Il concertone del primo maggio dal 1990 è diventato un fenomeno mediatico di prima grandezza, anche nei costi, che dovrebbero essere oramai giunti intorno al milione di euro. La Rai ne copre più o meno la metà, poi ci sono quelli del comune di Roma, gli sponsor dovrebbero pensare al resto, ma insomma non abbiamo mai visto il dettaglio. Resta il fatto che vi è un concorso pubblico rilevante ed un’occasione musicale inserita in un contesto extrasindacale.

Se i sindacati fossero in grado di allestire e pagarsi tutto da soli potrebbero dettare loro le regole agli artisti che dispongono semplicemente di un rimborso spese e quindi a maggior ragione possono far valere la loro indipendenza. Ma nel momento nel quale interviene la Rai per promuovere e trasmettere l’evento, come si deve comportare la Rai? Da ospite o da padrone di casa? Il problema è che i due ruoli sono confusi, perché essendo Rai tre, all’epoca saldamente nelle mani del Pci, a iniziare a trasmettere il concerto del primo maggio, il clima era di naturale osmosi con i lavoratori che principalmente confluivano nella Cgil. Una cosa in famiglia. Ma questo era il secolo scorso.

Da allora sono cambiate molte posizioni, anche interne alla terza rete e non solo nel sindacato. Tanto che prima che partisse la kermesse televisiva, Matteo Salvini si è sentito in dovere di mettere le mani avanti, invitando tutti ad attenersi allo spartito musicale, proprio considerando che il concerto era pagato con i soldi dei contribuenti.

I dirigenti Rai che hanno invitato Fedez ad evitare attacchi rivolti a singoli parlamentari e partiti politici sono da considerarsi autori di una censura? Intanto la censura non c’è stata, Fedez ha detto quel che gli pareva, per cui semmai il problema è di recuperare gli strumenti utili alla censura prima di biasimarla. Altrimenti si possono solo biasimare i vani tentativi dei dirigenti dalla Rai di cercare di far declinare i propositi di Fedez, per poi smentire pietosamente le loro intenzioni. Questo è il problema.

Se io sono un dirigente della Rai ed ho il potere di bloccare o modificare, o correggere, la libera espressione di un artista, come pure è avvenuto in passato, lo faccio. Se invece non ho nessun potere evito di espormi ad una ridicola figuraccia in cui coinvolgo l’Azienda. Questo è quanto successo e c’è un solo rimedio, o il concertone diventa una zona franca, dove oggi si attacca Salvini e domani magari lo si incensa, si scopre una “costola della sinistra” anche in lui, o semplicemente la Rai la pianta di trasmettere il concertone, o licenzia dirigenti tanto incapaci.