Ci sono accadimenti che assommano in sé, rivelandole nella più intima essenza, tutte le contraddizioni tanto di una persona quanto di una intera nazione e non devono neppure essere, in questo secondo caso e per l’Italia, rientranti necessariamente nell’alveo dei fatti di portata storica. Le indagini ed il procedimento penale per presunto stupro di gruppo, a carico del figlio di Beppe Grillo, ispiratore e leader in pectore del M5S,  è indubbiamente uno di questi. Un vero e proprio cortocircuito politico giudiziario, su un tema avulso dalla politica, che rivela tutta la pochezza e debolezza dell’immagine della nostra Amministrazione della Giustizia e la profonda crisi di credibilità che porta con sé un germe inaccettabile per la Repubblica. Le parole non solo non sono esagerate sul punto ma anzi, devo limitarle per amor di patria! Il leader del movimento giustizialista che ha collocato al ministero della Giustizia il peggior ministro della storia, riempiendolo di concetti vanagloriosi sulla necessità della effettività della pena, allievo del Piercamillo Davigo nazionale, irrompe sulla rete, il suo teatro di elezione, protestando l’innocenza del figlio, lanciando strali e dubbi sull’operato della magistratura e chiudendo il discorso, infarcito di imperdonabili strafalcioni giuridici (suggeriti dal sue ex ministro?) con la più tragicomica delle esclamazioni “Arrestate me!”. Ma non basta! La parte denunciante ed in pectore parte lesa nell’odioso ed infamante procedimento penale, è rappresentata nientepopodimeno che dall’avvocato ex ministro della repubblica ed esponente della Lega, Giulia Bongiorno, ad un tempo legale difensore del proprio segretario nazionale, Matteo Salvini, nel processo farsa per sequestro di persona, asseritamente compiuto nelle vesti di Ministro degli Interni. Insomma, una commedia senza fine dal sapore più tragico che comico. Quando finirà questo scempio ed uso strumentale della magistratura e della sua alta funzione costituzionale, mi chiedo e vi chiedo? Giacché mentre la Procura di Tempio Pausania continua a tacere il processo è stato avviato sui media a suon di scoop e dichiarazioni rilasciate tra manifestazioni di incredulità e sgomento dei protagonisti. In tutto ciò si evidenziano le tesi complottiste di un Grillo manovrato politicamente attraverso l’utilizzo dell’inchiesta che gettano ancora di più, se fosse necessario, dubbi sulla politica e la sua genuinità nelle scelte, in questa travagliata legislatura. Si faccia presto e si faccia chiarezza, non è un auspicio, ma un compito che la Costituzione assegna ai magistrati che tutto possono apparire, a questo punto, tranne che silenti negli atti che gli competono.