“La Repubblica non ha bisogno di scienziati”, Herman

Gli scienziati protagonisti dei dibattiti televisivi, vi sono tali comparsate nei talkshow da sembrarne impiegati, manifestano grande allarme per le riaperture del governo. E’ troppo presto, dicono quando non prevedono persino centinaia o migliaia di morti, che pure ci sono già con il paese chiuso a tripla mandata. Gli argomenti che forniscono sono impeccabili. Il virus si trasmette con i contatti e quindi bisogna evitarli il più possibile. Oppure, i dati non consentono di riaprire, la curva scenderebbe troppo lentamente. La vaccinazioni, poi, sono il loro incubo. “Vanno al trotto”, dicono, “l’Inghilterra ha vaccinato al settanta per cento non al venti come noi” e via di questo passo. Infine, la variante indiana che sarebbe già fra noi nemmeno avessimo fatto un bilaterale con l’India e triplicato i voli fra i due paesi come facemmo con la Cina. Tutti questi argomenti sono comunque interessantissimi e andrebbero forniti al governo, se costoro che li forniscono, fossero consulenti del governo. Ma non lo sono, il governo ha altri consulenti che per ora non vanno in televisione.

La Repubblica non è fondata sulla scienza, non ce n’è un monopolio, le opinioni scientifiche sono le più disparate, non si riducono a quelle di tre o quattro persone e abbiamo assistito, dopo alle liti delle comari, anche a quelle degli scienziati. Soprattutto il governo non è tenuto a prendere decisioni sulla base di dati scientifici, che possono cambiare, come le valutazioni politiche. L’agenda la detta il virus, sostengono, gli scienziati. No. In una Repubblica l’agenda la detta il governo, il virus non rappresenta niente e nessuno.
Per cui può benissimo essere che dopo un anno di mortificazioni di interi settori produttivi, il governo si ritenga costretto a riaprire prendendosi tutti i rischi del caso. Ne ha la facoltà.
Chi ha detto che la salute dipenda dal chiudere in casa la gente? C’è l’asintomatico che deve rinunciare a ogni attività e magari non infetterebbe nessuno, quando vi è l’asintomatico che senza saperlo va in giro tranquillamente e propaga il virus. Ma quello che forse dovrebbe essere evidente dopo un anno di pandemia è che l’isolamento bisogna saperlo fare. Che senso ha chiudere cinema e ristoranti quando circolano i bus? Ma qualcuno degli scienziati da salotto televisivo ha mai preso un mezzo pubblico in una delle grandi città? La distanza di sicurezza è un miraggio, mentre l’uso delle mascherine è per lo meno arbitrario. Si poteva fare un isolamento al contrario, dove tenere aperto tutto e bloccare i trasporti che la gente si muovesse con mezzi propri, a piedi, ci sono i monopattini, oppure stabilire un prezzo politico per i taxi, in modo da rimborsare solo quelli. C’è uno studio secondo cui la chiusura dei ristoranti abbassa i contagi del 12%, ma non ce n’è uno che ci dica di quanto si sarebbero abbassati fermando i trasporti urbani. Nessuno che abbia mai detto una volta di raddoppiare i mezzi pubblici se proprio non li si voleva fermare. Nemmeno si sono raddoppiate le strutture ospedaliere. Non si dovevano portate a 12000 mila le terapie intensive? Non si doveva aumentare il personale medico?

Gli scienziati invece di stare in televisione a concionare potrebbero anche stilare un programma per rafforzare il settore sanitario. Eppure se la sanità italiana non si rafforza, il presidente Draghi ha parlato per la prima volta della necessità di una riforma, continuerà il piagnisteo televisivo. Vi sono nelle periferie delle grandi città, come nelle barriere di quelle meno grandi, palazzi pieni di gente addosso l’una sull’altra, con alloggi di sette o otto persone in condizioni igieniche per lo meno discutibili. Magari milioni di persone che sarebbe meglio mandare ad affollarsi sul lungomare o sulle spiagge la domenica, piuttosto che tenerle chiuse sempre dentro casa. Non si incontrano sul pianerottolo, in ascensore, nell’androne del palazzo? Davvero si crede che non escano mai da un loculo malsano? Non si organizzi una partita a carte fra condomini? il ministro Boccia voleva la polizia nelle case, aveva ragione!
Viene il dubbio che i nostri scienziati non conoscano molto la realtà del paese. Se gli italiani avessero tutti una Versailles come abitazione non avremmo più morti in percentuale di qualsiasi altro Stato dell’occidente, dove scienziati simili ai nostri, non ce ne stanno. Stanno in laboratorio, non in tv.