenomeno prese forma con il primo importante avvenimento islamista che si ripercosse sugli occidentali: la Rivoluzione iraniana del 1978-1979 [14]. L’evento chiave sembra essere stato quando l’intellettuale francese di Sinistra Michel Foucault espresse soddisfazione per ciò a cui assistette in prima persona in Iran e definì l’ayatollah Khomenini un “santo”. Ramsey Clark, un ex procuratore generale degli Stati Uniti, offrì il suo sostegno nel corso di una visita a Khomeini [15]. Famosi esponenti di Sinistra dell’America Latina come Fidel Castro, Hugo Chávez e il figlio di Che Guevara, Camilo, andarono in pellegrinaggio a Teheran. Il politico britannico Jeremy Corbyn ha preso soldi dai mullah ed è apparso sulla televisione iraniana [16].

Gli attentati dell’11 settembre ispirarono elogi simili. Il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen li definì “la più grande opera d’arte dell’intero cosmo” e il romanziere americano Norman Mailer giudicò i suoi perpetratori “brillanti”. Nello stesso spirito, Noam Chomsky, il professore del MIT, rese visita al leader di Hezbollah e approvò il suo programma d’armamento, Ken Livingstone, trotskista e sindaco di Londra, abbracciò materialmente il pensatore islamista Yusuf al-Qaradawi [17]. Nel 2004, nella sua campagna per le elezioni presidenziali americane, Dennis Kucinich citò il Corano ed esortò i fedeli musulmani presenti in una moschea a inneggiare “Allahu Akbar” (“Dio è il più grande”) e annunciò con orgoglio: “Conservo una copia del Corano nel mio ufficio” [18].

Un certo numero di importanti esponenti di Sinistra – Lauren Booth, H. Rap ​​Brown, Keith Ellison, George Galloway [19], Roger Garaudy, Yvonne Ridley, Ilich Ramírez Sánchez (“Carlos lo Sciacallo”) e Jacques Vergès – fecero il passo successivo e si convertirono all’Islam.

L’alleanza fra settori della Sinistra e gli ambienti islamici più radicali (o Rosso-Verde) ha diverse basi. Innanzitutto, le due parti condividono un avversario esistenziale comune. Secondo Galloway: “Il movimento progressista a livello mondiale e i musulmani hanno gli stessi nemici”, e per tali si intendono la civiltà occidentale, e in particolare il suo stesso Paese, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e Israele, più gli ebrei, i credenti cristiani e i capitalisti [20]. Sánchez ha affermato che “solo una coalizione di marxisti e islamisti può distruggere gli Stati Uniti” [21].

In secondo luogo, la Sinistra e gli islamisti condividono obiettivi specifici: l’antimperialismo (ma solo nel caso dell’Occidente), una vittoria irachena sulle forze di coalizione, la fine della guerra al terrorismo, l’antiamericanismo da diffondere e l’eliminazione di Israele. Al contrario, concordano sulla necessità dell’immigrazione di massa e del multiculturalismo in Occidente. Lavorano efficacemente insieme e, sempre insieme, ottengono più di quanto possano conseguire separatamente. Il primo grande esempio di questa alleanza ebbe luogo in Gran Bretagna nel 2001, quando organizzazioni come il Partito comunista britannico e la Muslim Association of Britain formarono la Stop the War Coalition (un riferimento all’Afghanistan e all’Iraq).

In terzo luogo, le due parti beneficiano reciprocamente di buone relazioni. Gli islamisti ottengono l’accesso alla legittimità, alle competenze e alla posizione della Sinistra, mentre i membri della Sinistra ottengono carne da cannone, secondo Douglas Davis dello Spectator di Londra, la coalizione [è] una manna dal cielo per entrambe le parti. La Sinistra, una cricca di comunisti, trotskisti, maoisti e castristi, si era aggrappata alle maceria di una causa fatiscente. Gli islamisti potevano fornire numeri e passione, ma avevano bisogno di un veicolo per dare loro presa sul terreno politico. Un’alleanza tattica è diventata un imperativo operativo [22].

Davis cita un inglese di Sinistra che spiega più semplicemente: “I vantaggi pratici di lavorare insieme sono sufficienti per compensare le nostre differenze”.

In quarto luogo, i marxisti considerano i musulmani come i sostituti della classe operaia, come i rivoluzionari che rovesceranno l’ordine borghese esistente. Marx predisse che il proletariato industrial avrebbe  svolto questo ruolo, ma, invece, divenne sempre più benestante e non riuscì a realizzare il suo potenziale rivoluzionario, pertanto, la crisi anticipata del capitalismo non arrivò mai. Gli islamisti li rimpiazzarono, realizzando così le previsioni marxiste, sebbene operassero per scopi completamente diversi. Il radicale francese Jean Baudrillard ha descritto gli islamisti come gli oppressi che si ribellano contro i loro oppressori [23]. Olivier Besancenot, un sindacalista francese, considera gli islamisti “i nuovi schiavi” del capitalismo e trova naturale che “dovrebbero unirsi alla classe operaia per distruggere il sistema capitalista” [24].

Continuità: La colonizzazione

Le opinioni favorevoli dominavano solo se i musulmani apparivano non minacciosi. Le vecchie visioni si fecero di nuovo strada quando la fiducia dei cristiani si attenuò a causa di quattro cambiamenti: la difficoltà di governare i popoli assoggettati; il crollo degli imperi; la riaffermazione dell’indipendenza musulmana e l’emigrazione su larga scala in Occidente.

L’imperialismo e il secolarismo europei non sradicarono tutte le vestigia dell’ostilità medievale verso i musulmani, specialmente di fronte alla continua inimicizia reciproca dei musulmani. L’imperialismo moderno fece emergere gli impulsi latenti dei Crociati e della Reconquista. I ricordi delle Crociate rimasero potenti. Le antiche perdite mai digerite contribuirono a ispirare la riconquista dell’Europa occidentale di molte di quelle terre un tempo cristiane. “Saladino, stiamo arrivando”, ecco come un generale francese vittorioso annunciò il suo arrivo a Damasco nel 1920 [25]. Nel 1972, un diplomatico si riferì alla rivalità tra musulmani e cristiani nella provincia malesiana di Sabah, dicendo: “Quello che sta accadendo oggi a Sabah è solo un piccolo riflesso di ciò che accadde 1000 anni fa, all’epoca delle Crociate” [26].

L’imperialismo portò gli europei a un maggiore contatto, spesso ostile, con i musulmani, offrendo così nuovo spazio ad antiche animosità e aumentando le tensioni tra cristiani e musulmani. Numerosi movimenti anticoloniali, come quelli in Algeria e nel Caucaso, avevano un aspetto spiccatamente islamico. La sottomissione dei musulmani da parte degli europei ridusse le paure storiche dell’Islam, ma non le estinse, poiché i musulmani in genere opposero resistenza al dominio cristiano con una ferocia straordinaria, come i Francesi rilevarono nell’Africa occidentale, i Tedeschi nell’Africa orientale, i Russi nel Caucaso, gli Inglesi in Afghanistan e gli Olandesi nelle Indie orientali. Spagnoli, Americani e Filippini fecero questa esperienza nelle Filippine.

Una volta conquistati, i musulmani si distinsero per la loro riluttanza ad adottare le lingue, la cultura o la religione europee, creando risentimento tra amministratori e missionari. I governanti coloniali dovettero escogitare nuovi metodi per governare le loro popolazioni musulmane, come le système Lyautey in Marocco o gli Stati della Tregua nel Golfo Persico. Peggio ancora, i musulmani il più delle volte contrattaccarono e i nomi di questi episodi ricordano gli scontri medievali: il buco nero di Calcutta, l’ammutinamento indiano, gli orrori bulgari, il massacro di Alessandria, l’ultima resistenza di Gordon, il mullah pazzo della Somalia e il grande incendio di Smirne. Come nota acutamente lo storico Norman Daniel, “l’impero accrebbe il sospetto ereditato dell’Islam” [27].

Continuità: La decolonizzazione e le sue conseguenze

Il rapido declino del potere europeo nel corso della sua estesa guerra civile, dal 1914 al 1945, rivelò i limiti dei cambiamenti negli atteggiamenti cristiani. Se quasi tutto il mondo musulmano cadde in mano agli europei in un secolo e mezzo, l’indipendenza dall’Europa arrivò ancora più rapidamente, soprattutto nel ventennio che va dal 1945 al 1965. Il recupero dell’indipendenza musulmana seguita dalla fioritura dell’islamismo rivelò che l’antica paura dei musulmani era effettivamente rimasta nell’ombra. Già nel 1921, il famigerato, ma dotto razzista  Lothrop Stoddard osservava: “Il mondo dell’Islam, mentalmente e spiritualmente quiescente per quasi mille anni, è di nuovo in movimento, ancora una volta in marcia”[28]. Pochi anni dopo, il geografo americano Isaiah Bowman predisse che, dei problemi che devono affrontare gli imperi britannico e francese, “nessuno è di dimensioni così ampie, nessuno è così fatale, come la questione del controllo su popolazioni musulmane vaste e faziose, per non dire fanatiche” [29]. Nel 1946, un rapporto dell’intelligence americana rilevò che “gli Stati musulmani rappresentano una potenziale minaccia per la pace mondiale” [30].

Dopo l’indipendenza, le rinnovate tensioni ridestarono ulteriormente le antiche preoccupazioni cristiane. Musulmani e cristiani perpetuarono la loro lunga tradizione di conflitto in luoghi così disparati come la Bosnia-Erzegovina, Cipro, il Libano, il Ciad, il Sudan, l’Uganda, l’Eritrea, il Mozambico e le Filippine. Tra gli eventi importanti spiccano la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Gamal Abdel Nasser, la guerra d’indipendenza algerina, l’embargo petrolifero arabo del 1973, la rivoluzione iraniana e le guerre nell’ex Jugoslavia, in Kuwait, in Afghanistan e in Iraq.

Nel novembre 1979, l’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran durò 444 giorni e costituì un vero caso di studio in termini di passioni rinfocolate. Oltre a provocare una crisi diplomatica tra due governi, questo episodio scatenò un reciproco torrente di passioni degne di nota.

La crisi degli ostaggi indusse molte migliaia di iraniani a marciare per le strade e a incolpare l’America di tutti i mali immaginabili presenti nella vita iraniana, che andavano “dagli omicidi e dai disordini etnici agli ingorghi stradali e alla tossicomania” [31]. Il leader iraniano, Ruhollah Khomeini, definì l’America il “grande Satana”, diffamò la sua cultura e insultò il suo presidente. Gli americani risposero con ostilità, espellendo gli emigrati iraniani e dipingendo il viso di Khomeini sui bersagli per freccette. Dopo la Seconda guerra mondiale, gli iraniani provocarono molta più animosità di quella generata da qualsiasi altro popolo: al contrario, coreani e vietnamiti suscitarono solo una frazione di questa rabbia.

Le precedenti relazioni tra Stati Uniti e Iran difficilmente potevano spiegare questa reciproca ostilità, poiché i due Stati beneficiarono di relazioni costantemente buone dai tempi degli affidabili servizi finanziari di W. Morgan Shuster, nel 1911, all’esuberante brindisi di Capodanno di Jimmy Carter all’Iran, nel 1978 (“un’isola di stabilità in una delle zone più agitate del mondo”) [32].

I due governi collaborarono a molti progetti vitali, in particolare, nella produzione di petrolio e nel prevenire l’aggressione sovietica. Un gran numero di iraniani studiarono con successo negli Stati Uniti, così come numerosi tecnici americani lavoravano in Iran. L’animosità reciproca indicava qualcosa di più delle semplici tensioni politiche. Se il furore suscitato nel 1978-1981 non può spiegare la storia delle relazioni tra Stati Uniti e Iran, occorre cercarne la causa nell’ostilità millenaria tra musulmani e cristiani.

Continuità: Un retaggio negativo

In effetti, Norman Daniel osserva come “il concetto medievale [dell’Islam] è rimasto incredibilmente resistente [e] fa ancora oggi parte dell’eredità culturale dell’Occidente” [33]. Sì, l’elemento religioso perse importanza, ma i vecchi temi rimasero profondamente ancorati. Per molti occidentali, le false credenze, la violenza, gli inganni e il fanatismo continuano a caratterizzare i musulmani. In alcuni casi, i vecchi tropi riaffiorano immutati, come l’argomento secondo cui i musulmani medievali erano parassiti culturali che non crearono nulla, e non fecero altro che rubare l’eredità dei popoli che avevano conquistato o l’affermazione secondo la quale la taqiya (dissimulazione) permette ai musulmani di mentire a loro piacimento.

Così, i vecchi pregiudizi rimasero intatti. Nel suo sensazionale trattato del 1876, Bulgarian Horrors and the Question of the East, un primo ministro britannico, William Gladstone, descriveva i turchi come “l’unico grande esemplare antiumano dell’umanità. Ovunque andassero, un’ampia linea di sangue segnava il sentiero dietro loro; e fin dove arrivava il loro dominio, la civiltà scompariva dalla vista” [34]. Un futuro primo ministro, Winston Churchill, espresse ciò che molti europei pensavano dell’Islam nella sua Story of the Malakand Field Force (1898): la religione maomettana accresce, anziché ridurre, il furore dell’intolleranza. In origine, è stata diffusa con la spada, e da allora i suoi fedeli sono soggetti, più dei fedeli di tutte le altri fedi religiose, a questa forma di follia [35].

In altri casi, gli atteggiamenti premoderni nei confronti dell’Islam vennero modificati per adattarli al contesto moderno. Nessuno sostiene ancora che l’Islam sia un’eresia cristiana, piuttosto, la nuova accusa consiste nel dire che Allah è in realtà il dio pagano della Luna, Hubal [36]. Le affermazioni secondo le quali l’Islam non è una religione legittima continuano a sopravvivere, ma ora hanno preso una piega politica: Geert Wilders, il politico olandese, sostiene che “l’Islam non è una religione. È un’ideologia totalitaria, pericolosa e violenta, travestita da religione” [37].

Il sesso rimane un argomento importante al centro di critiche, sebbene mutevoli. Un tempo, Maometto veniva insultato per le sue numerose mogli; in linea con i tempi, ora è stigmatizzato come pedofilo. L’immagine prevalente nell’Europa medievale della donna musulmana come  una termagant, (una “donna litigiosa e arrogante; una virago, una megera o una bisbetica”) si è evoluta in quella di odalisca moderna (“una povera schiava dell’harem”) e più recentemente nella vittima di mutilazioni genitali femminili, matrimoni precoci, poliandria e delitti d’onore. Le fantasie di donne velate con occhi lascivi e seducenti hanno lasciato il posto a figure femminili completamente coperte dai loro burqa. Un altro primo ministro britannico, Boris Johnson, le ha paragonate a delle cassette per le lettere e a dei rapinatori di banche [38]. “Le vite segrete degli sceicchi del petrolio”, un tempo affascinanti [39] si sono trasformate in storie dell’orrore sulle donne-schiave che fanno le domestiche e sulle figlie rapite [40].

L’ostilità religiosa tradizionale verso i musulmani diminuì nel XVIII secolo, rimpiazzata da un antagonismo culturale. Come osserva lo storico Bernard Lewis, i musulmani divennero meno temibili, ma rimasero sgradevoli per i cristiani: “Un’ostilità dottrinale fu sostituita da una più vaga disapprovazione che sorse nel corso dei contatti reali”[41]. Se gli europei non temevano più i musulmani, il vecchio disgusto persisteva. Quando ebbe inizio la guerra condotta dagli Stati Uniti contro l’Iraq, Raymond Sokolov, un giornalista del Wall Street Journal, assistette a una rappresentazione del Ratto dal serraglio di Mozart. Sokolov replicò ai personaggi vestiti da turchi e parlando pseudo-turco disse: Né la burla di Mozart né la situazione di base di Mozart hanno senso, a meno che non siamo d’accordo, almeno quando siamo a teatro, che i musulmani sono assurdi e malevoli. Giovedì scorso, non è stato affatto difficile vedere le cose nel modo di Mozart [42].

Wilfred Cantwell Smith dubita che “gli occidentali, anche quelli del tutto ignari di essere coinvolti in tali cose, hanno mai superato gli effetti di questo prolungato conflitto fondamentale” [43]. Nel 1985, Gai Eaton, un convertito all’Islam, ha sottolineato che meno di trecento anni ci separano dal [Trattato di] Carlowitz, trecento anni in cui gli europei potevano, almeno fino a tempi molto recenti, cercare di dimenticare la loro lunga ossessione per l’Islam. Ciò non è stato facilmente dimenticato [44].

Hichem Djaīt insiste sulla longevità dei pregiudizi medievali contro l’Islam che “si sono insinuati nell’inconscio collettivo dell’Occidente a un livello così profondo che ci si deve chiedere, con paura, se potranno mai essere estirpati” [45].

Continuità: L’immigrazione

La massiccia immigrazione di musulmani in Europa, che ebbe inizio negli anni Sessanta ha incrementato la sua popolazione di immigrati e convertiti ( ad eccezione della Russia), che da un numero trascurabile è arrivata a sfiorare i trenta milioni. La maggior parte dei migranti è arrivata dall’Africa del Nord, dalla Turchia e dall’Asia meridionale, ma di fatto tutte le popolazioni musulmane sono ora rappresentate.

Se l’immigrazione verso l’Occidente in genere comporta numerosi problemi pratici – malattie sconosciute, difficoltà linguistiche, mancanza di competenze professionali ed elevata disoccupazione – i nuovi arrivati musulmani spesso portano ulteriori complicazioni che derivano dai loro atteggiamenti islamici. Molti di questi comportamenti riguardano le donne: l’uso di niqab e burqa, la predazione sessuale, bande di pedofili e stupri di gruppo, taharrush (aggressione sessuale in gruppo), matrimoni tra cugini di primo grado, matrimoni poligami, mutilazione dei genitali femminili e delitti d’onore. Altre questioni mostrano intenti ostili: no-go zones parziali, förnedringsrån (rapine finalizzate a umiliare), detenzione di schiavi, risposte violenti alle critiche mosse ai musulmani o all’Islam, uso della violenza per promuovere la dominazione dell’Islam e sforzi per applicare a tutti la legge islamica.

In particolare, la violenza intra-musulmana si è diffusa in Occidente, portando a omicidi come quello del leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Issam Sartawi, in Portogallo, nel 1983, dell’ex primo ministro iraniano Shapour Bakhtiar, nel 1991, e dei dissidenti turchi, a Parigi, nel 2013. Il jihad è diventato particolarmente importante: citiamo, tra i vari episodi, l’uccisione degli atleti israeliani ai Giochi Olimpici di Monaco, nel 1972; il tentato omicidio di Papa Giovanni Paolo II, nel 1981; l’editto di Salman Rushdie del 1989; gli attacchi dell’11 settembre; l’attentato a Madrid del 2004; l’assassinio del regista olandese Theo van Gogh, nel 2004; l’attentato di Londra del 2007 e il massacro di Charlie Hebdo del 2015. Non sorprende che questi e altri episodi abbiano ulteriormente accresciuto le apprensioni dei cristiani.

L’immigrazione illegale di musulmani ha portato a numerosi scontri politici in Europa, soprattutto nei Paesi geograficamente più esposti di Spagna, Malta, Italia e Grecia. I maggiori scontri hanno fatto seguito all’invito a sorpresa lanciato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel a tutti i migranti nessuno escluso ad andare in Germania, causando in tal  modo l’arrivo in Europa di circa 1,5 milioni di musulmani non controllati e ripercussioni per molti anni a venire.

Con l’intensificarsi dell’immigrazione, un sondaggio dopo l’altro rivela che i sentimenti nei confronti dei migranti e dell’Islam diventano più negativi. Ad esempio, già nel 1986 e nel 1988, i sondaggi sui comportamenti dei francesi mostravano sistematicamente che uomini e donne erano meno propensi a fare sesso con un arabo rispetto a qualsiasi altra categoria citata (africani, asiatici, indiani occidentali) [46]. Nel 2013, da un sondaggio condotto in Francia emerse che il 73 per cento dei francesi vedeva l’Islam negativamente, mentre in un altro sondaggio condotto nei Paesi Bassi emerse che il 77 per cento degli olandesi riteneva che l’Islam non arricchisse il Paese [47].

Oggi, alcuni analisti considerano come una minaccia per la civiltà i bassi tassi di natalità dell’Occidente, unitamente all’immigrazione di massa dei musulmani, alla diffusione del multiculturalismo e all’islamizzazione rampante. Alan Jamieson chiude il suo studio sul conflitto tra cristiani e musulmani osservando: “Nel corso dei lunghi secoli del conflitto tra cristiani e musulmani, lo squilibrio militare tra le due parti non è mai stato così grande. E pertanto, l’Occidente dominante non può a quanto pare trarre conforto da questo”, perché il campo di battaglia non è militare [48]. O come afferma in modo più drastico il giornalista italiano  Giulio Meotti : “Se il Cristianesimo orientale può essersi estinto così facilmente, l’Europa occidentale sarà la prossima” [49].

Conclusioni

Gli occidentali tendono a ricordare la minaccia musulmana in modo più vivido delle interazioni positive. I ricordi del conflitto resistono più intensamente di quelli del commercio, degli scambi culturali e degli atti di tolleranza. Tutti tranne i siciliani, gli studiosi e i turisti hanno dimenticato Ruggero II, il re normanno di Sicilia alla cui corte fiorì la cultura musulmana durante l’epoca crociata. L’eredità andalusa della convivencia (convivenza) è stata descritta come un’esagerazione, se non come una frode [50]. Tuttavia,  Susana Martínez dell’Università di Evora in Portogallo spera che questo retaggio possa fornire una soluzione:

Dobbiamo continuare a raccontare (…) le storie di persone comuni e il modo in cui interagivano, il modo in cui condividevano modi di vivere simili. Queste storie sono un modo efficace per decostruire gli stereotipi e i pregiudizi che potremmo nei confronti dell’altro [51].

Approvo questo sforzo, ma il fatto di concentrarsi su stili di vita condivisi ha un impatto emotivo minore rispetto al rievocare tragiche sconfitte e vittorie eroiche. In effetti, il conflitto ostile lungo “la più antica frontiera del mondo” resta vivo. Lo storico Raymond Ibrahim riassume chiaramente questa mentalità: “L’Occidente e l’Islam sono nemici mortali sin dalla nascita di quest’ultimo, circa quattordici secoli fa” [52].

Ciò solleva la questione della colpevolezza: chi è il principale aggressore? Norman Itzkowitz della Princeton University ritiene che l’Occidente sia il principale responsabile: “L’obiettivo incessante della vittoria sull’Islam da parte dell’Europa cristiana in qualsiasi epoca ha avvelenato l’atmosfera e continua a farlo ancora oggi” [53]. In modo più convincente, Bernard Lewis, anche lui di Princeton, rileva che i musulmani hanno prevalentemente guidato il conflitto: per circa mille anni, dall’avvento dell’Islam, nel VII secolo, fino al secondo assedio di Vienna, nel 1683, l’Europa cristiana fu costantemente minacciata dall’Islam, una doppia minaccia: quella della conquista e quella della conversione [54].

Se si considera la dispersione dei cristiani e dei musulmani nel 600 e nel 1600, questa conclusione è indiscutibile.

La longevità e la costanza degli atteggiamenti sono importanti. Come afferma Lewis, i musulmani adottarono un atteggiamento di disprezzo verso l’Europa che durò un millennio e persistette anche nell’era dell’imperialismo europeo [55]. I sentimenti cristiani nei confronti dei musulmani erano quasi esattamente l’opposto: temevano e odiavano i musulmani con una costanza che durò fino al 1700 circa, poi si attenuò nel corso dei tre secoli successivi. Alcuni europei si sono lasciati completamente alle spalle i vecchi atteggiamenti, ma l’ostilità verso l’Islam conserva la sua presa storica tra molte altre. Nelle parole di un altro studioso di Princeton, Charles Issawi, “il retaggio del lungo e triste passato è ancora molto presente e continuerà a colorare le immagini e a guastare le relazioni tra il mondo occidentale e quello islamico per molto tempo a venire” [56].

Middle East Quarterly
Inverno e Primavera 2021
http://www.danielpipes.org/20040/godless-saracens-threatening-destruction

(Traduzione di Angelita La Spada)

Appendice:
Conquiste occidentali dei territori a maggioranza musulmana (1764-1919)

 

1764 Bengala (Compagnia Britannica delle Indie Orientali)

1777 Balam-Bangan, Indonesia (Paesi Bassi)

1783 Crimea (Russia)

1786 Penang. Malesia (Gran Bretagna)

1798 Egitto (Francia)

1799 Siria (Francia)

1800 Parti della Malesia (Gran Bretagna)

1801 Georgia (Russia)

1803–1828 Azerbaijan (Russia)

1804 Armenia (Russia)

1808  Giava Occidentale (Paesi Bassi)

1820 Bahrain; Qatar; Emirati Arabi Uniti (Gran Bretagna)

1830 Manchanagara, Indonesia (Paesi Bassi)

1830–1846 Costa Algerina (Francia)

1834–1859 Caucaso (Russia)

1839 Sumatra centrale, Indonesia (Paesi Bassi), Aden, Yemen del Sud (Gran Bretagna)

1841 Sarawak (Sir James Brooke, un britannico)

1843 Sind, India (Gran Bretagna)

1849 Kashmir e Punjab, India (Gran Bretagna), Parti della Guinea (Francia)

1849–1854 Syr Darya Valley, Kazakistan (Russia)

1856 Oudh, India (Gran Bretagna)

1858 Tutta l’India sotto la Corona britannica

1859 Daghestan (Russia)

1859–1860 Tetuan, Marocco (Spagna)

1864 Cimkent, Kazakistan (Russia)

1866 Tashkent, Uzbekistan (Russia)

1868 Bukhara, Uzbekistan (Russia)

1872–1908 Aceh, Indonesia (Paesi Bassi)

1873 Khiva, Uzbekistan (Russia)

1876 Khokand, Uzbekistan (Russia), Socotra, Yemen del Sud (Gran Bretagna), Quetta, Pakistan (Gran Bretagna)

1878 Kars e Ardahan, Turchia (Russia), Bulgaria (Russia), Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, (Austria), Cipro (Gran Bretagna)

 

1878–1879 Passo Khyber, Pakistan (Gran Bretagna)

1881 Ashkhabad, Turkmenistan (Russia)

1881-1883 Tunisia (Francia)

1882 Egitto (Gran Bretagna), Assab, Etiopia (Italia)

1883-1888 Bacino dell’Alto Niger (Francia)

1884 Somalia settentrionale (Gran Bretagna, Francia), Merv, Turkmenistan (Russia)

1885 Rumelia orientale (Bulgaria), Rio de Oro, Mauritania (Spagna)

1885-1889 Eritrea, Etiopia (Italia)

1887 Harar (Etiopia)

1887-1896 Guinea (Francia)

1888 North Borneo, Malesia (Gran Bretagna)

1889-1892 Somalia meridionale (Italia)

1890 Zanzibar, Tanzania (Gran Bretagna)

1891 Oman (Gran Bretagna)1892-1893 Bacino del Basso Niger (Francia)

1893 Uganda (Gran Bretagna)

1896–1898 Sudan settentrionale (Gran Bretagna)

1898–1903 Nigeria settentrionale (Gran Bretagna)

1898–1899 Nigeria meridionale (Francia)

1899 Kuwait (Gran Bretagna)

1900–1914 Algeria meridionale (Francia)

1903 Macedonia (Russia e Austria)

1906 Wadai, Ciad (Francia)

1908 Creta (Grecia)

1909 Penisola malese settentrionale (Gran Bretagna)

1911–1928 Libia (Italia)

1912 Dodecaneso (Italia), Sahara occidentale (Spagna)

1912-1934 Marocco (Francia e Spagna)

1913 Filippine meridionali (Stati Uniti), Tracia centrale (Bulgaria)

1914 Tutta la Malesia (Gran Bretagna)

1917 Israele; Giordania (Gran Bretagna), Libano; Siria (Francia)

1918 Parti della Turchia (Italia, Grecia, Francia)

1919 Iraq (Gran Bretagna)

[1] Illustrata nella Parte I di questo studio.

[2] Per un confronto di questi due scontri, più un terzo, nel 1956, si veda “Three French Invasions of Egypt”, un brano tratto dal volume di Daniel Pipes, In the Path of God: Islam and Political Power (New York: Basic Books, 1983), pp. 98-101.

[3] Si veda l’Appendice per i dettagli anno per anno, tratto da ibid., pp. 102-103.

[4]  Henry DodwellThe Founder of Modern Egypt: A Study of Muhammad ‘Ali (Cambridge, U.K.: Cambridge University Press, 1931), p. 2.

[5] Sir Paul RycautThe History of the Present State of the Ottoman Empire (London: R. Clavell, J. Robinson and A. Churchill, 1686), p. 213.

[6] The Works of Sir William Jones, Lord Teignmouth, ed. (London: John Stockdale and John Walker, 1807), p. 69.

[7] Trattato di Pace e Amicizia, firmato a Tripoli il 4 novembre 1796, (3 Ramada I, A. H. 1211), and at Algiers January 3, 1797 (4 Rajab, A. H. 1211), in Treaties and Other International Acts of the United States of America, vol. 2, Hunter Miller, ed. (Washington: Government Printing Office, 1931), doc. 1-40: 1776-1818.

[8] Thomas CarlyleOn Heroes, Hero-Worship, and the Heroic in History (London: Chapman and Hall, 1840).

[9] The Light (Vicksburg, Miss.), Jan. 24, 1933.

[10] Peter Hughes, Eighteenth-century France and the East (London: Trustees of the Wallace Collection, 1981), pp. 13-14.

[11] Jacob S. Dorman, The Princess and the Prophet: The Secret History of Magic, Race, and Moorish Muslims in America (Boston: Beacon Press, 2020), p. 52.

[12]  L. Carl Brown, “Movies and the Middle East”, Comparative Civilizations Review, vol. 13, no. 13, Jan. 1, 1985.

[13] Desmond Stewart, The Arab World (New York: Time-Life Books, 1962), p. 13.

[14] Questa parte si basa su Daniel Pipes, “[The Islamist-Leftist] Allied Menace”, National Review, July 14, 2008.

[15] The New York TimesJan. 23, 1979.

[16] Business Insider (New York), July 2, 2016.

[17]  BBC News, July 12, 2004.

[18] Hugo Kugiya, “Audiences Small but Adoring: Kucinich undeterred by long-shot status”, Newsday, Feb. 10, 2004.

[19] Jemima Khan, “One day, I’ll be a national treasure”, The New Statesman (London), Apr. 25, 2012.

[20] The Boston GlobeMay 20, 2007.

[21] Ilich Ramírez Sánchez, L’islam révolutionnaire (Monaco: Éditions du Rocher, 2003).

[22] Douglas Davis, “United in hate”, The Spectator, Aug. 20, 2005.

[23] Jean Baudrillard, La Guerre du Golfe n’a pas eu lieu (Paris: Galilée, 1991).

[24]  Davis, “United in Hate”.

[25] James Barr, “General Gouraud: ‘Saladin, We’re Back!’ Did He Really Say It?” Syria Comment, University of Oklahoma, May 27, 2016.

[26] Far Eastern Economic Review, Nov. 25, 1972.

[27] Norman Daniel, Islam, Europe and Empire (Edinburgh: Edinburgh University Press, 1966), p. 482.

[28] Lothrop StoddardThe New World of Islam (New York: Charles Scribner’s Sons, 1921), p. 355.

[29] Isaiah Bowman, The New World: Problems in Political Geography, 4th ed. (Yonkers, N.Y.: World Book, 1928), p. 124.

[30] “Intelligence Review”, Military Intelligence Div., War Dept., Washington, D.C., Feb. 14, 1946, p. 34.

[31] The New York Times, Jan. 6, 1980.

[32] Ibid., Jan. 2, 1978.

[33] Norman Daniel, Islam and the West: The Making of an Image (Edinburgh: The University Press, 1958), p. 278.

[34]  William GladstoneBulgarian Horrors and the Question of the East (New York and Montreal: Lovell, Adam, Wesson, and Co., 1876), p. 10.

[35] Winston ChurchillThe Story of the Malakand Field Force (London: Longman, 1898), p. 40.

[36] Robert A. Morey, The Moon-god Allah in the Archeology of the Middle East (Las Vegas: Faith Defenders, 1994).

[37] Geert Wilders: “In My Opinion, Islam Is Not a Religion”, Gatestone Institute, Sept. 16, 2017.

[38] The Telegraph (London), Aug. 5, 2018.

[39] Linda Blandford, Super-Wealth: The Secret Lives of the Oil Sheikhs (New York: William Morrow, 1977).

[40] Linda Blandford, Super-Wealth: The Secret Lives of the Oil Sheikhs (New York: William Morrow, 1977).

[41] Bernard Lewis, The Muslim Discovery of Europe (New York: Norton, 1982), pp. 482-483.

[42] Raymond Sokolov, “Mozart and the Muslims”, The Wall Street Journal, Jan. 23, 1991.

[43] Wilfred Cantwell SmithIslam in Modern History (Princeton, N.J., and London: Princeton University Press and Oxford University Press, 1957), p. 106.

[44] Charles Le Gai Eaton, Islam and the Destiny of Man, 1st ed. (Albany: State University of New York Press, 1985), p. 18.

[45] Hichem Djaīt, L’Europe et l’Islam (Paris: Seuil, 1978), p. 21.

[46] Le Nouvel Observateur, June 24, 1988.

[47] Daniel Pipes, “Anti-Islam & Anti-Islamism Trumps Islam in the West: Polls”, DanielPipes.org, Nov. 24, 2013.

[48] Alan JamiesonFaith and Sword: A Short History of Christian-Muslim Conflict (London: Reaktion Books, 2006), p. 215.

[49] Giulio Meotti, “Europe: Destroyed by the West’s Indifference?” Gatestone Institute, Nov. 19, 2017.

[50] Darío Fernández-Morera, The Myth of the Andalusian Paradise (Wilmington, Del.: ICI Books, 2016).

[51] Marta Vidal, “Portuguese Rediscovering Their Country’s Muslim Past”, Al-Jazeera, June 10, 2020.

[52] Raymond IbrahimSword and Scimitar: Fourteen Centuries of War between Islam and the West (New York: Da Capo, 2018), p. xvii.

[53] Norman Itzkowitz, “The Problem of Perceptions”, in L. Carl Brown, ed., Imperial Legacy: The Ottoman Imprint on the Balkans and the Middle East (New York: Columbia University Press, 1996), p. 34.

[54] Bernard LewisIslam and the West (New York: Oxford University Press, 1993), p. 127.

[55] In Lewis, The Muslim Discovery of Europe.

[56] Charles Issawi, “The Change in the Western Perception of the Orient”, in The Arab World’s Legacy: Essays (Princeton, N.J.: Darwin Press, 1981), p. 37.

 

 

 

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Storico, politologo, commentatore e analista politico, specialista di Islam e Medio Oriente. Fondatore e attualmente presidente del Middle East Forum. Ha insegnato all’Università di Chicago, alla Harvard University, alla Pepperdine University e all’U.S. Naval War College. Ha ricoperto diversi incarichi presso il Dipartimento di Stato e presso quello della Difesa, ed è stato vice-presidente della Commissione Fulbright. Nel 2003, il presidente George Bush lo ha nominato membro dell’United State Institute of Peace (USIP), un’organizzazione no-partisan nata per iniziativa del Congresso allo scopo di “prevenire e mitigare i conflitti internazionali senza ricorrere all’uso della violenza”. Il suo sito web, DanielPipes.org, con un archivio dei suoi articoli e delle apparizioni nei media, ha registrato 70 milioni di pagine visitate fin dal suo esordio, nel 2000. Più di 11.000 traduzioni dei suoi scritti sono state pubblicate in 37 lingue. È autore di sedici libri.