Il più grande errore della storia moderna è il giudizio sulla Gironda, che ha trasformato una banda di giacobini incapaci nelle vittime innocenti della libertà perduta. Eppure ci sono storici che hanno saputo descrivere perfettamente, nonostante la retorica d’accatto, il disastro politico girondino. Ma davanti al sacrificio, non c’è niente da fare, “io sono girondino!”, gridava Edgar Quinet, ed era meglio avesse detto, quest’uomo di genio, “io sono un imbecille”.

L’esaltazione agiografica della Gironda, il primo a farlo del resto fu il discendente di uno dei nobili del pugnale del re, Lafontaine, poneva un clamoroso equivoco alla base della democrazia moderna. Non conta quello che fate, contano i vostri sentimenti. E i sentimenti della Gironda erano eccellenti, o quasi, in compenso, i fatti, disastrosi.
Cosa fece la Gironda sotto il suo governo? Un bel niente, tranne bruciare le chiese, e affidata la guerra ad un militare venduto, stava per finire schiacciata dal principe di Coburgo. Ma ha pur sempre deposto il re di Francia! Questo è vero, non fosse che nemmeno si accorse di farlo e per completare l’opera ci volle Danton che la Gironda comunque detestava.
La Gironda aveva idee giuste, solo che poi non sapeva realizzarle, amava la chiacchiera da salotto non l’azione. Dopo il massacro nelle carceri di settembre, si accusa Robespierre, si processa Marat. Ma è ovvio che né Marat né Robespierre erano in grado di organizzare un movimento tanto profondo da assalire tutte le prigioni di Parigi per sterminarvi i reclusi del dieci agosto. Solo il governo poteva ordire una simile azione e chi era il ministro dell’Interno? il girondino Roland, brav’uomo con fama maggiore di cornuto che di enciclopedista. Ovvio che Roland mai sarebbe stato capace di organizzare un simile misfatto, in compenso aveva il dovere di impedirlo, o per lo meno di provarci. Cosa fa invece Roland? Scrive una lettera pietosa in cui dice che egli era impotente.
Ecco lo stato dello Gironda, assunto il potere non sapevano farsene niente. Potevano forse preservarlo? Sono finiti per come meritavano di finire.

Nel nuovo millennio dei girondini è rimasto l’atteggiamento. Abbiamo sempre apprezzato il vice ministro Sileri che ha dimostrato all’interno del governo Conte l’intelligenza che mancava a molti suoi colleghi. Ma egli è ancora un membro del governo della Repubblica, per cui se ritiene che gli assembramenti a cielo aperto siano dannosi, agisca per impedirli. Chiedesse al ministro Lamorgese di far sbarrare le vie del centro di Milano, l’accesso a piazza Duomo, telefonasse al prefetto, al sindaco per rinforzare la polizia municipale. Quello che crede meglio. Cosa ha fatto invece il viceministro? Niente, salvo condannare le manifestazioni di folla avvenute per poi imprecare contro i rischi che ci fanno correre. Semmai è il governo che ci fa correre i rischi, non la folla, o meglio i girondini nel governo. Farebbero meglio a tacere che a denunciare le loro mancanze. La folla fa la folla, ed il viceministro non sa fare il governo, ecco che la Gironda del secondo millennio è tornata alla ribalta.