In realtà l’obiettivo della Meloni non era Speranza, ma mettere in difficoltà Salvini e FI che appoggiano il governo Draghi. Le battaglie sulle persone sono assurde perché le responsabilità sono dei governi e non dei Ministri. Questa campagna di intestarsi paletti, è possibile solo perché tutti pensano al dopo Draghi e al sistema bipolare del dopo. Un sistema assurdo e fallimentare perché non esiste l’identità dei contenuti, la visione di un modello di società da costruire, una sorta di patto sociale, la Repubblica, con regole condivise da rispettare e realizzare per tutti, come volevano i costituenti. Ma il sistema maggioritario, fa crollare quel riferimento e la Repubblica Parlamentare esiste nella Costituzione, ma viene disattesa nella realtà. Si continua a dire che Draghi dovrebbe dimettersi perché non legittimato da nessun voto popolare. Ma la sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso il Parlamento. Non esiste la possibilità di elezione diretta o implicita del capo del governo, perché il popolo elegge parlamentari, non il Presidente del consiglio. La sintesi politica, cioè la fiducia a un incaricato dal presidente della repubblica e ad un programma che dovrebbe governare l’interesse generale la dà il Parlamento. Ma se le coalizioni si fanno prima, cosa non prevista dalla Costituzione, si limita la politica ad un esercizio muscolare di schieramento, dove il centro inteso come il luogo del riformismo o del conservatorismo illuminato, si spaccano e il nucleo determinante diventano le estreme populiste e sovraniste. Cioè il sistema maggioritario dx- sinistra, sanziona la sudditanza del riformismo al populismo da un lato e all’estremismo sovranista e reazionario dall’altro. Non esiste uno spazio identitario, nel sistema maggioritario, che possa poi tradursi in una politica di governo, perché il populismo è il sovranismo assorbono tutto in quella magmatica zona grigia che è il rincorrere le proteste, le corporazioni, il giustizialismo, il nazionalismo, l’assistenzialismo e i passaggi della libertà e dei diritti sono sempre più stretti perché non esiste l’educazione al dovere alla funzione di responsabilità verso l’interesse generale che ogni cittadino, senza distinzione di classe o ceto sociale e razziale deve esercitare. La lotta per la conquista di diritti o giustizia sociale, in uno scontro dx sinistra non genera equità, non genera riforme stabili, genera qualcosa che la parte avversa cambierà quanto prenderà il potere. La pretesa di limitare prima del voto le coalizioni e non invece di presentare il proprio volto, fatto di una cultura radicata nella tradizione democratica del paese, di programmi riconoscibili, che in Parlamento tenta una sintesi con altre forze rappresentate limita o costringe la parte più moderata dei rispettivi schieramenti, se non raggiunge la maggioranza, al mercato delle vacche, cioè ad arruolare parlamentari che per vedersi potere contrattuale ed identità si iscrivono al gruppo misto. Il fenomeno che nel sistema proporzionale era praticamente inesistente, diventa determinante per consentire un po’ di governo condizionato dal dovere accettare spinte clientelari, localiste, assistenziali, di ogni tipo. Anche la pretesa di indicare il nome del futuro premier è ingannevole e anticostituzionale. Ho detto prima dello slogan della Meloni che considera fuori dalla democrazia un capo di governo e il governo stesso perché non eletto direttamente dal popolo, ma anche, che nello statuto del PD ci sia scritto che il segretario del PD è automaticamente il candidato del PD al ruolo di capo del governo è discutibile. Ciò sarebbe possibile solo in una Repubblica presidenziale o semipresidenziale, o in un regime comunista dove il capo del partito comunista è il capo del governo. Non avremmo avuto presidenti del consiglio Spadolini o Craxi, se valeva quel principio e Spadolini non era certo il frutto di un ricatto politico, ma la sintesi più avanzata di un periodo storico in cui l’alternanza non esisteva, perché qualcuno, il PCI, rimaneva ancorato più all’Urss che all’Europa e alla civiltà occidentale. La governabilità non è data né dalla durata dei governi, né dalla forza numerica del governo. Perché governi con maggioranze enormi come quelle rappresentate da Berlusconi e sbriciolate da politiche che erano il contrario delle promesse fatte, che si dichiaravano liberali, ma erano monopoliste, come l’informazione, o ad personam, dove l’alleanza e il rispetto dell’alleanza era invece il governo di un padrone, che può licenziarti se non obbedisci. O l’alleanza fra Ulivo e Rifondazione che non va in crisi perché Bertinotti fa i capricci, ma perché se metti insieme presunte culture riformiste con culture radical rivoluzionarie, non possono coesistere a lungo. Possono farti vincere ma non governare. Le prime con la concertazione rappresentavano e rappresentano, nella riproposizione di Letta, interessi corporativi forti, nella visione di Bertinotti, fatta di conflitti, di lotte contro il potere dei governi e delle corporazioni significano togliersi l’ossigeno della rappresentanza e della identità politica. Riformismo corporativo e massimalismo possono incrociarsi per un po’ ma non sposarsi indissolubilmente. Il risultato diventa o l’immobilismo o la rottura. L’ulivo fallisce perché mettere insieme le culture riformiste, con i ceti corporativi, cementati prima nel fascismo e poi nella DC, in libertà a vendersi al miglior offerente costringe ad un’alleanza con la sinistra estrema che si nutre del contrario di ciò che il magma concertato dell’ulivo propone. Riproporre quello schema dopo che col PD si sono fuse a freddo le culture riformiste in nome di una presunta egemonia culturale è pazzesco. Il PD avrebbe inaridito le sue radici e sarebbe diventato il perno del potere e del sottogoverno per la semplice ragione che è la dialettica il sale della democrazia. Il confronto di culture diverse studia, confronta tesi sulle evoluzioni della società, il pensiero unico studia e opera per conquistare e mantenere il potere. La cultura di governo dell’interesse generale
si immiserisce a correnti personali, a mediazioni con i gruppi corporativi più forti, la rapprentazione di un modello di società che è la sommatoria di tutte le concertazione corporative, non dà una Repubblica come patto sociale, come regole condivise, come patriottismo costituzionale repubblicano, ma dà un modello di sviluppo spontaneo, con squilibri territoriali, sociali, senza merito, e dove il contingente clientelare e assistenziale brucia il futuro ai giovani, allo sviluppo, al lavoro, e la libertà frutto di un occupazione stabile, diventa carità e l’indipendenza diventa dipendenza dal dominio di chi elargisce carità. Questo sistema ha generato una situazione in cui nello scontro dx- sinistra vince sempre la conservazione di ciò che garantisce il potere. Cioè il sistema maggioritario, rende strutturale il governo delle corporazioni conservatrici anche quando governa la sinistra, e la sinistra per conservare il potere è costretta ad allearsi col populismo dei 5S che ne rendono sempre meno evidente il carattere riformista ed innovativo. Allearsi con un partito che si definisce né di dx e né di sinistra, perché nato contro dx e sinistra, non si tratta di allearsi con un partito di centro moderato che si può imbrigliare con qualche promessa. Finché rappresenta e lo si rende il centro di intercettazione del potere, governando ora con la destra ora con la sinistra non si esalta nessuna identità riformatrice, ma si è costretti a fare politiche di risulta, che al massimo soddisfano qualche poltronista ministeriale capocorrente. Draghi rappresenta lo spirito repubblicano, del rispetto della costituzione, del patriottismo costituzionale repubblicano fatto di una concezione patriottica che non è solo il luogo in cui si vive, ma ogni luogo in cui vive la libertà e la democrazia, e quindi un ‘Europa solidale e che cambia e diventa politica, un mondo occidentale libero. La politica dell’ interesse generale sia nell’affrontare la pandemia sia nell’impostare lacrescita e il futuro del paese sono il ripristino di una visione riformatrice che si confronta con tutta la società avendo priorità di interesse generale per la destinazione degli investimenti e per la ripresa, avendo un collegamento storico e culturale con le radici del risorgimento e della resistenza, colla riconciliazione che è la Repubblica e la sua Costituzione. Un gigante politico che i nani della politica pensano di poter condizionare, chiamandolo tecnico, non legittimato, che tentano di appropriarsi delle realizzazioni e delle politiche del governo come frutto delle loro battaglie. Si rendono ridicoli perché hanno governato, destra e sinistra, da 25 anni facendo esattamente il contrario e non facendo riforme, ma clientela. Letta che ci riporta all’ulivo, e al Mattarellum, Letta che spaccia per politiche verso le donne e i giovani, fare capogruppo due donne o il voto ai 16 anni, o Salvini che corre dietro ad ogni categoria con la felpa, col terrore della sfida sovranista e populista della Meloni, sono nani che moriranno di nanismo. La democrazia deve essere contendibile da partiti frutto di culture politiche vere, che nella dialettica politica e parlamentare producono governo e leggi riformatrice, che rispondono al pluralismo politico e sociale, di una società. Legge proporzionale e sfiducia costruttiva i mezzi. Il governo di una società democratica è prima di tutto educazione dei cittadini a convivere con gli altri, ad ottenere i loro diritti come esercizio del dovere verso tutti. Solo così si crea l’unità della Repubblica, la convivenza e la libertà democratica.