Fa un certo effetto sentire parlare di fare attenzione a non giocarsi l’estate, quando c’è chi l’estate, dopo l’autunno, l’inverno e la primavera, se l’è già giocata da un pezzo. Più di dieci milioni fra disoccupati e cassa integrati a cui si aggiungono quelli che un lavoro ce l’hanno, ma non possono esercitarlo. E questo ancora senza contare coloro che lo perderanno appena cadrà il blocco dei licenziamenti. Abbiamo una cifra per indicare quanti sono i cittadini sacrificati all’emergenza Covid? Non si tratta di andare in vacanza in estate, piuttosto che di riprendere a lavorare per campare.

Anche per questo bisogna riconoscere al governo Draghi il pregio di comprendere perfettamente la situazione sociale del paese, per cui se da una parte mantiene una prudenza necessaria, non ce la si sente di lasciare circolare le persone liberamente, dall’altra si avverte la necessità di garantire le riaperture.
E’ difficile poi dire cosa sia “scientifico” e cosa no, come pure qualcuno si arroga di poter fare, perché i dati sono discutibili. Se è vero che i ristoranti infettano il 12 per cento della popolazione, bisognerebbe stabilire cosa consente le infezioni del restante 88 per cento.
La società italiana si è divisa in due grandi partiti, chi vuole riaprire e chi teme i contagi, e questi due partiti finiscono con l’assumere delle connotazioni ideologiche e elettoralistiche, tali da poter ostruire entrambi la ripresa di cui ha bisogno il paese.

Le etichette condizionano sempre la realtà pesantemente e sarebbe meglio liberarsene. Chi ritiene di potersi caratterizzare attraverso una politica di investimenti per consentire una ridistribuzione delle risorse utile al riequilibrio della vita economica e sociale, dovrebbe chiedersi se può compiere un simile programma all’interno del prolungamento del blocco delle attività e della circolazione. Come non avvertire il fascino della sinistra democratica dal modello keynesiano, soprattutto rispetto a forze retrive e conservatrici? Il problema è solo di riconoscere che la cosiddetta sinistra democratica keynesiana, per prima cosa opera in una società aperta perché se la vuole chiusa, finirà con l’ assomigliare alla sinistra stalinista. Sinistra e destra sono pur sempre definizioni relative allo spazio. Basta davvero poco per lasciare il testimone del progresso a forze di estrazione politica ed ideale completamente diversa e non ritrovarlo più. E’ il motivo per cui i partiti socialisti sono in crisi dal 1989 e non si sono mai più ripresi.